Wall Street: Arabia Saudita investe 8 miliardi, socia di Buffett

  • Il Fondo saudita non più dipendente dal petrolio, ora investe in altri campi;
  • Con 8 miliardi di investimenti il principe Mohammed Bin Salman si accaparra quote dei più grandi colossi di Wall Street;
  • Le azioni dei titoli acquistati potrebbero crescere parecchio nei prossimi anni con la ripresa delle attività. Emblematico è il caso Carnival.

 

"Il momento di comprare è quando corre il sangue nelle strade". Questa frase di Nathan Mayer Rothschild, storico banchiere inglese a cavallo tra il '700 e l'800, rimbalza sempre agli onori della cronaca ogni qual volta si affronta un momento di grave crisi economica. E in questa terribile fase per l'economia e per i mercati finanziari, il Fondo sovrano del Regno dell'Arabia Saudita ha deciso di rastrellare a buon mercato quote delle più promettenti società mondiali operanti in vari settori. Lo scopo è di sganciare i sauditi dalla dipendenza del petrolio, costruendo un portafoglio internazionale di investimenti.

 

Lo shopping del Public Investment Fund di Riad

Il Covid-19 quindi ha aperto il portafoglio del principe Mohammed Bin Salman, che non si è fatta sfuggire l'occasione del forte ritracciamento delle quotazioni azionarie per entrare nel capitale societario di Wall Street. Secondo i dati forniti dalla SEC, ad oggi si contano 8 miliardi di dollari investiti nei colossi americani di Uber e Lucid Motors (2 miliardi), Boeing (713, 7 milioni), Citigroup (522 milioni), Facebook (522 milioni), Disney (495,8 milioni), Bank of America (487,6 milioni), Marriot (514 milioni).

Il Fondo è diventato anche azionista di Berkshire Hataway, grazie all'acquisto di una minima quota nella società di Warren Buffett per 78 milioni di dollari. Denaro sonante dopo la perdita di 50 miliardi avuta da quest'ultimo nel primo trimestre del 2020. La potenza di fuoco del Fondo Saudita non è destinata ad esaurirsi avendo ancora un serbatoio di 300 miliardi dollari che potrebbe impiegare in attività strategiche con grandi potenzialità di rendimento nel lungo periodo.

Il settore energetico mantiene ovviamente la priorità per il momento, almeno stando alle parole di Yasir al-Rumayyan, Governatore del PIF, che recentemente aveva sostenuto che il Fondo avrebbe valutato le opportunità nel settore del petrolio, del gas e del trasporto aereo. Non a caso dall'inizio 2020 il PIF ha acquistato pacchetti nelle varie società dell'energia come Eni, Equinor, Royal Dutch Shell per un totale di 1 miliardo di dollari. Ad oggi complessivamente l'esposizione nei confronti delle aziende americane ed europee ammonta a 9,78 miliardi di dollari, quasi 5 volte la quota complessiva detenuta alla fine del 2019 (2,1 miliardi).

 

Wall Street: le azioni Carnival volano in Borsa

Significativa è stata la vicenda di Carnival, gruppo crocieristico statunitense. Ad aprile il Fondo saudita compra l'8,2% delle azioni della compagnia del turismo, dopo che le quotazioni del titolo su base annua erano sprofondate dell'80% per le ovvie ragioni legate alla limitazione dei viaggi. L'operazione da 430 milioni di dollari ha come obiettivo quello di potenziare economicamente e finanziariamente una flotta che secondo i calcoli degli analisti costa circa un miliardo al mese tra il mantenimento delle navi ferme in banchina, il pagamento dei dipendenti e la cancellazione delle prenotazioni. Però questo conto salato si rapporta alla crescita record dei ricavi nel 2019, pari a 20,8 miliardi di dollari, e all'utile netto di 3 miliardi.

Il ragionamento che sta dietro l'operazione abbraccia un'ottica di lungo periodo, dove il Coronavirus sarà destinato a tramontare e la gente riprenderà a viaggiare. Quindi rientra nelle dichiarazioni di Yasir al-Rumayyan riguardo le opportunità di investimento: non in senso opportunistico di una scalata a un gruppo in crisi finanziaria e di liquidità, bensì nel senso dello sfruttamento di un potenziale importante che negli anni ha generato profitti e che può contare su solidi fondamentali. Da allora le azioni Carnival al NYSE sono cresciute di oltre il 40%, il 12% solo oggi. Questo potrebbe essere un segnale per le altre aziende che hanno subito gli effetti del lockdown e del calo della domanda, e che ora sono finiti nel portafoglio del Fondo saudita.

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david peland

david peland - 18 maggio 17:26 Rispondi

gianfranco aldeni

gianfranco aldeni - 18 maggio 17:46 Rispondi

Fabio Di fiore

Fabio Di fiore - 18 maggio 18:37 Rispondi

gianfranco aldeni

gianfranco aldeni - 18 maggio 19:45 Rispondi