Se il debasement trade era stato il motivo che nei mesi scorsi aveva alimentato rally importanti di oro e Bitcoin, con il sostanziale accantonamento da parte del neo Presidente della Fed Warsh dei propositi di taglio dei tassi, anche questo trade si è spento mietendo vittime tra quegli speculatori che per andare a leva avevano scelto non le commodity dirette, ma le società operative nei rispettivi settori, azioni aurifere e crypto/blockchain stocks.
Gli esiti sono oggi sotto gli occhi di tutti, ma può valere la pena fare il punto della situazione e capire alcuni elementi interessanti che dimostrano come uno dei due settori in realtà ha cambiato pelle.
ETF: aurifere vs crypto stocks, un andamento divergente
Va detto subito che quando si analizzano ETF che investono sul tema crypto e blockchain le oscillazioni tra prodotto e prodotto possono essere ampie e imprevedibili. Ho analizzato tre ETF, Invesco Global Blockchain, VanEck Crypto and blockchain e Global X Blockchain, e negli ultimi 12 mesi le performance hanno avuto una dispersione notevole. C’è chi è in guadagno del 30%, chi dell’80%. Questo si ripercuote anche in un bilancio a 5 anni che per i due ETF più datati, Invesco e VanEck significa passare da +70% a addirittura -10%.
La mia analisi si concentra sull’ETF di Invesco, anche il più qualificato viste le masse amministrate di quasi 1 miliardo di euro. ETF che però, a dispetto di chi si attendeva un corposo ribasso, visto il -30% di Bitcoin nel 2026, è invece ampiamente positivo da inizio anno. Notizia interessante su cui vale la pena scavare più a fondo.

Una performance in contrasto con quella delle azioni aurifere rappresentata dal maxi ETF di VanEck da 2,7 miliardi di capitalizzazione e che da inizio anno risulta negativo. Rispetto a Invesco Global Blockchain a distanza di 5 anni le azioni aurifere stanno ancora garantendo un generoso ritorno agli investitori misurabile in quasi il 150%.
E la differenza relativa la vediamo a livello grafico. Le azioni aurifere hanno ritracciato un terzo del bull market, quelle collegate all’universo crypto hanno appena ritestato i massimi riprendendosi alla grande dopo la correzione primaverile.

Qualcosa evidentemente sta cambiando con le società attive nel settore delle criptovalute e della blockchain che cominciano a produrre margini, distaccandosi dal benchmark Bitcoin che un tempo ne guidava i prezzi con i suoi umori. A differenza delle aurifere questo cambia tanto. Non esiste più una commodity sottostante che ne influenza l’andamento, ma assumono un andamento tutto proprio e più indipendente dalle sorti del mercato delle criptovalute.
Aurifere vs crypto stocks: perchè questo spread?
C’è però un motivo che spiega questo differente andamento. Mentre le azioni aurifere sotto tutte corporate minerarie, nell’ambito crypto e blockchain negli ETF entrano anche società impegnate nella produzione di chip come Samsung, Amd e Tsm, nomi che inevitabilmente “sporcano” (per il momento verso l’alto) il risultato finale.
Ciò che è certo è che le caratteristiche dei due ETF tematici sono oggi molto differenti rispetto a qualche anno fa. Per una l’oro è decisivo, per l’altra Bitcoin un po' meno. Da tenere presente quando si sceglie se puntare sull’una o sull’altra.