Quello che è accaduto di recente sulla Borsa indonesiana rende molto chiaro il concetto di quanto “pesante” sia l’influenza dei provider di indici su cui si basano gli ETF sulle scelte di regolamentazione finanziaria di un paese.
Recentemente MSCI, il provider di indici azionari più utilizzato e famoso, ha allertato l’Indonesia circa un possibile declassamento dall’essere considerato un mercato emergente a un mercato di frontiera (MSCI action in Indonesia proves growing power of index providers). Questo se non dovesse migliorare l’investibilità del suo mercato azionario. Nello specifico il problema, secondo MSCI, sta soprattutto nel free-float (la quota di azioni liberamente scambiabili), ancora troppo modesto e concentrato nelle mani di poche società che preferiscono mantenere la quota di controllo fuori dal perimetro di Borsa. Rendendo meno appetibile di conseguenza per gli investitore l’investimento nel mercato locale.
Borsa Indonesiana: un downgrade da evitare
La notizia ha innescato una massiccia reazione degli investitori, con perdite per circa 80 miliardi di dollari per il mercato azionario indonesiano e potenziali ulteriori deflussi da fondi indicizzati e ETF che seguono gli indici MSCI, qualora la questione non trovasse una rapida soluzione nei prossimi mesi.
MSCI ha congelato ogni modifica delle sue classificazioni per le società indonesiane, e ha posto una scadenza per il mese di maggio per raggiungere standard di trasparenza più elevati. Secondo stime di Goldman Sachs, un downgrade potrebbe causare miliardi di dollari di uscite da fondi passivi. Quasi 8 miliardi di dollari a cui si aggiungerebbero alte 5 miliardi e mezzo di dollari se nelle prossime settimane un altro provider come Ftse Russell dovesse seguire nella decisione.
Qualche decisione governativa sta già arrivando con l’obiettivo di riportare un po' di fiducia, ma è evidente che la frattura con il mercato si è consumata amplificando un ribasso che già dal 2023 ha preso forma complice anche una svalutazione della divisa locale, la rupia.
Borsa Indonesiana: il quadro grafico
L’ETF di Xtrackers graficamente sta ritestando quel 61,8% di ritracciamento dell’intero rialzo portato avanti dal 2020. Un supporto al di sotto del quale non ci sarebbero grandi sostegni fino ad una serie di minimi che oltre al 2020 già nel 2013 e nel 2015 avevano frenato le vendite.

L’ETF è abbastanza caro (0,65% il TER) ed è a replica sintetica. Molto concentrato sul settore finanziario con i primi tre titoli che pesano per quasi il 45% dell’ETF tutti rappresentati da banche. Materials ed energy coprono un altro 25% della composizione settoriale. Borsa indonesiana che dal 2000 ha performato meglio degli indici emergenti (11% vs 9% annuo), ma negli ultimi 10 anni ha raccolto appena il 2% di rendimento annuo composto contro il 10% di MSCI Emerging Markets. Fondamentali (come il rapporto prezzo utili) leggermente più ridotti rispetto a quelli dell’indice, con un generoso dividend yield che sfiora il 5%.
Borsa indonesiana che in un contesto più frizzante per il mondo emergente come quello visto negli ultimi mesi è rimasta al palo. MSCI ha chiarito il perché. Poco liquida e contendibile questa Borsa.
Se le riforme istituzionali saranno un tema dell’agenda politica la Borsa indonesiana potrebbe trasformarsi in opportunità per il futuro. Come il mercato reagirà di fronte ai supporti ci darà una prima risposta più precisa.