Il Trattato di Maastricht: quel patto che cambiò l'Europa | Investire.biz
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Il Trattato di Maastricht: quel patto che cambiò l'Europa

Il 7 febbraio 1992 i 12 Paesi che rappresentavano la Comunità Europea firmarono a Maastricht il trattato che sanciva la nascita dell'UE. Raccontiamo come è andata

Il Trattato di Maastricht prende il nome dalla città dei Paesi Bassi in cui fu firmato il 7 febbraio 1992 il patto tra i 12 membri che allora componevano la Comunità Europea, in cui si definiva la nascita dell'Unione Europea e la regole di carattere economico e politico che gli Stati aderenti dovevano rispettare. Le Nazioni partecipanti furono Italia, Germania, Regno Unito, Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Danimarca, Grecia e Irlanda.

 

 

Trattato di Maastricht: percorso storico

Il primo passo per la nascita di un'Unione Europea fu fatto nel giugno 1983 a Stoccarda con la Dichiarazione solenne sull'UE da parte del Consiglio Europeo. Questo atto lanciava la proposta di realizzare una vera e propria unione politica che si integrasse con la Comunità Europea che era in vigore.

Per 6 anni l'idea rimase in stand-by e tornò in auge dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989. L'evento infatti suscitò qualche preoccupazione in Paesi come la Francia che temevano che una ricostruzione tedesca potesse porre le basi per un predominio schiacciante della prima economia europea. Per questa ragione si cercò di accelerare le operazioni e, nel Consiglio Straordinario di Dublino del 28 aprile 1990 fu messo all'ordine del giorno il grande progetto europeo.

Due mesi dopo fu istituita la Conferenza Intergovernativa per dare inizio ai lavori che sarebbero dovuti cominciare alla fine dell'anno. Dopo un anno di discussioni e proposte, si arrivò a fissare 3 pilastri fondamentali su cui si sarebbe retto l'accordo tra i Paesi.

Il primo pilastro si basava sulla nascita di una Comunità che avrebbe assorbito la CEE, la CECA e CEEA. Il secondo pilastro si incentrava sull'accomunare la politica estera e la sicurezza dei territori. Il terzo invece sull'idea di stabilire le regole sulla giustizia e gli affari interni. Questi pilastri erano il punto di partenza da cui poi vertere verso altri obiettivi che riguardavano essenzialmente l'Unione monetaria.

I lavori terminarono con questi presupposti e il 9 dicembre 1991 ebbe inizio il Consiglio Europeo che doveva istituire un Trattato. Il nodo più difficile da sciogliere fu quello della moneta unica che sarebbe dovuta entrare in vigore il 1°gennaio 1999. Questo perché ci fu la netta opposizione della Gran Bretagna che mal digeriva l'ipotesi di affrancarsi dalla Sterlina. Così si raggiunse un compromesso dove il Regno Unito rimaneva all'interno dell'UE ma mantenendo una propria moneta.

Il 7 febbraio 1992 nella cittadina olandese sulle rive della Mosa venne quindi firmato il Trattato sull'Unione Europea, da allora noto come il Trattato di Maastricht, costituito da 252 articoli, 17 protocolli e 31 dichiarazioni. L'Unione a cui si dava vita non aveva personalità giuridica e non poteva disporre di risorse proprie, per questo nell'ordinamento comunitario risultava essere una struttura anomala.

 

 

Trattato di Maastricht: una strada impervia

La nascita di un'Europa comunitaria non avvenne senza ostacoli. Il 2 giugno del 1992 la Danimarca indisse un referendum popolare per ratificare il Trattato di Maastricht. L'atto politico lasciò tutti a bocca aperta, ma ancora più clamoroso fu il verdetto referendario che respingeva il Trattato.

Questo aprì la strada perché anche la Francia facesse lo stesso. La questione più spinosa che sollevava parecchie critiche all'interno dell'Unione riguardava il principio di sussidiarietà. La paura dei vari Paesi era che attribuire alla Corte di Giustizia europea di risolvere i conflitti sul tema potesse dare all'Europa un'impronta troppo federalista.

A quel punto a rischio vi era che tutto il lavoro fino ad allora svolto venisse gettato via. Per questo fu chiamata la Commissione Europea a chiarire meglio i contenuti del principio sgomberando il campo da possibili equivoci.

Nel frattempo i mercati finanziari cominciarono ad attaccare pesantemente le valute più deboli come la Lira e la Sterlina che uscirono dallo SME. Il Franco francese rischiò tantissimo di fare la stessa fine, ma l'intervento della Bundesbank evitò il tracollo.

Il 20 settembre 1992 l'Europa poté tirare un sospiro di sollievo: la Francia si era espressa a favore della permanenza nell'Unione con una maggioranza referendaria del 51,04%. Rimaneva da dirimere la questione della Danimarca. Il Paese scandinavo propose esenzioni che miravano a preservare la sovranità in temi come la politica interna e la giustizia. Al Consiglio europeo di Edimburgo vennero accolte le richieste danesi e a Copenaghen fu indetto un altro referendum con i nuovi emendamenti sul testo dell'accordo di Maastricht. Stavolta il popolo si pronunciò a favore il 18 maggio 1993 con il 56,8% dei voti.

 

 

Trattato di Maastricht: la moneta unica

La nascita dell'UE comportò l'istituzione di una moneta unica a cui si sarebbe data ufficialità a partire dal 1°gennaio 1999. Entro quella data si sarebbero dovute creare a la Banca Centrale Europea  e il Sistema Europeo delle Banche Centrali, per la conduzione della politica monetaria.

L'istituzione dell'Euro avrebbe comportato due fasi: la prima in cui le monete nazionali convivevano con la moneta unica pur mantenendo il cambio fisso con quest'ultima; la seconda in cui le valute di ogni Paese membro venivano via via ritirate e sarebbe utilizzato solamente l'Euro. Questi inizialmente fu adottato solamente nei mercati finanziari, mentre iniziò a circolare tra le persone a partire dal 1°gennaio 2002.

 

Trattato di Maastricht: i parametri

L'ingresso e la permanenza nell'Unione Europea e nell'Unione Monetaria comporta il rispetto di alcuni parametri da parte dei Paesi partecipanti. Questi riguardano:

 

La finanza pubblica

Ogni Stato membro deve avere una situazione finanziaria interna sostenibile, ovvero caratterizzata da un debito pubblico e da un disavanzo corrente entro determinati limiti. Nel dettaglio, il rapporto tra deficit e PIL non deve scostarsi al rialzo dal 3% con riferimento all'ultimo esercizio. Qualora ciò avviene, il Paese deve adottare tutte quelle misure atte a riportarlo nella soglia. Lo sconfinamento potrà essere ammesso solo in casi eccezionali e in via temporanea, rimanendo comunque vicino al valore di riferimento. Inoltre il rapporto tra debito pubblico e PIL non deve essere superiore al 60%.

 

Il tasso d'inflazione

La crescita dei prezzi in ogni Paese non deve oltrepassare una maggiorazione dell'1,5% rispetto ai tre Stati che hanno avuto le risultanze più stabili con riferimento all'anno precedente.

 

Il tasso di cambio

Per ottenere l'ingresso nell'Euro, la valuta nazionale doveva far parte dello SME nel corso dei due anni antecedenti e aver fluttuato entro normali margini di oscillazione. Una volta avviato l'Euro, i Paesi non ancora ammessi alla moneta unica devono rispettare criteri simili riguardo il nuovo meccanismo di cambio, chiamato ERM II, che sostituisce lo SME.

 

I tassi d'interesse

I tassi d'interesse devono essere stabili nel lungo periodo. Più precisamente, nell'anno precedente all'esame della situazione non devono oltrepassare del 2% quelli dei tre Stati membri più virtuosi riguardo la stabilità dei prezzi.

 

 

Trattato di Maastricht: i compiti dell'Unione Europea

Con l'attuazione del Trattato Europeo, l'UE veniva investita da competenze molto più ampie rispetto al passato. Ad esempio venne creato un fondo per i progetti di sviluppo nelle aree dell'Eurozona più bisognose, nonché per intervenire in alcuni settori come la ricerca, lo sviluppo e l'ecosistema. È stata adottata una politica comune anche per sviluppare la rete dei trasporti, delle comunicazioni e dell'energia. E inoltre sono state affrontate delle questioni comuni che riguardano la tutela dei consumatori.

Il principio cardine su cui si fonda tutta la Comunità Europea comunque è quello di sussidiarietà. In sostanza, attraverso questo concetto, qualora i singoli Stati non sono in grado di raggiungere un determinato obiettivo attingendo alle proprie risorse, l'UE interviene con la sua struttura.

Sulla politica estera, viene stabilito un principio sacrosanto della democrazia e dei diritti dell'uomo, anche se ogni decisione deve essere presa sempre all'unanimità o a maggioranza qualificata. Sul fronte giudiziario e degli affari interni è stata istitutita una nuova procedura per l'ingresso  di cittadini esteri nell'UE, la creazione dell'Ufficio Europeo di Polizia, chiamato Europol, e sono state applicate delle misure di rafforzamento per combattere la criminalità, il terrorismo e il traffico di stupefacenti.

Infine è stata istituita la Cittadinanza dell'Unione Europea, con la quale ogni cittadino di uno Stato membro ha tutto il diritto di circolare e soggiornare liberamente nel territorio comunitario.

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