L’ultima settimana è stata decisamente turbolenta per il dollaro americano, passato contro euro dallo sfiorare la rottura dei supporti di 1,15 all’insidiare le resistenze di 1,20 nella giornata di ieri. Ma ci sono altre valute che stanno segnalando difficoltà per il biglietto verde, forse un antipasto di quella debolezza che ci attende in primavera?
Forex: Dollaro Australiano, rialzo già a febbraio?
La prima di queste valute è il dollaro australiano. Come si può apprezzare dal grafico, il break rialzista che accompagna il ribasso post Covid dell’Aussie ha sancito un’inversione di tendenza che sa tanto di semaforo verde anche per le commodities.

I recenti dati macro hanno fornito indicazioni positive per l’economia Pacifica, la disoccupazione in calo, l’inflazione che leggermente rialza la testa. Gli analisti non escludono che già a febbraio la Banca centrale (Riunioni Banca centrale australiana: le date dei meeting 2026) possa aumentare i tassi di interesse. Una mossa sorprendente considerando che fino a poche settimane fa si valutavano i tempi per un taglio nei tassi. E se gli Stati Uniti metteranno a capo della Fed una colomba, AUD/USD sembra essere un antipasto di quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi.
Dollaro Canadese: fiducia a Carney
Il secondo rapporto di cambio che potrebbe offrirci una conferma di un periodo negativo che attende il biglietto verde è USD/CAD.
Qui non abbiamo ancora avuto la conferma formale dell’inversione di tendenza, ma il movimento del dollaro canadese post Davos è stato importante. La valuta Nordamericana è stata ben apprezzata dagli investitori che hanno preferito dare fiducia a Carney e al suo discorso contro Trump, piuttosto che seguire le dichiarazioni roboanti del tycoon.

Anche per il Canada le indicazioni che arrivano dall’economia sono di una politica monetaria probabilmente arrivata a fine corsa per quanto riguarda il taglio dei tassi. Anche qui si cominciano a prezzare rialzi del costo del denaro nel 2026 e questo stuzzica i trader e gli investitore nel fare arbitraggi con il cugino dollaro USA che di rialzi nei tassi, almeno fino alle elezioni di Mid Terms, non ne vedrà molti.
Franco Svizzero: verso i minimi dal 2015
Infine la terza valuta che sta riprendendo vigore dopo un prolungato periodo laterale è USD/CHF. Dopo aver ripetutamente testato i supporti di 0,785 in un noioso oscillare sotto 0,81, la partenza da Davos di Trump sembra aver ridato fiato ad una valuta elvetica che potrebbe non avere più ostacoli davanti a sé fino al minimo di 0,73 del 2015, anno in cui la Banca centrale rimosse il floor sul cambio della divisa svizzera.

Tre cambi che ci stanno testimoniando che qualcosa sul mercato si muove. E per il dollaro non sembrano belle notizie.