Nelle scorse settimane, di fronte al boom in Borsa di Microsoft dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali, per curiosità ho voluto scoprire quale ETF avesse la maggiore esposizione al colosso proprietario di Windows e Office.
Con oltre 35 miliardi di dollari di utile e 90 miliardi di ricavi, in crescita del 18% su base annua, ma soprattutto grazie al forte sviluppo della divisione cloud, il titolo Microsoft ha guadagnato in Borsa quasi il 20%. Dai risultati è emersa inoltre la volontà della società di proseguire gli investimenti nell’intelligenza artificiale, una delle aree con le maggiori prospettive di crescita, ma sulla quale i mercati intravedono anche alcuni dei principali rischi.
Tornando alla domanda iniziale, ovvero quale ETF abbia la maggiore percentuale di Microsoft in portafoglio, ho scoperto che è l’iShares MSCI USA Islamic, con un peso di circa il 15%, davanti all’iShares S&P 500 Information Technology Sector, al 13%.
L’ETF Islamic è però decisamente più volatile dell’indice MSCI USA tradizionale: circa il 16% contro il 12%. Dall’inizio dell’anno, allo stesso tempo, sta facendo meglio di quasi 5 punti percentuali. Nato nel 2007, il fondo ha tuttavia sottoperformato l’indice generale americano nel lungo periodo, con un rendimento annuo composto di circa il 10% dal lancio, contro il 12% dell’MSCI USA.
A questo si aggiungono, almeno ai livelli attuali, valutazioni decisamente elevate: il rapporto prezzo/utili si attesta intorno a 35, rispetto a circa 27 per l’indice generalista americano.
Un ETF concentrato sulla tecnologia
L’ETF Islamic ha una capitalizzazione di quasi 500 milioni di euro e investe nei principali titoli azionari statunitensi conformi ai principi della Sharia. Come indicato nel KID, questi comprendono norme, precetti e parametri della legge islamica, la cui conformità viene valutata da studiosi islamici e da un apposito comitato per la Sharia.
Il settore dominante è quello tecnologico, che rappresenta circa la metà del portafoglio, seguito dall’energia con il 10%. Microsoft è il titolo con il peso maggiore, seguita da Tesla al 7%, quindi da Micron, AMD ed Exxon. Le partecipazioni complessive sono circa 140, ma le prime dieci rappresentano da sole circa metà del portafoglio.
Anche l’ETF sui mercati emergenti punta forte sulla tecnologia
iShares commercializza anche un altro ETF che segue gli stessi principi, l’iShares MSCI Emerging Markets Islamic. Anche in questo caso, negli ultimi cinque anni la performance è stata nettamente superiore a quella dell’indice generalista: circa il 60% contro il 42%.
Per questo indice è disponibile uno storico che risale addirittura al 2002 e mostra come, nel lungo periodo, l’indice Islamic abbia ottenuto un rendimento superiore di circa mezzo punto percentuale all’anno rispetto all’indice generale dei mercati emergenti.
Il motivo è soprattutto riconducibile alla composizione geografica e settoriale. Circa il 45% del portafoglio è rappresentato da azioni della Corea del Sud, seguite da Taiwan e Cina. La tecnologia, e in particolare il comparto dei semiconduttori, pesa per circa il 58% del paniere, mentre i materiali si fermano intorno al 10%. Si tratta quindi di due ETF che negli ultimi anni hanno offerto performance molto positive, ma con un contributo decisivo della tecnologia.
Ed è proprio qui che emerge il principale elemento di attenzione. La forte concentrazione settoriale ha certamente contribuito ai risultati recenti, ma potrebbe trasformarsi in un limite qualora la crescita del comparto tecnologico dovesse rallentare nei prossimi anni. E il primo titolo da osservare, in questo senso, è proprio Microsoft.