Il mese di gennaio ha confermato a livello valutario tendenze già viste a dicembre e che forse ci stanno indicando un cambio di visione da parte degli investitori anche nel medio periodo.
L’euro ha guadagnato terreno solamente sul dollaro americano (e canadese) e su una manciata di valute emergenti, mentre ha perso sia contro le valute del G10 più orientate al mondo delle commodity che, soprattutto, verso quelle valute emergenti che già avevano fatto bene nella parte terminale del 2025.
Performance Forex gennaio 2026: Real, Peso e Rand sugli scudi
Al primo posto come migliori performance troviamo infatti real brasiliano, peso messicano e rand sudafricano, tre currency che offrono generosi rendimenti reali, componente molto apprezzata dai carry trader fin dall’autunno scorso.
Il rientro dei timori di ritorsioni commerciali da parte degli Stati Uniti verso l’Europa, ma anche e soprattutto l’ipotesi di una guida Fed più dovish da maggio quando Powell lascerà l’incarico, condita con un Europa che tende ad andare verso uno scenario di bassa inflazione, ha reso attraenti anche a gennaio le local currency dispensatrici di alti rendimenti.
Bene nel primo mese del 2026 anche commodity currencies come dollaro australiano, corona norvegese e dollaro neozelandese, accompagnate da un’altra divisa scandinava come la corona svedese.
Qui la sensazione è che su alcuni Paesi la politica monetaria sia sostanzialmente giunta a fine corsa in termini di taglio dei tassi. Soprattutto in Australia il mercato si attende manovre di aumento nei tassi a breve dopo i positivi dati provenienti dallo stato dell’occupazione. Ma anche in Svezia, Norvegia e Nuova Zelanda le curve swap sembrano ormai convinte che le sforbiciate nel costo del denaro siano alle spalle.
Dollaro USA e Canada in rosso
Tra le currency che invece hanno perso terreno contro la moneta unica europea troviamo i due dollari nord americani, statunitense e canadese. Il primo ha subito una forte debolezza post Davos quando si è capito che Trump abbandonava la pista dell’invasione della Groenlandia per andare a una trattativa meno bellicosa di occupazione parziale dei ghiacci artici tramite la Nato. Per il Canada la debolezza si è ridimensionata dopo il discorso di Carney anti Trump, una mossa che però rischia di scatenare l’ira del tycoon nelle prossime settimane rendendo il CAD ancora instabile.
Debolezza nel mondo emergente soprattutto su rupia indiana e lira turca. La prima prosegue in una tendenza di aggiornamento dei minimi storici che ci fa capire quanto i capitali in questo momento non abbiano fretta di fluire verso il paese asiatico, preferendo ad esempio la Cina. Per la Turchia l’ennesimo taglio dei tassi di interesse ha messo la lira nelle condizioni di realizzare un nuovo minimo storico allontanando per l’ennesima volta qualsiasi speranza di stop alla maxi svalutazione in corso da anni.
Appuntamento alla fine di febbraio per vedere se i trend di dollaro americano giù, valute emergenti su proseguirà. Per il biglietto verde febbraio sarà l’ultimo mese stagionalmente favorevole prima di una fase più debole fino a estate inoltrata. Quindi una specie di ultima chiamata per reagire.