Petrolio: gli Emirati Arabi Uniti escono dall'OPEC, cosa significa? | Investire.biz

Petrolio: gli Emirati Arabi Uniti escono dall'OPEC, cosa significa?

29 apr 2026 - 10:09

29 apr 2026 - 10:09

Dal 1° maggio gli Emirati Arabi Uniti lasceranno l'OPEC. Ecco quali sono le ragioni e quali impatti questa scelta avrà per il prezzo del petrolio nei prossimi anni

Il mercato del petrolio potrebbe subire un colpo importante: gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la loro uscita dall'OPEC, il cartello dei Paesi produttori di petrolio. La mossa arriva in un momento in cui infuria una crisi energetica, mentre lo Stretto di Hormuz rimane bloccato a causa della guerra USA-Iran.

La reazione iniziale dei prezzi del petrolio è stata di una discesa, ma poi le quotazioni sono tornate a salire a causa delle tensioni del conflitto in Medio Oriente. Al momento in cui si scrive, il Brent è in aumento di circa un punto percentuale, poco sopra i 105 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate ha superato leggermente la soglia dei 100 dollari.

 

Perché gli Emirati Arabi Uniti escono dall'OPEC

L'uscita degli Emirati Arabi Uniti dall'alleanza dei produttori di petrolio, che avverrà a partire dal 1° maggio, mette in evidenza le divisioni tra le varie nazioni del Golfo sulle quote di produzione. In particolare, sottolinea la frattura che si è creata negli anni con l'Arabia Saudita, il principale esponente del cartello. Un tempo stretti in un'alleanza di ferro, i due Paesi hanno sviluppato una rivalità crescente, con scontri sempre più frequenti sulla politica petrolifera e sulla competizione per attrarre capitali di investimento stranieri.

George Cotton, portfolio manager del JSS Transition Enhanced Commodities fund di J. Safra Sarasin, ha evidenziato che "gli Emirati Arabi Uniti intendono raggiungere i 5 milioni di barili al giorno entro il 2027, ma sono fortemente limitati dalle quote stabilite dal gruppo. Essi vedono chiaramente l’attuale crisi energetica come un’opportunità per conquistare quote di mercato". 

Il ministro dell'Energia emiratino, Suhail Mohamed al-Mazrouei, ha affermato che la decisione è scaturita da un esame delle strategie energetiche del Paese, senza alcuna discussione con altri Stati. "Questa è una decisione politica, presa dopo un'attenta valutazione delle politiche attuali e future relative ai livelli di produzione", ha dichiarato Mazrouei.

"Questa mossa - ha evidenziato Paul Donovan di UBS - potrebbe indicare un bisogno più urgente di entrate da parte degli Emirati Arabi Uniti, dovuto alla ricostruzione, al riarmo e alla perdita di introiti derivanti dal petrolio, dal turismo e dalle ricchezze dei nomadi".

 

Cosa significa per il petrolio

Senza i vincoli delle quote stabilite dall'OPEC, gli Emirati Arabi Uniti potrebbero aumentare liberamente la produzione, sfruttando tutta la loro capacità, una volta che le esportazioni dallo Stretto di Hormuz riprenderanno come prima della guerra. In teoria, questo significa che l'offerta di petrolio potrebbe aumentare, facendo così calare i prezzi.

Nel breve termine, tuttavia, Mazrouei ha dichiarato di non aspettarsi un grande impatto sui mercati a causa delle limitazioni legate allo Stretto, da cui transita il 20% del petrolio e del gas a livello mondiale.

Gli ultimi dati dell'Agenzia Internazionale dell'Energia hanno rilevato un calo della quota di output globale targato OPEC+, passata dal 48% di febbraio al 44% di marzo. L'AIE ha inoltre avvertito che è probabile un'ulteriore diminuzione nei mesi di aprile e maggio, a causa della continua chiusura di Hormuz e, ora, dell'uscita degli Emirati Arabi Uniti dall'OPEC.

Secondo Monica Malik, capo economista di Abu Dhabi Commercial Bank, l'abbandono degli Emirati farà aumentare la loro quota di mercato quando la situazione geopolitica tornerà alla normalità. Jorge Leon, analista di Rystad, ha sottolineato che gli Emirati dispongono di capacità produttiva inutilizzata, che consente di immettere più greggio sul mercato.

"Al di fuori del gruppo, gli Emirati avrebbero sia l'incentivo sia la capacità di aumentare la produzione, sollevando interrogativi più ampi sulla sostenibilità del ruolo dell'Arabia Saudita come principale stabilizzatore del mercato", ha affermato.

La decisione di Abu Dhabi farà sicuramente piacere al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che in passato si è scagliato contro i membri dell'OPEC, affermando che la loro politica porta a gonfiare i prezzi del petrolio mentre gli USA li difendono militarmente. Con la guerra in Iran, i rapporti tra Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti si sono rafforzati, soprattutto dopo che Teheran ha lanciato attacchi alle infrastrutture dei Paesi del Golfo.

 

Chi sarà il prossimo?

Gli Emirati Arabi Uniti non sono l'unico Paese ad aver lasciato l'OPEC negli anni. In passato, Qatar, Ecuador e Angola hanno seguito lo stesso percorso per motivazioni simili, come la distribuzione delle quote di produzione e il cambiamento delle priorità nazionali.

Inoltre, si sono spesso verificate tensioni all'interno dell'alleanza sul rispetto delle quote, con alcuni Paesi, come Iraq e Kazakistan, che non hanno osservato gli impegni. Proprio su questo punto esiste il rischio che altri Paesi possano in futuro seguire gli Emirati Arabi Uniti. Gli analisti hanno indicato Nigeria e Venezuela come possibili candidati, in quanto tra i più contrari alle restrizioni dell'OPEC.

"La Nigeria si trova in una posizione simile riguardo al non voler essere ostacolata: è un potenziale rischio di uscita perché sta diventando più autosufficiente", ha osservato Matt Smith, analista petrolifero principale di Kpler. "Reindirizzando la produzione nazionale di greggio verso la raffineria di Dangote, la Nigeria dipende meno dalle dinamiche del mercato globale".

Quanto al Venezuela, gli osservatori di mercato sottolineano come il Paese potrebbe cercare maggiore flessibilità se si creasse un ambiente più favorevole agli Stati Uniti e la produzione si riprendesse più rapidamente del previsto. "Il Venezuela potrebbe essere il prossimo a uscire dal gruppo a seguito di un cambio di leadership, verso una posizione più favorevole agli Stati Uniti", ha affermato Saul Kavonic, analista energetico presso MST Marquee.

In ogni caso, come ha sottolineato Andy Lipow, presidente di Lipow Oil Associates, "l'uscita degli Emirati Arabi Uniti rappresenta un altro capitolo nel cambiamento dei membri del gruppo". L'esperto ha aggiunto che "se i Paesi che rispettano la loro quota si irritano per chi non lo fa, potremmo vedere ulteriori uscite che potrebbero alla fine rendere l'OPEC irrilevante come cartello".

 

 

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