Le ultime vicende collegate alla geopolitica stanno facendo bene al dollaro americano. Il biglietto verde, soprattutto contro le valute del blocco G10, è in rafforzamento da inizio anno complice un raffreddamento sulle speculazioni collegate al taglio dei tassi immediato da parte della Fed, un’economia che non sta rallentando come previsto a causa dei dazi, ma anche il rientro di capitali da alcune aree del mondo percepite come maggiormente rischiose.
Le vicende di Venezuela, Iran, ma anche Groenlandia, Ucraina e Gaza, testimoniano un ordine mondiale in rimescolamento con Trump che vuole vivere da protagonista questa stagione, paradossalmente allontanandosi dai vecchi alleati come quelli europei.
La Groenlandia e le mire espansionistiche del tycoon la dicono lunga sulla volontà di allargare come per il Venezuela, l’influenza economica e militare su tutta la frontiera est del continente americano. Una frontiera che raggruppa antichi amici (come Canada e Messico) che potrebbero essere un ostacolo alle sue volontà.
Analisi EUR/USD: i fattori che sostengono il dollaro
A vantaggio del dollaro ci sono però anche fattori di sentiment, eccessivamente orientato verso l’euro da parte degli speculatori e che in ottica contrarian favoriscono il riposizionamento del dollaro, ma anche stagionale con il bimestre gennaio - febbraio che solitamente sorride al biglietto verde.
I dati macro della scorsa settimana hanno confermato la buona tenuta dell’economia USA con l’inflazione in costante raffreddamento. L’ultimo dato core sui prezzi al consumo è sceso a +2,6%.
La Federal Reserve, attorno alla quale montano le speculazioni su chi sostituirà a maggio Powell (ora messo pure sotto inchiesta), non muoverà il costo del denaro a gennaio, ma è possibile che tagli a febbraio se l’inflazione mostrerà ancora segnali di remissione.
Di questo il dollaro non sembrava risentirne troppo. Un'Europa alle prese con inflazione in ripiegamento ed incertezze geopolitiche e di identità notevoli che stanno impedendole di acquisire un ruolo finanziario e soprattutto valutario di leader sembrano essere un ostacolo alla crescita dell'euro sui mercati internazionali.
Euro/Dollaro verso il supporto chiave
Ma lunedì è accaduto qualcosa di interessante che sembra remare a favore del long EUR/USD.
EUR/USD stava convergendo ormai da diverse sedute verso quello che possiamo definire il supporto chiave, ovvero 1,15. Confermata la tenuta dell’importante livello di 1,19, per l’euro queste prese di beneficio apparivano fisiologiche. Importante mantenere i supporti almeno fino alla fine di febbraio, quando la stagionalità farà sentire i suoi benefici effetti e le speculazioni sulle elezioni americane di mid terms cominceranno a montare.

Bucare verso il basso 1,15 avrebbe creato degli enormi mal di pancia nei trader con il “supportone” di 1,126 a fare da ultima chiamata per un euro che a quel punto metterebbe a nudo delle difficoltà economiche e geopolitiche in grado di spingere gli investitori verso il più sicuro porto americano in maniera ancora più aggressiva.
Ma l'aggressività di Trump verso i partner europei ha prodotto esattamente l'effetto opposto. Un violento rimbalzo di EUR/USD sopra 1,17 con tanto di aumento dei rendimenti americani sui tratti di scadenza più lunghi. Un avvertimento a Trump da parte della comunità finanziaria?
Un 2026 intrigante ci aspetta per EUR/USD. Attenzione a 1,15 perché perderlo avrebbe riflessi importanti e non solo valutari, ma occhio anche a 1,19 perchè salirci sopra sarebbe un segnale pesantissimo per il dollaro.