UniCredit vuole mettere le mani su MPS. Secondo quanto riportato da Reuters, che cita tre fonti differenti, l’Amministratore delegato della seconda banca italiana, Andrea Orcel, sarebbe in trattative con l’omologo di Delfin, Francesco Milleri, per acquisire la quota della holding della famiglia Del Vecchio nella banca toscana.
Inoltre, le fonti riferiscono che UniCredit sarebbe anche interessata alla partecipazione di Delfin in Generali. Non solo: Orcel avrebbe preso in considerazione anche un investimento diretto nella holding. Delfin è attualmente controllata in parti uguali dagli otto eredi del compianto imprenditore miliardario Leonardo Del Vecchio e detiene svariate partecipazioni nei grandi gruppi della finanza e dell’imprenditoria italiani. Tra queste vanno ricordate il 32% in EssilorLuxottica, il 17% in MPS e il 10,5% in Generali.
UniCredit: ecco perché l’operazione potrebbe andare in porto
Le casse di Gae Aulenti sono state rinfoltite negli ultimi anni da una crescita costante dei profitti aziendali e ora la banca si trova a dover decidere come sfruttare la liquidità creata, cercando nuove opportunità di business. Lo scorso anno ha tentato l’assalto a Banco BPM, ma si è scontrata con il muro del governo italiano, che ha agitato il golden power, non nascondendo il sogno di combinare MPS - di cui ancora detiene il 4,9% - con Piazza Meda.
A questo punto, Orcel vuole consolidare a tutti i costi la sua posizione di leader paneuropeo, attuando una strategia di espansione. Ma le operazioni in gioco sono possibili?
Tra i soci di Delfin e Milleri ci sono frizioni, poiché la proprietà appare poco allineata alle strategie di investimento del top manager. Gli eredi di Del Vecchio non avevano concordato all’unanimità le dismissioni e le quote da vendere della holding e la mancanza di compattezza ha complicato la posizione di Milleri nelle trattative, soprattutto con riferimento a decisioni strategiche che riguardano grandi asset finanziari e bancari.
I dissidi tra i soci di Delfin non hanno interessato solo le partecipazioni, ma anche la gestione della liquidità e la politica dei dividendi. Nell’ultima assemblea di approvazione del bilancio, ad esempio, una parte degli eredi ha proposto l’approvazione di una maxi cedola da 500 milioni di euro, ma dall’altro fronte è arrivata una netta bocciatura. Per prendere alcune decisioni chiave serve l’unanimità e, di conseguenza, la mancanza di consenso ha generato tensioni che in alcuni casi sono sfociate in contenziosi legali.
Proprio alla luce di questi disaccordi, due eredi hanno chiesto formalmente di poter vendere almeno parte della loro quota, ma anche in questo caso l’assemblea ha respinto la proposta. Il blocco statutario, che richiede il voto unanime, rappresenta un ostacolo da superare; tuttavia, l’intenzione di alcuni soci di uscire dalla società potrebbe aprire la strada alle mire di UniCredit.
Altrettanto complessa è la partita su Generali. Delfin è un azionista rilevante, con una partecipazione superiore al 10% che potrebbe arrivare al 20%, mentre UniCredit detiene una quota di poco superiore al 5%. Gli interessi in gioco, però, sono molteplici, a causa delle partecipazioni incrociate che coinvolgono Mediobanca e il gruppo Caltagirone. Generali rappresenta uno dei nodi centrali nel controllo del sistema bancario e assicurativo italiano, rendendo i ruoli decisionali particolarmente delicati.