Settembre è iniziato con un deciso de-risking a Wall Street. Nella seduta di ieri il Dow Jones ha perso lo 0,8%, lo S&P 500 lo 0,7% e il Nasdaq Composite l'1%, con le vendite concentrate soprattutto sui segmenti più sensibili all'aumento del costo del denaro.
Il driver dominante è tornato a essere il mercato obbligazionario. Il rendimento del Treasury decennale si è riportato sopra il 4,8%, sui livelli più elevati dall'inizio del secondo mandato Trump (Rendimenti Treasury ai massimi: il Tesoro USA ripete l'errore), mentre la pressione sui bond si è estesa anche a Germania, Regno Unito e Giappone. Il Bund decennale è arrivato al 3,375%, massimo dal 2011, mentre quello trentennale si è avvicinato ai livelli più alti dal 1998.
Per Wall Street il messaggio è particolarmente scomodo perché arriva dopo la forte corsa dei listini e mentre le valutazioni del comparto tecnologico incorporano ancora aspettative elevate sulla crescita futura. Come sintetizzato da Thierry Wizman di Macquarie, rendimenti più alti obbligano a scontare più aggressivamente gli utili futuri, comprimendo di conseguenza i multipli P/E.
A complicare il quadro è il petrolio. Il WTI è salito oltre 90 dollari al barile con il riacutizzarsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, alimentando il timore che uno shock energetico possa trasferirsi sull'inflazione proprio mentre le Banche centrali stanno assumendo un'impostazione più restrittiva.
Azioni Wall Street: future deboli, occhi su rendimenti e ADP
Il quadro resta fragile anche nella seduta odierna. Il future sul Dow Jones arretra dello 0,2%, il contratto sullo S&P 500 cede lo 0,3% mentre il derivato sul Nasdaq 100 perde lo 0,6%. Ancora una volta è quindi la componente growth a mostrare la maggiore vulnerabilità al rialzo dei rendimenti.
Il punto per le Borse USA non è soltanto dove siano arrivati i tassi, ma quanto possa durare il movimento. Le pressioni inflazionistiche legate al petrolio si sommano alla svolta più hawkish emersa dalle parole del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh a Jackson Hole.
Se questa combinazione continuerà a spingere verso l'alto il pricing dei tassi, per le azioni USA potrebbe diventare più difficile sostenere le valutazioni raggiunte durante il rally.
Sul fronte macro, oggi l'attenzione si concentra sui dati ADP sull'occupazione privata di agosto e sul Beige Book della Federal Reserve.
In un mercato tornato estremamente sensibile all'inflazione e alle prospettive monetarie, saranno soprattutto le eventuali indicazioni capaci di modificare le aspettative sui tassi a poter incidere sul sentiment.
Wall Street oggi: Dell, GitLab e MongoDB tra i titoli da seguire
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Dell Technologies: sale del 9,4% nel pre-market dopo risultati superiori alle attese sia sul fronte dei ricavi sia su quello degli utili. La società ha inoltre alzato le previsioni sui ricavi per l'esercizio fiscale 2027, sostenuta dalla domanda legata ai server per l'intelligenza artificiale. In una giornata complicata per il tech, il titolo offre quindi un'indicazione positiva sulla tenuta degli investimenti infrastrutturali legati all'AI.
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GitLab: balza del 20% nel pre-market dopo una trimestrale migliore delle aspettative. La reazione evidenzia come, nonostante il repricing dei tassi stia penalizzando il comparto growth nel suo complesso, Wall Street continui a premiare con decisione le società capaci di superare le attese operative.
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MongoDB: perde il 12% nel pre-market nonostante risultati superiori alle previsioni e una guidance positiva. L'utile adjusted è stato di 1,90 dollari per azione contro 1,61 dollari attesi, mentre i ricavi hanno raggiunto 772 milioni rispetto ai 734 milioni del consensus. La reazione negativa rende il titolo uno dei casi più interessanti della giornata: battere le attese, con valutazioni sotto pressione, può non essere sufficiente.
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Hewlett Packard Enterprise: avanza del 5,5% nel pre-market sulla scia dei risultati di Dell. Il movimento mostra come la lettura positiva sulla domanda di server AI si stia trasferendo anche ad altri nomi esposti allo stesso tema. La società pubblicherà inoltre i propri risultati dopo la chiusura.
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Broadcom: -0,3% prima dell'avvio in attesa dei conti che, come nel caso di HPE, saranno diffusi dopo la chiusura.