Nulla di fatto sui tassi in Giappone mentre prosegue la salita dei rendimenti nipponici soprattutto sui tratti di curva più lunghi con la debolezza dello yen che persiste. Segno di una crisi del debito che potrebbe esplodere fragorosa se l’azzardo della neo premier di convocare a breve nuove elezioni dovesse rivelarsi sbagliato.
Il meeting della Banca centrale giapponese era atteso ad un nulla di fatto e così è stato. Tassi allo 0,75% con la BoJ che vede il tasso neutrale tra 1% e 2.5%; probabilmente nuove misure saranno messe in campo anche nel tentativo di arginare una debolezza sempre più estrema sullo yen. Al momento il mercato sconta sulle curve swap mezzo punto percentuale nei prossimi 12 mesi anche perché l’inflazione appare in ridimensionamento, ma sempre sopra al 2%.
Bene ma non benissimo anche le notizie provenienti dai dati di bilancia commerciale. L’export è cresciuto a dicembre del 5%, ma è sceso del 11% verso gli Stati Uniti. Migliorano invece le esportazioni verso l’intera area asiatica. Nonostante la svalutazione dello yen in crescita del 5% sono risultate anche le importazioni. Considerando la maxi debolezza dello yen il bilancio dell’intero 2025 per l’export è di una crescita di appena il 3%, la metà del 2024.
Giappone: arrivano le elezioni anticipate
Ma la vera notizia riguarda la convocazione di nuove elezioni l’8 febbraio. La neo premier Takaichi proverà a sfruttare un momento, secondo lei, propizio per strappare la maggioranza. Dovesse fallire le previsioni si aprirebbe oltre che una crisi politica anche del debito in Giappone.
Uno scenario che già viene paventato da alcuni analisti e che trova nella netta divaricazione tra rendimenti a 10 e 30 anni e yen la sua prova certificata. Quando i rendimenti salgono e una valuta si indebolisce sono gli investitori esteri in uscita a provocare movimenti avversi come questi.
Andando sul mercato forex, dopo un probabile intervento della BoJ per arginare la salita del cambio USD/JPY sopra 160, anche EUR/JPY aveva avviato una correzione, ma la media mobile a 50 giorni ancora una volta ha confermato la sua valenza, pronta a supportare un bull market che da giugno ha portato in dote all’euro quasi 25 figure.

La vigorosa reazione di lunedì scorso lascia pensare che solo sotto 182 potremo cominciare a ragionare su un raffreddamento della salita di EUR/JPY. Sotto pressione nuovamente le resistenze di area 185/186. Sarà doppio massimo su EUR/JPY? Lo vedremo, di sicuro per il momento azzardare un long yen appare una questione abbastanza pericolosa vista la reazione del mercato e l’incertezza politica a fronte delle nuove elezioni previste a febbraio.