La settimana entra nel vivo per quanto riguarda i dati macroeconomici. Alle 14:30 verranno infatti diffusi i dati sul mercato del lavoro degli Stati Uniti di gennaio, che sono stati posticipati dalla consueta pubblicazione che avviene il primo venerdì del mese, a causa della breve chiusura parziale del governo.
Il dato sulle buste paga del settore non agricolo (Non Farm Payrolls), insieme all’inflazione in uscita venerdì (Market mover 9-13 febbraio: focus su inflazione e mercato lavoro USA), contribuirà a definire il percorso della politica monetaria della Federal Reserve nei prossimi mesi. Vediamo quindi cosa si aspetta il mercato.
Mercato del lavoro USA, 11 febbraio 2026: cosa si aspetta Wall Street?
Le stime di consenso indicano un aumento dell’occupazione piuttosto contenuto: 70 mila nuovi posti di lavoro, in lieve miglioramento rispetto ai 50 mila di dicembre, ma comunque ben al di sotto della soglia psicologica dei 100 mila unità, tipicamente associata a un mercato del lavoro in espansione robusta.
Il tasso di disoccupazione è atteso stabile al 4,4%, mentre la crescita dei salari medi orari dovrebbe attestarsi allo 0,3% su base mensile e rallentare dal 3,8% al 3,6% su base annua. Numeri che descrivono un mercato occupazionale ancora resiliente, ma chiaramente in fase di raffreddamento.
Diversi indicatori anticipatori supportano questa lettura. Le offerte di lavoro sono scese ai minimi dal 2020 e il rapporto tra posti disponibili e disoccupati è sceso sotto l’unità, segnalando un riequilibrio dopo l’eccesso di domanda di lavoro degli anni post-pandemia.
Anche il tasso di dimissioni volontarie si è ridotto, suggerendo minore fiducia dei lavoratori nel trovare rapidamente un nuovo impiego. Il risultato è una dinamica salariale in rallentamento, coerente con un’inflazione più controllata, ma meno favorevole ai consumi.
Il report potrebbe inoltre avere un impatto significativo attraverso le revisioni statistiche annuali. Stime preliminari indicavano che l’occupazione fosse stata sovrastimata di centinaia di migliaia di unità nel 2025: una revisione negativa consistente rafforzerebbe la narrativa di un rallentamento già in corso, aumentando la pressione sulla Fed per riaprire la discussione sui tagli dei tassi (Riunioni Fed: calendario delle date dei meeting del FOMC 2026).
Warsh verso la Fed: meno liquidità, più mercato
Le implicazioni di politica monetaria assumono ancora più rilevanza alla luce della nomina da parte del presidente Trump di Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve (Nuovo presidente Fed: Trump punta su Kevin Warsh).
Il suo approccio viene interpretato come meno accomodante del previsto: apertura a un allentamento moderato dei tassi, ma accompagnata da una riduzione del bilancio della Banca centrale. Eventuali tagli non equivarrebbero quindi automaticamente a un ritorno alla liquidità abbondante che aveva sostenuto i mercati negli anni recenti.
Questo cambio di impostazione modifica la lettura dei dati macro. Un indebolimento del lavoro potrebbe favorire tagli al costo del denaro, ma senza il supporto di acquisti di titoli la curva dei rendimenti diventerebbe più sensibile a inflazione attesa e deficit pubblico. I tassi a breve resterebbero guidati dalle mosse della Fed, mentre quelli a lungo termine rifletterebbero maggiormente le dinamiche di mercato.