Immaginiamo di essere un cittadino europeo che nel 2017 aveva l’obiettivo di andare a vivere negli Stati Uniti dieci anni dopo grazie ad un capitale messo da parte nel passato e destinato ad una bella pensione Oltreoceano.
Considerando che il luogo di destinazione ha una valuta diversa dall’euro e che questo investitore emigrante non tollerava il rischio di veder evaporare il sogno di una vita, il denaro fu al tempo impiegato in un ETF quotato al NYSE (e anche in Europa) in dollari americani: iShares Usd Tips 0-5.
ETF che contiene titoli di stato indicizzati all’inflazione americana, i Tips appunto, ma con il vincolo di acquistare strumenti che hanno scadenze massimo di 5 anni. Obiettivo dichiarato, mantenere il potere d’acquisto dell’investimento.
Ma veramente questo strumento è stato un perfetto hedge contro l’inflazione?
Attenzione al cambio
Gli investitori europei hanno la possibilità di acquistare l’ETF proprio dal 2017 (la data scelta non è casuale), ma sopportando il rischio di cambio. Vero che il sottostante è rappresentato da titoli di stato americani espressi in dollari, ma è altrettanto vero che l’ETF è quotato sui mercati europei in euro.
Quindi si comprano dollari, ma lo strumento che li contiene è quotato in euro risentendo dunque dell’effetto cambio all’atto della conversione. L’ETF quotato in euro dal suo lancio ha guadagnato complessivamente in versione total return, quindi comprendendo le cedole, il 26%.
Sarebbe bastato questo prodotto al nostro investitore europeo per mantenere invariato, o addirittura accrescere, il potere d’acquisto nel momento del trasferimento negli States?
La risposta è no. Il motivo si chiama ovviamente inflazione che, nello stesso periodo, è cresciuta del 3,3% ogni anno, il 33% in forma cumulata.
Uno strumento per combattere la crescita dei prezzi
Ma la scelta dell’investitore non è saggiamente andata sull’ETF quotato in Europa, ma su quello quotato negli States che essendo in dollari non ha risentito dell’effetto cambio. Il risultato?
Quasi una perfezione assoluta con addirittura un piccolo premio spiegato da un seppur modesto rendimento reale medio positivo. Il ritorno dell’ETF è stato infatti del 36% confermando come lo strumento è veramente perfetto per ottenere, al netto dei costi dello strumento comunque modesti e delle tasse, la conservazione del potere d’acquisto del denaro espresso nella valuta locale.
Purtroppo, uno strumento equivalente con duration così ridotta di poco più di 2 anni, non esiste per le obbligazioni europee, troppo poche quelle quotate per permettere la costruzione di un prodotto di questo tipo. Peccato, perché chi non chiede nessun’altro obiettivo come la copertura dall’inflazione troverebbe qui un ideale mezzo per raggiungerlo senza patemi.