Cosa succederà al Gas europeo nel 2026? Questa domanda rimbalza tra analisti e investitori, mentre il mercato osserva l’evoluzione delle trattative di pace in corso tra Russia e Ucraina. I colloqui procedono a rilento e la prospettiva di un cessate il fuoco appare ancora oggettivamente lontana. Il nodo da sciogliere riguarda i territori occupati, sui quali le parti in conflitto sono poco propense a cedere dalle rispettive posizioni.
La situazione resta bloccata anche sul fronte del Gas naturale, con l’Europa che porta avanti i piani per vietare le importazioni del combustibile russo entro la fine del 2027. Ma guardando oltre la guerra, in caso di un accordo di pace, come saranno i rapporti tra il Vecchio Continente e la Russia proprio in relazione al Gas? Ci sarà una reintegrazione del Gas russo e una riattivazione dei gasdotti congelati?
Per comprendere meglio la situazione bisogna fare un passo indietro, al 2022, quando, a seguito dell’invasione di Mosca, Nord Stream 1 e Nord Stream 2 sono stati sabotati. Quest’ultimo, mai certificato, era stato progettato per raddoppiare i flussi di Gas russo a basso costo verso la Germania e l’intera infrastruttura era costata circa 11 miliardi di dollari. Il gasdotto Nord Stream 1 era importante non solo per l’Europa, ma anche per l’Ucraina, poiché il transito comportava il pagamento di diritti. L’accordo è però scaduto nel 2024 e non è stato rinnovato a causa del conflitto.
La guerra ha provocato un vero disastro a livello commerciale. Se nel 2021 l’Europa importava circa il 45% del Gas consumato dalla Russia, nel 2025 la quota è scesa al 13%.
Gas europeo: niente tornerà come prima?
Per rispondere alla domanda su come potrebbe evolvere il mercato del Gas europeo dopo un cessate il fuoco, è necessario interrogarsi sul destino dei gasdotti. Un ritorno a Nord Stream incontrerebbe probabilmente l’opposizione degli Stati Uniti, intenzionati a ridurre l’influenza del Cremlino e ad aumentare la propria quota nel mercato europeo del GNL. Anche l’Ucraina, dopo quanto subito, potrebbe opporsi a un riavvicinamento economico tra Russia ed Europa.
La Germania, tuttavia, potrebbe essere tentata dal ritorno del Gas russo, sia perché direttamente collegata ai gasdotti sia perché ancora tormentata dagli elevati costi energetici. Il resto dell’Europa appare invece più freddo, alla luce degli sforzi compiuti per ridurre la dipendenza da Mosca e rafforzare la sicurezza energetica. Senza contare gli investimenti pianificati per la difesa in modo da proteggersi da un'eventuale futura aggressione della Russia.
Secondo Sergey Vakulenko, senior fellow del Carnegie Russia Eurasia Center, il massimo che l’Europa sarebbe disposta ad acquistare corrisponderebbe alla capacità di un solo gasdotto, ossia circa 27,5 miliardi di metri cubi. Una maggiore apertura si avrebbe solo se Vladimir Putin non fosse più alla guida della Russia, ipotesi ritenuta comunque remota. A spingere verso una ripresa dei rapporti potrebbe contribuire il fatto che le alternative, in particolare il GNL statunitense, risultano molto più costose.
Per Tancrède Fulop, analista utilities e rinnovabili di Morningstar, una reintegrazione del Gas russo nel breve periodo sarebbe comunque molto difficile a causa della nuova legislazione europea, sebbene siano previste alcune eccezioni per Ungheria e Slovacchia in caso di emergenza.
Ma la Russia sarebbe d’accordo?
Resta infine da capire quale sia la posizione di Mosca. Vakulenko ritiene che la Russia non sia più in una posizione negoziale di forza e che l’Europa potrebbe spuntare condizioni più favorevoli. Tuttavia, i legami con l’Asia - in particolare con la Cina attraverso il gasdotto Power of Siberia - si sono rafforzati. Anche in caso di fine del conflitto, il clima di tensione resterebbe elevato e un ritorno strutturale dell’Europa al Gas russo, conclude l’esperto, “non sembra lo scenario più realistico”.