Nessuno può cacciare Elon Musk in SpaceX dal suo ruolo di Amministratore delegato e Presidente del Consiglio di amministrazione senza il suo consenso. Secondo un estratto del documento per l’Offerta pubblica iniziale della società spaziale, per un atto del genere è infatti necessario il via libera dello stesso Musk.
In pratica, il documento afferma che il miliardario (Chi è l’uomo più ricco del mondo a fine marzo 2026?) può essere rimosso solo con il voto favorevole degli azionisti di Classe B. Il punto è che questa categoria di azioni presenta diritti di voto rafforzati, pari a dieci voti per ciascun titolo. Dopo la quotazione, Musk controllerà la maggioranza dei diritti di voto. Di conseguenza, la decisione sulla sua eventuale rimozione dipenderà di fatto da lui.
La struttura a doppia classe di azioni è molto comune tra le società tecnologiche che si quotano in Borsa. Questo modello consente di raccogliere capitali dal pubblico per finanziare i progetti di investimento, permettendo nel contempo ai fondatori e ai primi investitori di mantenere un controllo maggiore grazie a un potere di voto rafforzato. Ciò non toglie che, in alcuni casi, il Consiglio di amministrazione possa comunque essere in grado di estromettere un CEO, ma la strada è più complessa rispetto a una governance tradizionale.
SpaceX ha tuttavia avvertito i potenziali investitori che la loro capacità di influenzare le decisioni societarie e l’elezione degli amministratori sarà limitata, se non addirittura preclusa. In particolare, Musk disporrà di un potere di veto effettivo su qualsiasi tentativo di rimuoverlo dalle sue funzioni.
“Questa disposizione non è comune. Di solito la rimozione del CEO è una decisione lasciata al Consiglio di amministrazione, mentre i soci di controllo fanno leva sul loro potere per sostituire il Consiglio”, ha dichiarato Lucian Bebchuk, professore alla Harvard Law School ed esperto di governance, diritto e finanza.
SpaceX: Musk come Zuckerberg?
Un caso simile a quello di Musk riguarda Mark Zuckerberg, Amministratore delegato di Meta Platforms. Quando nel 2012 si è quotata in Borsa, Facebook, oggi parte del gruppo Meta, sono state assegnate azioni con diritto di voto potenziato agli investitori pre-IPO, tra cui proprio Zuckerberg.
Successivamente, molti investitori iniziali hanno venduto le proprie partecipazioni e il potere di voto si è concentrato ulteriormente nelle mani del CEO. Di conseguenza, pur detenendo una quota economica relativamente minoritaria, Zuckerberg continua a esercitare un’influenza decisiva sulle scelte strategiche e sulla governance del gruppo.
Questo modello è spesso citato come esempio emblematico di come le strutture dual-class possano rafforzare il potere dei fondatori nel lungo periodo. Più recentemente, vale la pena citare anche il caso di Figma, in cui il voto multiplo ha concentrato ancora di più il potere direttamente nelle mani dei fondatori dopo l’IPO.
A Musk lo stesso destino? In un contesto simile, l’uomo più ricco del mondo potrebbe consolidare un controllo ancora più saldo su SpaceX dopo la quotazione. Molto dipenderà, tuttavia, dalla durata del suo impegno e da eventuali pressioni del mercato sulla governance.