Non si parla di tecnologia e nemmeno di energetici, ma il settore europeo che negli ultimi 5 anni ha viaggiato a velocità esattamente doppia quanto a performance rispetto al mercato nel suo complesso, è quello assicurativo.
iShares Stoxx Europe 600 Insurance è uno dei primi ETF quotati in Europa e infatti le sue origini risalgono addirittura al 2002. Questo permette un’analisi storica decisamente approfondita che può aiutare a capire se avere in portafoglio il settore assicurativo è stato un plus oppure un minus.
Il confronto naturalmente ha senso farlo con un altro ETF generalista che replica l’indice Stoxx Europe 600. Come quello di iShares la cui prima quotazione risale al 2004. Da questa data parte il confronto con il settore assicurativo. E subito comprendiamo che il fenomeno di forza relativa non è limitato a un lustro.
ETF: assicurativi contro generalista, chi vince?
Dal 2004 il settore assicurativo europeo ha realizzato una performance del 540% in versione total return contro il 420% dell’indice generalista. Tradotto in termini di rendimento annuo composto, l’assicurativo si è portato a casa l’8,6% lordo contro il 7,6% dell’indice generalista, anche se con una volatilità decisamente superiore (23% contro 17%).
L’ETF di iShares geograficamente ha una distribuzione abbastanza netta tra Germania (31%), Svizzera (24%) e UK (13%), con l’Italia che occupa il 7% grazie a Generali. Allianz è il primo titolo con un peso del 20% davanti a Zurich (13%) e Axa (10%). iShares fornisce anche le valutazioni del settore assicurativo di rapporto prezzo utili (13) e prezzo valore di libro (2), rispetto agli equivalenti indicatori dell’indice Stoxx 600 generalista, rispettivamente 19 e 2,5.
Assicurativi: il rally non sembrerebbe finito
Andando al grafico del settore assicurativo si nota l’impressionante crescita dai minimi Covid a oggi con quotazioni salite del 200%. La resistenza che dopo il 2002 aveva arginato il settore per quasi 20 anni nel 2021 ha ceduto di schianto, dando il via ad un rally che ha superato nel 2025 il massimo storico toccato nel 2000, in piena bolla dot com.

In realtà non ci troviamo quindi di fronte ad un settore in fase ultra speculativa, ma piuttosto ad un comparto che solo da pochi mesi ha recuperato le quotazioni di inizio secolo.
Il rialzo dei tassi di interesse, combinato a movimenti di aggregazione ed un certo risveglio del business dopo il Covid a causa di una più alta percezione dei rischi, da quelli sanitari a quelli geopolitici, ha permesso alle quotazioni del settore di prendere una direzione che obiettivamente ancora non sta mostrando alcun segnale di incertezza. E l’uscita da esso solo perché ha raccolto risultati spettacolari non sembra essere una scelta al momento sensata.