Bending Spoons ha appena annunciato il prezzo dell'offerta pubblica iniziale (IPO) per la quotazione al Nasdaq, il cui debutto è previsto per oggi. Il prezzo si attesta a 29 dollari per azione, superiore alla fascia iniziale compresa tra 26 e 28 dollari. Il numero di azioni offerte è di 57,7 milioni, di cui 34,4 milioni di nuova emissione e 23,3 milioni messe in vendita dagli azionisti esistenti.
È inoltre prevista l'opzione greenshoe per ulteriori 8,6 milioni di azioni, di cui 5,2 milioni di nuova emissione e 3,4 milioni provenienti dagli azionisti attuali. L'incasso complessivo per la società ammonterà fino a 1,15 miliardi di dollari, mentre i soci venditori potranno ottenere fino a 780 milioni di dollari. La valutazione della società sarà pari a 18,4 miliardi di dollari e salirebbe a 18,5 miliardi in caso di esercizio integrale dell'overallotment.
Bending Spoons si quota al Nasdaq: ecco tutti i dati dell'IPO
Da oggi, quindi, il titolo di Bending Spoons sarà scambiato sul Nasdaq Global Select Market con il simbolo "BSP". L'offerta è stata realizzata con il supporto di Goldman Sachs, JP Morgan e Allen & Company, che hanno ricoperto il ruolo di joint lead book-running manager. Wells Fargo Securities, BofA Securities, Jefferies, Evercore ISI, BNP Paribas, Mizuho, Société Générale, Crédit Agricole, Intesa Sanpaolo, UniCredit e Banca Akros hanno invece agito come joint book-running manager dell'operazione.
Arriva l'IPO: cosa sapere su Bending Spoons
Bending Spoons è una società tecnologica milanese fondata nel 2013. Un gruppo di giovani imprenditori e ingegneri ebbe l'idea di creare software con l'obiettivo di espandersi a livello globale. Da startup innovativa, l'azienda si è così trasformata in una multinazionale che opera dall'Italia.
Attraverso le sue applicazioni, sviluppa strumenti dedicati al fotoritocco, al video editing e al benessere personale, con particolare attenzione all'esperienza utente, al design e all'impiego di tecnologie avanzate. Negli ultimi anni, Bending Spoons ha puntato sull'acquisizione di aziende e servizi digitali già affermati, rilevando Evernote, storica piattaforma per prendere appunti, WeTransfer, celebre servizio per il trasferimento di file, e Meetup, piattaforma dedicata alla creazione di comunità e all'organizzazione di eventi.
Grazie a queste operazioni, l'azienda ha consolidato la propria presenza sui mercati globali, ampliando in modo significativo il proprio portafoglio di prodotti. Uno dei suoi principali punti di forza è la rigorosa selezione dei talenti, che contribuisce a creare un ambiente di lavoro orientato alla competizione, all'eccellenza e alla crescita professionale, con l'obiettivo di ricoprire un ruolo di primo piano nell'innovazione digitale a livello mondiale.
Cosa aspettarsi dal debutto al Nasdaq
Nel mondo finanziario si tende spesso a lasciarsi trasportare dall'entusiasmo e qualcuno ha già iniziato a fare paragoni azzardati, arrivando ad accostare Bending Spoons perfino a OpenAI. Gli analisti, tuttavia, invitano alla prudenza, poiché esistono alcuni elementi di incertezza che non possono essere sottovalutati.
Il primo riguarda il modello di business, fortemente basato su una strategia di acquisizioni esterne. Nel lungo periodo, l'azienda dovrà dimostrare di essere in grado di integrare e far crescere le società acquisite senza compromettere la propria base di utenti.
Un secondo aspetto da monitorare è l'indebitamento. Il rapporto tra debito netto ed EBITDA rettificato si attesta intorno a 4 volte, un livello considerato piuttosto elevato. Ciò significa che i futuri flussi di cassa dovranno mantenersi solidi, lasciando poco margine a eventuali rallentamenti. A favore di Bending Spoons c'è il ritorno alla redditività registrato nel primo trimestre del 2026, con un utile netto di 27,5 milioni di dollari su ricavi pari a 601 milioni. Il risultato è stato favorito sia dai tagli strutturali ai costi sia dall'aumento dei prezzi degli abbonamenti.
Infine, resta da valutare il tema della governance. Dopo l'IPO, infatti, i quattro fondatori conserveranno l'82% dei diritti di voto, limitando in modo significativo il peso degli azionisti di minoranza nelle decisioni strategiche.