UniCredit ha chiuso il secondo trimestre 2026 con un utile netto di 2,9 miliardi di euro (consenso 2,8 miliardi), pari a 3,1 miliardi al netto di una posta straordinaria legata ai costi di copertura e finanziamento della posizione in Commerzbank. Il primo semestre segna un risultato mai raggiunto prima nella storia della banca guidata da Andrea Orcel: 6,1 miliardi di utile, +24% in versione "adjusted", con un RoTE al 23,7% e un EPS pari a 4,09 euro. In avvio di seduta a Piazza Affari le azioni UniCredit, che negli ultimi tre mesi hanno segnato un rialzo di poco inferiore ai 30 punti percentuali, registrano un rosso dell'1,5% a 81,98 euro.
Trimestrale UniCredit: ricavi, margini e qualità del credito
I ricavi totali del trimestre si sono attestati a 6,5 miliardi, in crescita del 6,6% su base annua, con le commissioni e il risultato della gestione assicurativa saliti del 14,3% a 2,5 miliardi. Il margine di interesse ha accelerato del 2% rispetto al trimestre precedente, arrivando a 3,7 miliardi, sostenuto da volumi in espansione su prestiti e depositi.
I costi operativi restano sotto controllo, in calo dello 0,7% su base annua, portando il rapporto costi/ricavi al 34% nel semestre, tra i migliori del settore bancario europeo. Il costo del rischio si conferma contenuto a 17 punti base, in linea con il range 15-20 punti base indicato per l'intero esercizio.
Sul fronte patrimoniale, il CET1 ratio sale al 14,3%, o al 15% includendo il Danish Compromise e il recupero dell'impatto temporaneo legato al portafoglio strategico, ben sopra l'obiettivo gestionale fissato tra il 12,5% e il 13%.
Orcel alza l'asticella: guidance e Commerzbank
"UniCredit ha raggiunto ancora una volta una serie eccezionale di risultati", ha dichiarato l'Amministratore delegato, sottolineando come il piano Unlimited stia accelerando la crescita redditizia del gruppo. Grazie alla performance semestrale, la banca ha rivisto al rialzo l'ambizione per l'utile netto 2026, portandola a "ben superiore" agli 11 miliardi di euro, o circa 11,5 miliardi escludendo i costi di integrazione.
I target vengono estesi anche al medio periodo: oltre 13 miliardi al 2028 e oltre 15 miliardi al 2030, prima del consolidamento integrale di Commerzbank. Proprio la banca tedesca, ha spiegato Orcel, sta evolvendo da investimento finanziario a operazione di creazione di valore industriale, con un rendimento atteso sul capitale impiegato del 15%. Il consolidamento integrale porterà un impatto iniziale di circa 200 punti base sul CET1 - includendo la cancellazione dei 4,75 miliardi di buyback previsti sul 2025 - con l'esercizio del controllo atteso nei primi mesi del 2027.
Il contesto competitivo e la view degli investitori
Sul risiko bancario in corso, Orcel ha ribadito un approccio da osservatore, spiegando che la priorità resta la qualità della crescita rispetto alla mera dimensione, in un gruppo che si definisce ormai "più che mai paneuropeo", con Italia, Germania e Austria a pesare ciascuna per un terzo del business.
Sulla partecipazione in Generali, il manager ha confermato che si tratta "ancora" di un investimento finanziario, lasciando aperta la porta a decisioni future in base all'evoluzione del quadro competitivo.
Dalla trimestrale di UniCredit emerge il profilo di una banca capace di generare capitale in eccesso, confermare le distribuzioni agli azionisti e al tempo stesso finanziare una crescita inorganica selettiva, con l'acconto dividendo 2026 già fissato a circa 2,8 miliardi di euro, pari a metà del dividendo cash atteso per l'intero esercizio.