JP Morgan Chase ha aperto la stagione delle trimestrali bancarie statunitensi con un utile netto del terzo trimestre 2026 pari a 15,3 miliardi di dollari, o 5,57 dollari per azione, in crescita del 6% rispetto ai 14,4 miliardi dello stesso periodo del 2025.
Il risultato non ha però raggiunto il consenso: escludendo 658 milioni di dollari di perdite nette su titoli d'investimento, l'utile per azione sale a 5,75 dollari, contro i 5,90 attesi dagli analisti censiti da LSEG. Prima di questi conti, JP Morgan aveva superato le stime sull'EPS in 16 degli ultimi 20 trimestri. Anche i ricavi su base managed, pari a 50,9 miliardi (+8%), sono risultati inferiori ai circa 51,2 miliardi stimati.
Poco dopo l'avvio degli scambi, le azioni azioni JPM salgono dell'1,6%.
Sommario
- Trimestrale JP Morgan: trading e investment banking, la frenata del reddito fisso
- Margine di interesse, credito e costi
- Capitale, riacquisti e le cautele di Dimon
- Fondamentali e valutazione del titolo JPM
- Il quadro complessivo
Trimestrale JP Morgan: trading e investment banking, la frenata del reddito fisso
I ricavi della divisione Markets sono saliti del 15% a 10,3 miliardi di dollari, ma la composizione mostra due dinamiche opposte. L'Equity Markets è cresciuto del 49% a 5,0 miliardi, trainato in particolare da prime brokerage e derivati, mentre il Fixed Income Markets è sceso del 4% a 5,4 miliardi per i minori ricavi su materie prime, tassi, credito e finanza pubblica, solo in parte compensati da valute e mercati emergenti.
Il reddito fisso è risultato inferiore alle attese di circa 550 milioni. Le commissioni di investment banking sono aumentate del 14% su base annua a 3 miliardi, sostenute dall'advisory, ma sono diminuite dell'8% rispetto al secondo trimestre. La banca mantiene il primo posto per commissioni globali con una quota del 9,2% da inizio anno, secondo dati Dealogic. In conference call il direttore finanziario Jeremy Barnum ha definito la pipeline "solida" nonostante il rallentamento della seconda metà di settembre, indicando che le operazioni tendono a essere rinviate più che cancellate.
Margine di interesse, credito e costi
Il margine di interesse complessivo è salito del 13% a 27,1 miliardi di dollari; al netto dell'attività di mercato si è attestato a 24,7 miliardi (+6%), grazie a depositi più elevati, ai saldi delle carte di credito e ai prestiti wholesale, a fronte dell'effetto di tassi medi più bassi. I prestiti medi sono cresciuti del 10% a 1.600 miliardi e i depositi medi dell'8%. Le spese operative sono aumentate del 12% a 27,3 miliardi, più dei ricavi, per compensi legati ai risultati, assunzioni nel front office, marketing e tecnologia.
Gli accantonamenti per perdite su crediti sono scesi a 2,7 miliardi da 3,4 miliardi, con cancellazioni nette per 2,2 miliardi e un rafforzamento delle riserve di 539 milioni, concentrato nel wholesale. Consumer & Community Banking ha aumentato i ricavi del 9% a 21,2 miliardi, mentre Asset & Wealth Management ha raccolto afflussi netti di asset dei clienti per 263 miliardi.
Capitale, riacquisti e le cautele di Dimon
Il coefficiente CET1 standardizzato si è attestato al 13,9%, contro il 14,8% di un anno prima, e i riacquisti netti di azioni proprie sono scesi a 664 milioni di dollari, mentre il dividendo trimestrale è stato portato a 1,65 dollari per azione.
Jamie Dimon ha collegato la riduzione dei buyback alla gerarchia nell'impiego del capitale, che privilegia gli investimenti nel franchise e il supporto alla clientela.
L'Amministratore delegato ha riconosciuto la tenuta dell'economia statunitense, sostenuta da investimenti delle imprese e consumi, ma ha avvertito che ampi deficit fiscali, inflazione persistente, prezzi degli asset elevati, tassi in aumento e condizioni geopolitiche "continuano a mutare sotto la superficie", aggiungendo che la banca resta preparata a un'ampia gamma di scenari.
Fondamentali e valutazione del titolo JPM
All'ultima chiusura precedente la pubblicazione dei conti, a 334,30 dollari, il titolo JPM registrava un calo del 4,52% nell'ultimo mese e un rialzo del 2,71% da inizio anno, con un rapporto prezzo/utili sugli ultimi dodici mesi di 14,08 volte.
Secondo le indicazioni che arrivano dalla piattaforma Forecaster.biz, la media dei modelli di fair value, pari a 350,22 dollari, colloca il prezzo circa il 4,8% al di sotto della stima: si tratta di una valutazione di modello, non di un obiettivo di prezzo, e le singole metodologie divergono in modo marcato, da 226,76 dollari (EV/Sales) a 500,24 dollari (discounted cash flow).
I dati trimestrali indicano un utile ante imposte di 20,1 miliardi nel terzo trimestre 2026, in crescita del 7,4% rispetto ai 18,7 miliardi dello stesso periodo del 2025, e un ROE trimestrale del 4,10% contro il 4,01% di un anno prima.
Il quadro complessivo
La trimestrale di JP Morgan mostra una banca in crescita su base annua in tutte le principali divisioni, con utile netto in aumento del 6% e un ROTCE del 20%, o del 21% escludendo le perdite su titoli. Il mancato raggiungimento del consenso deriva da due fattori misurabili: la flessione del reddito fisso e una dinamica dei costi superiore a quella dei ricavi. Restano da monitorare la conversione della pipeline di investment banking, l'andamento del trading obbligazionario in una fase di tassi in aumento, citati dallo stesso Dimon tra i fattori di rischio, il percorso del margine di interesse rispetto alla nuova guidance e il ritmo dei riacquisti in relazione all'evoluzione del CET1.