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C’è del valore ad Est?

  • Russia e Turchia, due Paesi in perenne tensione geopolitica che ora vengono rimesse sulla graticola dagli investitori;
  • Presto Europa e USA potrebbero far scattare sanzioni economiche verso Turchia e Russia;
  • Diversi ETF che replicano un andamento  Borse di Istanbul e Mosca sono quotati a Piazza Affari



Per una serie di motivi spiegati molto bene in questi due articoli dedicai alle rispettive valute locali, Turchia e Russia vedono messi sotto pressione anche i rispettivi indici azionari. Gli ETF associati alle due Borse locali perdono da inizio anno il 35%, un sell-off che appesantisce il bilancio già negativo della Turchia (ultimi 3 anni – 55%) ed assottiglia in modo importante la plusvalenza che vantava ad inizio anno Mosca (+7% a 3 anni).

Il fronte est dell’Europa appare quindi in difficoltà, colpito duro da tensioni geopolitiche vecchie e nuove (Armenia e Azerbaijan l’ultima in ordine di tempo), da rallentamento globale, da politiche monetarie imbarazzanti (Turchia) e da massicce svalutazioni nella divisa locale. Sono però soprattutto le minacce di sanzioni che Europa e Stati Uniti hanno messo in campo (o potrebbero mettere in campo) verso i due Paesi a spaventare i mercati.

Il grafico dell’indice MSCI Russia mostra chiaramente come la tendenza discendente è ricominciata dopo il picco ferragostano. A quel punto è cominciata una discesa che potrebbe terminare la sua corsa non prima dei minimi di marzo 2020. Più incerta, ma sempre al di sotto dei massimi dell’anno la Borsa turca. In questo caso l’indice è il MSCI Turkey sul quale incombe il rischio di un ulteriore ribasso nell’ordine dei 10/15 punti percentuali per tornare sui minimi 2018-2019-2020.
 

Replicare le Borse di Turchia e Russia con gli ETF

Lyxor offre agli investitori la possibilità di replicare agevolmente questi due indici tramite ETF. Il Lyxor MSCI Russia ha un costo di 0,65% (ISIN LU1923627092), mentre il Lyxor MSCI Turkey ha un costo di 0,45% (ISIN LU1900067601). Quello che però ci interessa in questo articolo è capire quali sono le valutazioni di questi due indici e studiarne le eventuali prospettive di lungo termine anche confrontandole con i rendimenti obbligazionari in valuta locale.

Il paniere russo è indubbiamente uno dei più accattivanti dal punto di vista fondamentale. Il P/E di 8 e il dividend yield di oltre il 6% assieme ad un P/BV inferiore a 1 sono elementi degni di nota. Per fare un confronto con il reddito fisso la scadenza decennale in valuta locale rende il 6,2% in questo momento. Il problema è come sempre rappresentato dall’eccessiva concentrazione settoriale. Il 50% dei titoli sono legati all'energy, il 20% alle risorse di base, il 20% ai finanziari. Sberbank, Lukoil e Gazprom fanno il 50% del portafoglio.

Passando alla Turchia anche in questo caso abbiamo dati fondamentali di palese sottovalutazione. P/E di 8 con P/BV inferiore a 1. Meno generoso il dividend yield dell’indice turco che si ferma ad un modesto 1,5%. Qui la differenza con i bond in valuta locale è stridente visto che il rendimento di un titolo di stato supera il 13%. Anche per la Borsa turca la concentrazione settoriale è importante con il 32% di finanziari, il 21% di consumer staples ed il 20% di industriali.

Due Paesi dai mille problemi con due indici azionari apparentemente “scontati” in prospettiva ma con la spada di Damocle della valuta a rendere particolarmente incerto l’esito finale di questa tipologia di investimento emergente.

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