Exxon Mobil potrebbe essere esclusa dal piano di rilancio dell’industria petrolifera venezuelana promosso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. A bordo dell’aereo presidenziale, durante il viaggio di ritorno a Washington dalla sua residenza in Florida, il leader repubblicano si è mostrato contrariato dalle esternazioni del gigante energetico statunitense in occasione della riunione tenutasi alla Casa Bianca con i massimi dirigenti del settore petrolifero lo scorso venerdì.
L’Amministratore delegato di Exxon, Darren Woods, aveva affermato che il Venezuela "non è investibile", una dichiarazione che è andata di traverso a Trump. "Probabilmente sarei propenso a tenere Exxon fuori. Non mi è piaciuta la loro risposta. Stanno giocando troppo d’astuzia", ha detto il tycoon ai giornalisti. Tuttavia, Trump non ha chiarito in che modo escluderebbe Exxon dal programma.
Exxon Mobil vuole garanzie
In teoria Exxon Mobil dovrebbe far parte di un maxi piano da 100 miliardi di dollari di investimenti in Venezuela, volto a ricostruire un’industria petrolifera che per decenni ha operato al di sotto delle proprie capacità. Da quando il settore è stato nazionalizzato con la creazione della società statale Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA) negli anni ’70, il Paese era riuscito a raggiungere un picco di circa 3,5 milioni di barili estratti al giorno nel 1997. Anni di corruzione, inefficienze e sottoinvestimenti hanno però fatto scivolare l’output ad appena 950 mila barili giornalieri, con poco più della metà destinata all’esportazione.
A complicare ulteriormente la situazione hanno contribuito in modo significativo le sanzioni statunitensi degli ultimi anni, che hanno comportato il divieto di acquisto o importazione di petrolio da PDVSA da parte di entità americane, il congelamento degli asset statali venezuelani negli Stati Uniti, nonché restrizioni all’accesso ai mercati finanziari e alle transazioni bancarie statunitensi collegate al settore petrolifero.
Verso la fine del 2025, l’amministrazione Trump ha inoltre ordinato un blocco totale delle petroliere, sanzionate in uscita e in entrata dal Venezuela per contrastare le esportazioni non ufficiali di greggio, sequestrando navi sospettate di trasportare petrolio venezuelano o carichi legati a rotte di contrabbando.
Recentemente, gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione militare in Venezuela dopo aver bombardato alcune infrastrutture del Paese. Un’azione culminata con l’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro. L’obiettivo di Washington è riportare l’industria petrolifera venezuelana ai livelli di un tempo e, per questo, Trump intende coinvolgere le major statunitensi negli investimenti nel Paese.
Tuttavia, le aziende chiedono garanzie, poiché la situazione politica resta instabile e non è ancora chiaro quale sarà l’assetto del nuovo regime post-Maduro. Inoltre, gli investimenti richiedono tempo per concretizzarsi e, quando ciò avverrà, Trump non sarà più presidente degli Stati Uniti.
Alla luce di queste incertezze, Woods ha adottato venerdì un tono molto scettico, ricordando come Exxon sia stata costretta a lasciare il Paese a metà degli anni 2000 dopo che i suoi asset furono sequestrati in due occasioni dal governo venezuelano allora guidato da Hugo Chávez. "Se guardiamo alle strutture giuridiche e commerciali oggi in vigore in Venezuela, è un Paese non investibile", ha dichiarato il CEO di Exxon. Woods ha tuttavia aggiunto che la compagnia è pronta "a inviare una squadra sul posto qualora ci fossero un invito da parte del governo venezuelano e adeguate garanzie di sicurezza". Su questo punto, Trump ha usato un tono rassicurante, affermando che "non ci saranno problemi".
Cosa faranno le altre major
Nel caso in cui Exxon dovesse essere tagliata fuori, le altre compagnie sembrano più propense a entrare nel mercato una volta definito il quadro commerciale e legale. Josu Jon Imaz San Miguel, Amministratore delegato della major spagnola Repsol, si è detto "pronto a investire di più in Venezuela già da oggi", contribuendo ad attenuare lo scetticismo che aleggia nel settore.
Trump punta comunque molto sull’altro gigante statunitense Chevron, l’unica compagnia occidentale che ha continuato a operare nel Paese grazie a una licenza speciale. Il vicepresidente della società, Mark Nelson, ha dichiarato durante l’incontro alla Casa Bianca che Chevron è pronta ad aumentare di circa il 50% la produzione di petrolio in Venezuela nei prossimi 18-24 mesi.