I prezzi del rame alla Borsa di Londra viaggiano intorno ai 13.674 dollari a tonnellata all'apertura delle contrattazioni settimanali, avvicinandosi al massimo di 14.531 dollari raggiunto a inizio anno. Il rally del metallo rosso è la conseguenza di una combinazione di fattori.
Innanzitutto, è aumentata la domanda per effetto del boom dell'intelligenza artificiale. L'esplosione degli investimenti nei data center, nei trasformatori e nei sistemi di distribuzione elettrica ha fatto impennare la richiesta di un materiale, il rame appunto, utilizzato in grandi quantità da queste infrastrutture.
In secondo luogo, l'offerta è stata limitata dal fatto che diversi grandi produttori hanno dovuto affrontare problemi legati alla riduzione della qualità dei giacimenti, ai ritardi nei nuovi progetti minerari e alle interruzioni operative in alcuni Paesi chiave, come Cile e Perù. Per sviluppare nuove miniere occorre molto tempo; di conseguenza, di fronte a una domanda crescente, l'offerta fatica ad adeguarsi, creando squilibri di mercato e spingendo al rialzo i prezzi.
Infine, una quota significativa del rame è stata trasferita negli Stati Uniti, poiché gli operatori commerciali hanno temuto l'applicazione di dazi da parte dell'amministrazione Trump. Questo ha inevitabilmente ridotto la disponibilità del metallo in altre aree del mondo.
Rame: Goldman Sachs alza il target di prezzo
Il rally del rame ha indotto gli analisti di Goldman Sachs ad alzare le previsioni sul prezzo del metallo per la fine del 2026. La banca d'investimento statunitense ha portato il target da 12.465 a 13.735 dollari per tonnellata. Per il prossimo anno, invece, Goldman Sachs ha aumentato la stima del prezzo medio a 13.800 dollari, rispetto ai 12.150 dollari previsti in precedenza.
Alla base di questa revisione vi è un mercato globale, al di fuori degli Stati Uniti, più teso del previsto, caratterizzato da un'offerta più debole e da una crescita delle importazioni americane che sottrarrà metallo ad altre regioni. A questo proposito, l'istituto finanziario ritiene che i mercati non statunitensi dovranno fare i conti con un deficit di offerta di circa 640 mila tonnellate nel 2026, destinato a ridursi a 170 mila tonnellate nel 2027.
Nel contempo, gli analisti prevedono una crescita delle scorte negli Stati Uniti fino a 900 mila tonnellate quest'anno, rispetto alla precedente stima di 550 mila tonnellate. In questo scenario, gli esperti non tengono conto dell'eventuale introduzione di dazi sulle importazioni.
I rischi potenziali
Nei prossimi mesi Goldman Sachs prevede che i prezzi del rame rimarranno intorno ai livelli attuali, ma ha evidenziato alcuni rischi che potrebbero modificarne l'andamento.
Ad esempio, una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz rappresenterebbe un fattore negativo per la domanda, attraverso un rallentamento dell'economia globale. In tale scenario, i prezzi potrebbero scendere fino a 12.600 dollari per tonnellata entro la fine del 2026.
Al contrario, l'introduzione di dazi statunitensi fornirebbe ulteriore carburante al rally, spingendo le quotazioni del rame oltre i 14.000 dollari per tonnellata nella seconda parte dell'anno.
Se invece l'amministrazione americana dovesse optare per la non applicazione delle tariffe, si attenuerebbero le pressioni sull'offerta e i prezzi potrebbero attestarsi intorno a 12.800 dollari per tonnellata, sottolineano gli analisti.