Ex regina del carry trade, per il dollaro neozelandese il post Covid si sta rivelando particolarmente complicato con la stagnazione cinese e i dazi americani che stanno zavorrando un’economia che la Banca centrale tenta di rivitalizzare con nuovi tagli nei tassi di interesse.
Ad agosto la RBNZ, la Banca centrale neozelandese, ha ridotto il costo del denaro al 3% promettendo nuove misure espansive che ovviamente hanno colpito il kiwi. Due dei sei membri del board hanno infatti proposto una misura di taglio ancora più aggressiva (Riunioni Banca centrale Nuova Zelanda: le date dei meeting 2025) ed immediatamente il mercato ha scontato una riduzione di quello che un tempo era un generoso vantaggio di rendimento capace di offrire differenziali di tasso importanti che rendevano il dollaro neozelandese una valuta privilegiata nella pratica del carry trade.
Due sono i tagli che si attendono adesso gli analisti di ANZ. Un cambio di tono inatteso da parte della banca centrale l’espressione usata dagli analisti di RBC Capital per giustificare il sell NZD.
NZD/USD: il long può aspettare
Se la Nuova Zelanda era stata uno dei primi paesi ad alzare i tassi dopo il Covid portandoli al 5,5%, ora si sta dimostrando molto decisa nell’abbassare un costo del denaro che rischia di far ristagnare l’economia del paese oceanico se permanesse ancora a lungo ai livelli attuali. Consumatori e imprese sembrano incerti sul da farsi, il mercato immobiliare soffre e, soprattutto, la disoccupazione è cresciuta ai massimi degli ultimi 5 anni. C’è pessimismo diffuso anche perché da queste parti la trade war ha colpito più di quanto era stato preventivato ad aprile con i dazi passati dal 10% al 15%.
A tutto questo si aggiunge indubbiamente il fattore Cina, l’importante partner commerciale a sua volta colpito da un contesto deflazionistico e da un’economia che viaggia a regimi ridotti causa l’incertezza anche qui che si sta prolungando vista l’ennesima proroga nella definizione dei dazi che regoleranno i rapporti commerciali Cina-Usa.
E così EUR/NZD si avvicina nuovamente alla soglia di 2 NZD per euro, già vista ad aprile e prima ancora solo in occasione della pandemia. NZD/USD è però forse il rapporto di cambio ancora più emblematico perché mostra la debolezza del kiwi contro una divisa già molto debole di suo come il dollaro americano.

Il grafico ci fa capire che la tendenza ribassista partita proprio nel 2021, quando i tassi in Nuova Zelanda cominciavano a risalire, è ben lontana da qualsiasi forma di inversione di tendenza. Nel 2024 un sussulto che faceva pensare ad una possibile inversione del trend, ma invece la nuova discesa ha messo in chiaro che l’orso sta ancora saldamente dominando l’andamento di NZD/USD.
A fare per il momento da sponda al crollo del Kiwi quei supporti di 0,55 che già nel 2022 e ad inizio 2025 hanno arginato la debolezza di NZD/USD. La recente discesa arrivata dopo aver toccato 0,61 con tanto di mini testa e spalla ribassista formalizzato, sembra però riproporre come probabile un nuovo test di questi supporti sui quali potrebbe avere un senso tornare lunghi di divisa neozelandese sull’onda a quel punto di un pessimismo dilagante ed eccessivo. Fino ad allora meglio pazientare per il long NZD.