Il Canada entra ufficialmente in recessione nonostante sia uno dei principali produttori mondiali di petrolio. Nel primo trimestre del 2026 la crescita canadese ha fatto registrare un calo dello 0,1% del Pil che si somma al segno meno dell’ultimo trimestre 2025. Tecnicamente il Paese entra quindi in recessione tecnica con due trimestri consecutivi di contrazione e per il premier Carney gli effetti della guerra commerciale con gli Stati Uniti cominciata nel 2025 fanno sentire i loro strascichi.
Il mercato del lavoro continua a faticare e l’inflazione core sotto al 2% scongiura per il momento la possibilità che ci sia un aumento dei tassi da parte della Banca centrale. Questo orientamento dovish mantiene debole il dollaro canadese che ha beneficiato finora poco di un prezzo del petrolio in tensione negli ultimi mesi.
Canada: Borsa sui massimi storici
La Borsa canadese è invece sui massimi storici e nell’ultimo anno ha beneficiato di una composizione settoriale più esposta a materials e finanziari. L’ETF di iShares che replica l’indice MSCI Canada ha guadagnato sia sulla Borsa statunitense che sul mercato azionario globale negli ultimi 12 mesi. Il bilancio a 3 anni è equivalente a quello di Wall Street, mentre a 5 anni il distacco aumenta a quasi 15 punti percentuali.
MSCI, il provider dell’indice replicato da iShares nel suo ETF, fornisce i dati dal 1987 e qui scopriamo che la Borsa canadese batte di mezzo punto percentuale nel lungo periodo la borsa mondiale (9,5% annuo composto vs 9%). L’ultimo decennio è stato però caratterizzato da una sottoperformance che è comunque ritornato all’investitore un onorevole +12% di rendimento annuo composto.
Un indice l’MSCI Canada che a livello di fattori di rischio è sovraesposto a momentum e low volatility e vede nei finanziari (38%), energetici (18%) e materials (15%) i settori dominanti di un paniere composto da una ottantina di azioni.

La rappresentazione grafica dell’ETF mostra l’incredibile rally che da ottobre 2023 ha accompagnato il listino canadese. L’indice ha però raggiunto un ipercomprato mensile che nel 2021-2022 anticipò una correzione che più che altro si tradusse in una lateralità con lieve tendenza verso il basso. Questo è un indizio che potrebbe consigliare un approccio più prudente verso l’azionario canadese.
Possibile che questa fase di sentiment particolarmente benigno verso tutto ciò che è "commodity oriented" abbia spinto le valutazioni troppo in alto anche se, lato fondamentali, l’indice MSCI Canada è valutato 20 volte gli utili decisamente meno rispetto al 24 dell’azionario globale.
Ennesima conferma di come economia (in recessione) e mercati azionari (sui massimi) non sono fattori che parlano sempre la stessa lingua. E il Canada è un perfetto esempio di ciò.