Nuovi collocamenti sul mercato europeo degli ETF a scadenza con la serie iBonds di iShares che si arricchisce di due scadenze a 10 e 11 anni con copertura del segmento corporate europeo investment grade. Scadenza tra l’altro già commercializzate in Europa da Xtrackers con la sua serie Target Maturity.
Un’emissione decisamente lunga che potrebbe ingolosire chi ha voglia di sfruttare il recente rialzo dei rendimenti sulla parte più lunga della curva dei rendimenti senza investire in un unico emittente corporate. Ma in termini relativi rispetto ai titoli di stato sono veramente così interessanti questi iBonds a lunga scadenza?
iBonds a lunga scadenza: l'analisi
Cominciamo dal rendimento dichiarato da iShares per la scadenza 2036 (è presente anche la 2037). iBonds 2036 ha la scadenza fissata a dicembre e può essere confrontato con titoli di Stato a scadenza analoga. Il 2036 offre un rendimento medio alla scadenza del 4% costi del prodotto (0,12%) e tasse (26% sulla parte cedolare e di prezzo alla vendita o al rimborso).
Circa una cinquantina di bond compongono un portafoglio che ovviamente avrà una duration decrescente. La qualità del credito del portafoglio è un mix di A e BBB con solo il 6% degli emittenti sopra la AA. Se vogliamo paragonarlo a un titolo di Stato potremmo collocarlo idealmente tra le emissioni dell’Italia e della Francia. Naturalmente i corporate bond dovrebbero offrire uno spread aggiuntivo di rendimento per compensare il rischio credito.
A livello settoriale i consumi non ciclici pesano per un quarto del portafoglio, seguiti dai bancari con il 16% e le comunicazioni con il 12%. Siemens, BPCE, Credit Agricole e Santander rappresentano i principali emittenti presenti in portafoglio ma senza andare oltre il 3% di peso ciascuno. Portafoglio quindi ampiamente diversificato.
Ma veniamo al ragionamento se ha senso comprarsi un fondo corporate con rating compreso tra la A e la BBB e rendimento lordo del 4%. Certamente sì se l’alternativa è un singolo emittente. La diversificazione paga sempre nel ridurre i rischi, in questo caso di default. Il 4% di rendimento a scadenza in Italia significa però un netto poco sotto il 3%.
iBonds vs titoli di Stato: chi vince?
Andiamo adesso a vedere quali rendimenti offrono Italia e Francia sulle scadenze a 10 anni. I due paesi oggi offrono tassi identici sul decennale attorno al 3,9% lordo. Il Bund tedesco, per stare su rating considerato free risk, offre poco più del 3%. Al netto della tassazione agevolata italiana acquistare titoli di Stato europei con rating più scadente significa prendersi circa 30/40 punti base di rendimento aggiuntivo rispetto agli equivalenti corporate.
Ampliando la diversificazione a tutti i bond europei la curva decennale fonte BCE prezza un rendimento di circa il 3,6%. Al netto delle tasse sui guadagni si riuscirebbe comunque a portare a casa un rendimento a scadenza superiore di circa 15 punti base rispetto ai corporate.
La conclusione è netta, almeno per l’investitori italiano che gode di un regime di tassazione favorevole. In questo momento il rischio di credito pagato dai corporate europei è insufficiente per fornire un rendimento accettabile agli investitori al netto della tassazione. Meglio senza dubbio un paniere di titoli di Stato dell’Eurozona. Se gli spread sul credito si allargheranno questo prodotto potrà essere ripreso in considerazione.