Cerebras scalda i motori per quotarsi al Nasdaq. Secondo un deposito normativo aggiornato, l'azienda tecnologica specializzata nei chip per l’intelligenza artificiale e nei servizi cloud punta a raccogliere fino a 3,5 miliardi di dollari attraverso la vendita di 28 milioni di azioni a un prezzo compreso tra 115 e 125 dollari ciascuna.
Inoltre, la società potrebbe incassare altri 525 milioni di dollari grazie all’opzione over-allotment, che consentirebbe di vendere ulteriori 4,2 milioni di azioni alle banche incaricate del collocamento.
Nella parte alta della forchetta di prezzo, la società potrebbe raggiungere una valutazione fino a 26,6 miliardi di dollari. L’ultimo round di finanziamento, concluso a febbraio con la partecipazione di investitori come Advanced Micro Devices, aveva attribuito a Cerebras una valutazione di 23 miliardi di dollari. Il cofondatore e amministratore delegato dell’azienda, Andrew Feldman, non venderà le proprie azioni e, dopo l’IPO, controllerà 10,3 milioni di titoli.
Morgan Stanley, Citigroup, Barclays e UBS Investment Bank fungeranno da lead book-running manager per l’offerta. Mizuho e TD Cowen agiranno come bookrunner, mentre Needham & Company, Craig-Hallum, Wedbush Securities, Rosenblatt, Academy Securities, Credit Agricole CIB, MUFG e First Citizens Capital Securities ricopriranno il ruolo di co-manager.
Cerebras: chi è e cosa fa
Cerebras è nata nel 2015 in California, fondata da un gruppo di ex dirigenti di SeaMicro guidati da Andrew Feldman, con l’obiettivo di sviluppare chip giganteschi per l’intelligenza artificiale. La società si è fatta conoscere nel 2019 con il Wafer-Scale Engine, il più grande chip AI mai costruito, entrando in competizione con Nvidia.
Negli ultimi anni ha ampliato il proprio business, entrando nel settore dei servizi cloud per l’intelligenza artificiale e stringendo accordi miliardari con OpenAI.
In sostanza, mentre inizialmente il suo obiettivo principale era progettare e vendere chip AI fisici, fornire hardware direttamente ad aziende o data center e generare ricavi dalla vendita delle macchine, oggi Cerebras punta soprattutto a offrire "AI as a service", cioè servizi cloud basati sui propri chip.
Questo significa che i chip restano nei data center dell’azienda e che i clienti non acquistano fisicamente l’hardware, ma pagano per utilizzare da remoto la potenza di calcolo via internet. Si tratta, in pratica, di un modello simile a quello di Amazon Web Services, Microsoft Azure e CoreWeave.
Lo scorso gennaio, la startup ha annunciato un accordo del valore di oltre 20 miliardi di dollari per fornire a OpenAI fino a 750 megawatt di potenza computazionale per l’intelligenza artificiale entro il 2028.
Cerebras ha registrato una crescita dei ricavi di circa il 76% su base annua a 510 milioni di dollari, mentre l’utile netto si è attestato a 87,9 milioni di dollari. La società, tuttavia, non è ancora redditizia dal punto di vista operativo.
L’utile netto registrato lo scorso anno è infatti derivato da componenti straordinarie estranee al core business. Il risultato operativo, infatti, si è tradotto in una perdita di circa 146 milioni di dollari.
Il risveglio delle IPO tech?
Le IPO tecnologiche hanno attraversato una fase difficile a partire dal 2022 a Wall Street, poiché le Banche centrali hanno alzato i tassi di interesse per combattere l’inflazione più aggressiva degli ultimi 40 anni.
Questo scenario ha penalizzato fortemente le aziende tech, che spesso devono fare ampio ricorso ai finanziamenti per sostenere la crescita e si sono quindi ritrovate ad affrontare costi del capitale molto più elevati.
In particolare, gli investitori hanno ridotto drasticamente l’interesse verso le società non profittevoli, temendo che l’accumulo dei costi potesse diventare insostenibile nel tempo. La stessa Cerebras aveva già tentato di quotarsi in Borsa nel 2024, salvo poi ritirare la documentazione a ottobre del 2025.
Cerebras ritira i piani per l’IPO dopo round da $1,1 miliardi
Con il boom dell’intelligenza artificiale, però, il mercato ha ricominciato a interessarsi alle aziende che potrebbero beneficiare di questa rivoluzione tecnologica, quantunque non ancora pienamente redditizie.
Un esempio è rappresentato da CoreWeave, che lo scorso anno ha raccolto 1,5 miliardi di dollari attraverso la propria IPO. Cerebras intende ora sfruttare questo momento favorevole e ad aprile ha presentato nuovamente la domanda di quotazione.