I nuovi venti di guerra hanno ridato slancio alle azioni della difesa europea nella seduta di oggi. Da Rheinmetall a Leonardo, i titoli del settore hanno chiuso in deciso rialzo, sostenuti dalle tensioni legate alla situazione in Venezuela e dalle minacce del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, alla Groenlandia.
Gli attacchi militari americani alle infrastrutture venezuelane, avvenuti nell’ultimo fine settimana, sono culminati nella cattura e nell’arresto del presidente Nicolás Maduro. Una brillante operazione delle forze armate statunitensi, ma soprattutto una dimostrazione della reale potenza dell’esercito più attrezzato del mondo, che ha gettato nell’inquietudine la comunità internazionale e agitato le acque dei mercati finanziari.
Come se non bastasse, Donald Trump è tornato alla ribalta con le sue pretese nei confronti della Groenlandia, territorio ricco di terre rare ma appartenente alla Danimarca. Il presidente ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno bisogno di quell’area per ragioni di sicurezza, sostenendo che navi cinesi e russe stiano navigando intorno all’isola più grande del mondo. L’aspetto più preoccupante è che non ha escluso l’uso della forza militare per acquisirla.
Se ciò accadesse, Washington dovrebbe confrontarsi con la Danimarca, Paese membro della NATO. In questo contesto, il ministro della Difesa danese e vice primo ministro Troels Lund Poulsen ha dichiarato questa settimana che la Danimarca spenderà 88 miliardi di corone danesi, pari a 13,8 miliardi di dollari, per riarmare la Groenlandia, data “la grave situazione di sicurezza in cui si trova”.
Tutto ciò avviene mentre si tenta affannosamente di raggiungere la pace tra Russia e Ucraina. Un paradosso, se si considera che è proprio Trump il principale protagonista di questo sforzo diplomatico, mentre allo stesso tempo sembra alimentare nuove tensioni. In definitiva, la geopolitica è tornata saldamente sotto i riflettori e le azioni della difesa potrebbero avviare un nuovo ciclo da protagoniste in Borsa.
Azioni difesa europee: perché potrebbero salire ancora
Quanto sta accadendo nel mondo fornisce diverse ragioni affinché l’Europa acceleri sui piani di riarmo e, anzi, intensifichi ulteriormente gli sforzi. “Prendendo l’esempio dell’episodio venezuelano, si tratta di un evento latinoamericano, ma rafforza l’idea che la sicurezza degli Stati Uniti possa diventare più transazionale e più unilaterale, persino nei confronti degli alleati”, ha dichiarato Saima Hussain, analista di Alphavalue. “Questo significa che l’Europa ha capito di dover essere in grado di agire con o senza il supporto degli Stati Uniti”.
Secondo Aneeka Gupta, direttrice della ricerca macroeconomica di WisdomTree, l’attacco USA in Venezuela rappresenta un ulteriore segnale di “un mondo più interventista e meno prevedibile”. Per questo, “la spesa militare europea è probabile che resti elevata più a lungo e gli investitori siano sempre più propensi a considerare la difesa come un tema strutturale, piuttosto che ciclico”.
In termini pratici, “episodi come quello venezuelano tendono a rafforzare la determinazione politica a raggiungere o superare l’obiettivo NATO del 2% del PIL, a ricostituire le scorte di munizioni, a investire in capacità aeree e navali e a potenziare sorveglianza e cyber-sicurezza. Sono esattamente gli ambiti in cui molti gruppi europei della difesa sono specializzati”, ha spiegato l’esperta.
Un altro aspetto rilevante è che le azioni del settore europeo dell’aerospazio e della difesa sono scambiate a sconto rispetto alle omologhe statunitensi, come evidenzia un’analisi di Bloomberg. Nel frattempo, secondo gli strategist di Goldman Sachs, gli utili continueranno a crescere grazie agli impegni di spesa militare assunti dai governi europei, sostenendo così valutazioni più elevate nel tempo.
Anche il fronte Russia-Ucraina potrebbe giocare a favore delle azioni europee della difesa, a parere degli analisti di Bernstein, che dubitano di un cessate il fuoco a breve. A prescindere dall’evoluzione del conflitto, “la spesa per la difesa ci sarà comunque”, hanno scritto in una nota. “I fondamentali saranno sostenuti da portafogli ordini robusti e da budget in crescita. Nel 2026 stimiamo una crescita dei ricavi per le large cap forte quanto quella del 2025”, hanno aggiunto, indicando Rheinmetall, Thales e Leonardo come i titoli con il maggiore potenziale di rialzo.