Il prezzo del petrolio WTI è tornato in area 59 dollari al barile, sostenuto dall’aumento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, in particolare in Iran, con i mercati che reagiscono alle crescenti preoccupazioni per possibili interruzioni dell’offerta.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, starebbe valutando diverse opzioni militari in risposta alle violente proteste in Iran. Washington ha minacciato conseguenze nel caso di attacchi contro i civili, mentre Teheran ha messo in guardia USA e Israele da qualsiasi intervento.
L’instabilità nel Paese mette potenzialmente a rischio fino a 2 milioni di barili al giorno di esportazioni iraniane, un fattore che nel breve termine potrebbe fornire ulteriore supporto ai prezzi del WTI. A limitare il rialzo contribuiscono però le mosse degli USA sul fronte venezuelano. L’amministrazione Trump ha ribadito l’intenzione di riportare il petrolio venezuelano sul mercato statunitense, citando un possibile accordo per l’accesso a fino a 50 milioni di barili di greggio “di alta qualità”.
Un ritorno strutturale di questi volumi potrebbe attenuare le tensioni sull’offerta globale e frenare l’ulteriore apprezzamento del prezzo del petrolio. Nel breve termine, gli operatori guardano anche ai dati sulle scorte USA, con la pubblicazione del report settimanale dell’American Petroleum Institute (API) attesa domani. Un calo delle scorte superiore alle attese sarebbe interpretato come segnale di domanda robusta, mentre un aumento potrebbe riaccendere pressioni ribassiste sui prezzi.
Goldman Sachs: mercato petrolifero in surplus nel 2026
Sul quadro di medio periodo resta prudente la visione di Goldman Sachs. La banca d’investimento prevede che nel 2026 il mercato petrolifero entri in surplus, stimato in circa 2,3 milioni di barili al giorno, a causa della crescita dell’offerta globale.
In questo scenario, Goldman conferma una previsione media per il 2026 di 52 dollari al barile per il WTI e 56 dollari per il Brent, con minimi attesi nell’ultima parte dell’anno. Le tensioni geopolitiche, da Iran a Venezuela e Russia, continueranno tuttavia ad alimentare volatilità.
Secondo gli esperti, l’attenzione delle autorità statunitensi a prezzi energetici contenuti e a un’ampia disponibilità di offerta dovrebbe limitare rialzi sostenuti nel breve termine. Un recupero più strutturale dei prezzi è atteso solo dal 2027, quando il rallentamento della produzione non OPEC e una domanda ancora solida potrebbero riportare il mercato in deficit.
Nel lungo periodo, Goldman intravede un recupero più marcato nel 2030-2035, sostenuto da anni di investimenti insufficienti nel settore energetico, pur con rischi ancora orientati moderatamente al ribasso nel breve-medio termine. Vediamo ora il quadro grafico e la possibile strategia.
Materie prime, petrolio WTI: analisi tecnica e strategie operative

Le quotazioni del petrolio WTI hanno ripreso forza nelle ultime sedute di contrattazioni, tornando in prossimità della resistenza in area 58-59 dollari al barile. La difesa di questo livello potrebbe consentire l’implementazione di strategie long di breve termine, in linea con il recente slancio.
Per quanto riguarda la stagionalità - analizzata con la piattaforma Forecaster - gli archi temporali selezionati mostrano una potenziale fase positiva fino alla fine mese, seguita da una possibile fase correttiva che potrebbe estendersi fino alla fine della prima decade di febbraio.


Tuttavia, il tool “Projection” della piattaforma Forecaster, con scadenza a un mese, evidenzia – nello scenario “short” un possibile ribasso che potrebbe portare i prezzi in area 52 dollari, prima di un eventuale rimbalzo (PREVEDERE I MERCATI CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: la nuova funzionalità di Forecaster Terminal).

Si potrebbero dunque valutare strategie long in caso di segnali di forza presso l’area di supporto compresa tra i 56 e i 54,80 dollari. In tal caso, posizioni in acquisto avrebbero come primo obiettivo area 58 dollari e un secondo target in area 59-60 dollari al barile.
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