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FAANG: trimestrali da sogno e le azioni volano a Wall Street

  • Trimestrali fantastiche di Facebook, Amazon, Apple e Google e nell'afterhours le azioni mettono a segno guadagni imponenti;
  • I risultati battono le attese degli analisti, l'unico neo è il calo della pubblicità di Google;
  • Prima della pubblicazione delle trimestrali, i CEO delle 4 aziende si sono difesi in aula del Congresso dalle accuse di monopolio

 

Non c'è pandemia che tenga. Le Big Tech americane non solo resistono tenacemente al Coronavirus, ma addirittura prosperano grazie all'automazione e agli algoritmi delle loro attività.

Le trimestrali di Amazon, Facebook, Apple e Google ancora una volta snocciolano dati eccellenti: 200 miliardi di ricavi e quasi 30 miliardi di utili complessivi nei tre mesi di lockdown. In particolare Amazon ha tirato fuori un trimestre portentoso. Tutto materiale per gli investitori che nell'afterhours di Wall Street si sono scatenati con gli acquisti delle azioni delle quattro società. Amazon ha messo a segno un +5%, Apple +6,44%, Facebook +6,50% e Google +0,62%.

In verità il titolo della società guidata da Sundar Pichai è subito salito di oltre il 2% nelle contrattazioni del dopoborsa, salvo poi fare dietrofront quando sono stati attentamente letti i dati sulle entrate pubblicitarie, in calo per la prima volta nella storia.

Nel 2020 le azioni dei FANG sono aumentate del 34%, a fronte di una contrazione del 7% dello S&P 500. Ad oggi i leader della New Economy vantano una capitalizzazione complessiva di mercato di 5 trilioni di dollari, ovverosia del 20% di quella di tutto l'indice principale americano. E solo ieri i rialzi hanno apportato una capitalizzazione aggiuntiva di 214 miliardi di dollari.

 

Trimestrali USA: la sintesi delle 4 stelle Big Tech di Wall Street

Come dicevamo la trimestrale di Amazon è stata strabiliante, grazie a un utile di 5,2 miliardi di dollari, cioè di 10,3 dollari per azione. Se paragonato a quello dell'anno scorso, il risultato finale di bilancio è raddoppiato. La cosa però che ha stupefatto il mercato è che l'utile è ben sette volte quello atteso dal consensus. I ricavi sono cresciuti del 40% raggiungendo una cifra gigantesca di 88,9 miliardi di dollari. La grande sorpresa deriva dal fatto che il CEO Jeff Bezos aveva lanciato un campanello d'allarme tre mesi fa quando disse che questo trimestre si sarebbe potuto chiudere in perdita. La paura derivava dalla quantità enorme di spese da sostenere per le misure di sicurezza dovute all'epidemia. Questo ha predisposto gli analisti a mantenere un profilo più basso, ma nessuno si sarebbe aspettato questi numeri eccezionali.

Così come eccezionali sono stati i numeri di Apple. Anche qui l'azienda di Cupertino ha stupito il mercato, stracciando le aspettative di chi stimava un trimestre più blando. Non è stato così. L'utile ha toccato 11 miliardi di dollari e i ricavi sono arrivati a 60 miliardi. Eppure i negozi sono stati chiusi a causa del lockdown, ma evidentemente le vendite online e i servizi prestati hanno spinto il fatturato della società guidata da Tim Cook.

Facebook ha brindato raddoppiando i profitti in confronto al 2019, con 5,2 miliardi di dollari. Mentre i ricavi sono stati di 18,7 miliardi di dollari, facendo registrare un +11%. Complice anche la quarantena obbligatoria sono cresciuti anche gli utenti della piattaforma social più cliccata del web, esattamente di 2,7 miliardi.

Meno entusiasmo intorno a Google, non tanto per i risultati complessivi, sempre meglio delle attese (+31,6 miliardi di ricavi, + 7 miliardi di utile). Ma quanto per la frenata inattesa delle entrate pubblicitarie (2,6 miliardi di dollari) che ha condizionato un pò l'umore degli investitori. La ragione fondamentale è determinata dal fatto che in tempi di Covid-19 le aziende vendono di meno e quindi utilizzano meno risorse per investire in pubblicità, con conseguente minori ritorni.

 

I profitti delle Big Tech saranno una minaccia per la concorrenza?

Nel pomeriggio antecedente alla pubblicazione dei dati, i quattro CEO delle aziende coinvolte si sono trovati a testimoniare davanti al Congresso americano per difendersi dalle accuse mosse dai parlamentari riguardo l'abuso di posizione dominante sul mercato. Questi dati enfatizzano come la crescita costante delle hi-tech statunitensi stia dando una spallata decisiva alla Old Economy. La conferma arriverebbe dal fatto che, come riporta uno studio di Bloomberg, le vendite al dettaglio e la produzione di automobili vacillano e molte aziende operanti in questi settori sono costretti all'insolvenza e ai licenziamenti.

Secondo il rappresentante alla Camera David Cicilline del Rhode Island, le Big Tech hanno un potere di monopolio preoccupante e devono tutti quanti essere fortemente regolamentati. Gli amministratori delegati delle quattro società interessate si sono difesi ribadendo che la concorrenza si sta sempre più rafforzando nel settore tecnologico. Di conseguenza tutto andrebbe a vantaggio dei consumatori che possono così acquistare prodotti di ultima generazione a prezzi contenuti.

La diatriba probabilmente sarà destinata a prolungarsi ancora per anni. Per il momento le casse delle società e quelle dei condottieri che le guidano continuano ad arricchirsi di nuovi profitti.

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