Wall Street ha chiuso settembre con una seduta contrastata. Lo S&P 500 ha perso lo 0,3%, il Dow Jones ha ceduto lo 0,9% e il Nasdaq Composite è riuscito a guadagnare lo 0,2%. La divergenza è sintomatica della dicotomia che continua a caratterizzare le Borse USA: rendimenti obbligazionari storicamente elevati da una parte, resilienza del comparto tecnologico dall'altra.
La seduta era partita con un tono decisamente migliore dopo il PCE di agosto. L'indice core è salito dello 0,2% su base mensile e quello headline dello 0,3%, entrambi sotto le attese. Per alcune ore il dato ha favorito il risk appetite riducendo la pressione per un nuovo rialzo dei tassi già a ottobre. Il mercato attribuisce ora una probabilità del 63% a tassi invariati nella riunione Fed di fine ottobre (Riunioni Fed: calendario delle date dei meeting del FOMC 2026), dopo che soltanto il giorno precedente il pricing era sostanzialmente diviso a metà tra pausa e rialzo.
Il sostegno macro non è però bastato. Nel finale lo S&P 500 è tornato in territorio negativo con il Treasury decennale vicino al 5,3%, dopo il maggiore incremento trimestrale dei rendimenti dal 1994. Settembre si è così chiuso con un incremento di un quarto di punto percentuale per lo S&P 500, con un +3% del Nasdaq e con un -3,5% del Dow.
Wall Street Oggi: rendimenti contro stagionalità e utili
Per la seduta del 1° ottobre il future sul Dow Jones segna un -0,2%, il contratto sullo S&P 500 un +0,2% e il derivato sul Nasdaq guadagna lo 0,6%. Il driver principale resta il confronto tra la forza dei titoli legati all'intelligenza artificiale e un mercato obbligazionario che continua a imporre un costo del capitale molto elevato.
L'avvio del quarto trimestre aggiunge un secondo elemento. Storicamente ottobre è stato il mese migliore per Wall Street negli anni delle elezioni di metà mandato: dal 1950 lo S&P 500 ha registrato un rialzo medio del 3%, seguito dal 2,7% di novembre e dallo 0,8% di dicembre. Nell'intero quarto trimestre il rendimento medio negli anni di midterm è stato del 6,6%, contro circa il 3,4% negli altri anni. Una statistica, non una garanzia: nel 2018 lo S&P 500 perse il 14% negli ultimi tre mesi dell'anno.
Più della stagionalità, però, sarà la stagione degli utili a misurare la sostenibilità delle valutazioni. Gli strategist di Deutsche Bank restano "costruttivi" sull'azionario e ricordano che nelle ultime due reporting season il mercato era entrato sostanzialmente laterale per poi avanzare di circa il 3% durante la pubblicazione dei conti. Per il terzo trimestre stimano una crescita degli utili nell'ordine del 30%.
Un eventuale allentamento delle aspettative restrittive della Fed potrebbe sostenere le azioni USA, ma con il Treasury decennale intorno al 5,3% la duration resta una variabile difficile da ignorare.
Azioni USA: Micron, Alphabet e Nvidia sotto i riflettori
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Micron Technology: -0,7% nel pre-market. I risultati hanno superato le attese e la società ha indicato una domanda ancora molto robusta collegata all'intelligenza artificiale, con impegni pluriennali di fornitura per circa 32 miliardi di dollari (Micron vola con l’AI: utili record e backlog da 32 miliardi).
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Nvidia: titolo da seguire insieme al resto dei semiconduttori per l'effetto read-across dei conti di Micron. Prima dell'avvio le azioni salgono dello 0,8%.
- Alphabet: sale del 2,3% nel pre-market dopo la presentazione del nuovo modello Gemini 4. Il movimento riporta il tema dell'intelligenza artificiale al centro della seduta e rende Alphabet uno dei principali catalyst tra le mega-cap tecnologiche.
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Moderna: -2,8% nel pre-market. Il titolo resta sotto pressione dopo il downgrade di Citi a "Sell" e il forte ribasso registrato nella seduta precedente. La volatilità potrebbe quindi rimanere elevata anche oggi.
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Jabil: ieri il titolo ha perso circa il 10% nonostante risultati superiori alle attese e una guidance per il 2027 sostenuta dall'AI. +1,1% nel pre-market
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Nike: il gruppo è tra i principali nomi del calendario trimestrale. Le attese sono per un utile per azione di circa 0,44 dollari e ricavi pari a 11,35 miliardi di dollari. NKE perde lo 0,7%.
- Meta ha ridotto il proprio carico fiscale federale di circa il 71% (risparmiando 3,9 miliardi di dollari nel 2025) classificando i suoi centri dati per l'AI come strutture "sperimentali" per accedere ai crediti d'imposta per la ricerca. Questa strategia, basata sull'uso di costosi chip Nvidia considerati "modelli pilota", è stata definita azzardata dagli esperti di fisco. Gli stessi contabili di Meta hanno avvertito gli investitori del rischio di contestazioni da parte dell'IRS, portando l'azienda ad aumentare fino a 18,74 miliardi di dollari le riserve accantonate per eventuali controversie fiscali. +0,26% prima dell'avvio.