Azioni UBS in spolvero sul listino elvetico dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali: a circa due ore dall'avvio degli scambi il titolo segna un rialzo del 4,3% a 34,71 franchi. Nel primo trimestre 2026 il gruppo bancario svizzero ha registrato un utile netto di 3,04 miliardi di dollari, +80% rispetto agli 1,7 miliardi dello stesso periodo del 2025, battendo la stima media del consenso - collocata intorno a 2,3-2,4 miliardi - di circa il 37%.
L'utile operativo ha raggiunto quota 14,2 miliardi di dollari, con un incremento del 13% anno su anno, in un contesto che UBS stessa ha definito "volatile e imprevedibile" sul piano geopolitico e di mercato. Il coefficiente patrimoniale CET1 è salito al 14,7%, dal 14,4% del trimestre precedente, rafforzando ulteriormente la solidità di bilancio del gruppo.
Il motore principale della trimestrale è stato l'investment banking, con ricavi in crescita del 27% anno su anno, trascinati da un trading che ha registrato performance da record. In particolare, le divisioni equities e foreign exchange, rates e credit hanno segnato livelli mai visti, avvantaggiate dall'alta volatilità sui mercati internazionali innescata dalle tensioni legate al conflitto in Iran. Anche la sezione advisory - M&A e IPO - ha contribuito positivamente, grazie a un trimestre eccezionale nell'equity capital markets.
"Un primo trimestre stellare trasversale a tutte le divisioni: wealth management, international banking, Swiss bank e solidità patrimoniale", ha commentato Jefferies, sottolineando anche i flussi netti particolarmente robusti nella divisione di gestione patrimoniale. Gli analisti della Banca cantonale di Zurigo hanno parlato di risultati "ottimi", evidenziando i progressi nell'integrazione di Credit Suisse.
Wealth management e Credit Suisse: integrazione in dirittura d'arrivo
Sul fronte della gestione patrimoniale globale, i ricavi sottostanti basati sulle transazioni sono aumentati del 17%, mentre i nuovi afflussi netti hanno raggiunto 37,4 miliardi di dollari nel trimestre, con flussi positivi registrati in tutte le aree geografiche. Un dato di particolare rilievo riguarda le Americhe: la divisione ha registrato afflussi netti per 5,3 miliardi di dollari, segnando un'inversione di tendenza rispetto ai deflussi che avevano offuscato la trimestrale precedente in questo mercato strategico per la crescita futura del gruppo.
I ricavi della divisione wealth management globale sono cresciuti dell'11% rispetto allo stesso periodo del 2025, confermando la capacità del gruppo di attrarre e trattenere i patrimoni della clientela nonostante un contesto di mercato complesso. La componente di margine di interesse netto nelle divisioni wealth management e personal banking è attesa sostanzialmente stabile nel secondo trimestre rispetto ai livelli del primo.
Sul versante dell'integrazione di Credit Suisse - l'acquisizione d'emergenza orchestrata dalle autorità svizzere nel marzo 2023 - UBS ha comunicato ulteriori progressi. Nel primo trimestre sono stati conseguiti risparmi aggiuntivi per 800 milioni di dollari, portando il totale cumulato a 11,5 miliardi di dollari. Le spese legate all'integrazione sono diminuite rispetto ai trimestri precedenti e il gruppo si aspetta di completare il processo entro la fine del 2026, quando potranno essere pienamente sfruttati ulteriori potenziali di crescita ed efficienza. Nel corso del trimestre, UBS ha ridotto l'organico di circa 1.500 dipendenti equivalenti a tempo pieno.
Il programma di riacquisto di azioni proprie da 3 miliardi di dollari per il 2026, annunciato in precedenza, è stato riconfermato. Nel primo trimestre UBS ha già riacquistato azioni per 900 milioni di dollari ed è sulla traiettoria per completare l'obiettivo entro la fine di luglio, con l'intenzione di fare di più entro la fine dell'anno, pur senza fornire indicazioni quantitative precise.
Il nodo regolatorio: i 20 miliardi che pesano sul futuro di UBS
Nonostante la solidità dei risultati, l'attenzione del mercato rimane inevitabilmente focalizzata sul dossier regolatorio. Il governo svizzero ha presentato ad aprile una proposta di legge che potrebbe imporre a UBS requisiti patrimoniali aggiuntivi per circa 20 miliardi di dollari, obbligando la banca a dedurre integralmente dal capitale della capogruppo quello detenuto nelle controllate estere. La misura nasce dall'intenzione di Berna di correggere le vulnerabilità emerse con il collasso di Credit Suisse e scongiurare il rischio di dover nuovamente intervenire a sostegno di una grande banca sistemica.
UBS ha accolto con favore alcune concessioni ottenute nell'ultima settimana, ma ha ribadito la propria opposizione al nucleo centrale della proposta, definendo il pacchetto "estremo" e avvertendo che potrebbe avere ripercussioni negative sull'economia svizzera. Il testo è ora al vaglio del parlamento, che sarà l'arbitro finale sulla questione più controversa. "Continueremo a confrontarci in modo costruttivo e a contribuire a un dibattito fondato sui fatti", ha dichiarato l'Amministratore delegato Sergio Ermotti, precisando che "questi sviluppi non cambiano, e non cambieranno, l'identità del nostro gruppo".
Ermotti ha anche lanciato un messaggio ai mercati finanziari, avvertendo del rischio di eccesso di ottimismo riguardo al conflitto in Iran. In un'intervista rilasciata a Bloomberg TV, il numero uno di UBS ha osservato che le aspettative non riguardano solo una possibile risoluzione del conflitto, ma anche che le conseguenze di quanto accaduto si risolveranno secondo schemi classici. I mercati hanno finora mostrato una certa resilienza nella prima parte del secondo trimestre, riflettendo le aspettative di una soluzione diplomatica duratura, ma UBS ha precisato che i rischi restano elevati e che le condizioni potrebbero cambiare rapidamente, con possibili ripercussioni sul sentiment della clientela.
Gli analisti di Citi hanno definito i risultati "nel complesso incoraggianti", pur segnalando che l'attenzione del mercato tornerà a concentrarsi sulle proposte svizzere in materia di capitale e sulle implicazioni per i futuri buyback. La cauta riserva sul programma di riacquisto azionario - legata alla visibilità sulle deliberazioni parlamentari - costituisce di fatto la principale variabile di incertezza per il titolo nel breve periodo. Non a caso, il saldo da inizio anno delle azioni UBS segna ancora un rosso di quasi il 6%.