Banca Monte dei Paschi di Siena ha approvato i conti consolidati al 30 giugno 2026, certificando un utile netto semestrale superiore a 1,1 miliardi di euro, +25,3% sull'anno precedente. Il dato riflette per la prima volta su base piena l'apporto di Mediobanca, integrata nel perimetro del gruppo dopo l'operazione che ha ridisegnato gli assetti bancari italiani nel 2025.
Il solo secondo trimestre ha prodotto un risultato di 610 milioni, in aumento del 27,3% su base annua e del 20,2% rispetto al trimestre precedente, superando le stime degli analisti ferme attorno ai 540-543 milioni. I ricavi complessivi del semestre si sono attestati a 4.024 milioni, in crescita del 4,1%, con il trimestre da solo a quota 2.065 milioni.
Il Cda ha inoltre confermato che prosegue l'analisi delle opzioni strategiche per rispondere all'offerta di Intesa Sanpaolo, mentre l'integrazione di Mediobanca procede secondo i piani con completamento atteso nel quarto trimestre.
I numeri della semestrale di MPS
Il margine di interesse si è mantenuto sostanzialmente stabile a 2.097,5 milioni (+0,3%), mentre le commissioni nette sono salite a 1.288,4 milioni (+3,6%), trainate dal comparto gestione e consulenza grazie ai maggiori proventi legati al corporate investment banking e alla raccolta del risparmio gestito.
Il risultato operativo netto ha raggiunto 2,008 miliardi, con un progresso dell'8,2%, sostenuto da un cost/income ratio sceso al 42,9% (dal 45,9% di fine 2025). Il costo del credito clientela si è fermato a 292 milioni, corrispondenti a un tasso di provisioning di 39 punti base, in linea con le indicazioni del piano industriale.
Sul fronte patrimoniale il Cet1 ratio fully loaded è salito al 16,3%, con un buffer di circa 680 punti base sopra i requisiti regolamentari. Il Total Capital ratio si attesta al 18,3%. La raccolta complessiva ha toccato 371,3 miliardi, in crescita di 10,7 miliardi rispetto al primo trimestre, sospinta da oltre 12 miliardi di flussi lordi di wealth management nel semestre. Sul lato della qualità del credito, l'Npe ratio lordo si ferma al 2,5% mentre quello netto scende all'1,2%, con una copertura complessiva dei crediti deteriorati al 50,6%.
La partita con Intesa e l'integrazione di Mediobanca
Sul tavolo resta l'offerta pubblica da oltre 30 miliardi di euro lanciata a giugno da Intesa Sanpaolo, arrivata pochi mesi dopo che proprio MPS aveva completato l'acquisizione di Mediobanca guidando la stagione di consolidamento del settore bancario italiano. La banca senese ha ribadito nella nota di avere ampia flessibilità strategica, forte del capitale in eccesso rispetto ai vincoli di vigilanza.
Il fronte difensivo si è complicato una settimana fa quando Banco BPM ha abbandonato l'ipotesi di un'aggregazione alternativa, dopo aver inizialmente aperto un dialogo con MPS proprio in risposta alla mossa di Intesa. Il Cda ha comunque confermato che prosegue, con il supporto degli advisor, l'analisi rigorosa delle opzioni strategiche orientata alla massimizzazione del valore di lungo periodo per tutti gli stakeholder. Ai consulenti finanziari già incaricati si aggiunge ora Keefe, Bruyette & Woods.
Nel frattempo l'integrazione di Piazzetta Cuccia procede secondo la tabella di marcia, con completamento previsto nel quarto trimestre.
Mediobanca chiude un semestre da record
A completare il quadro sono arrivati anche i conti di Mediobanca, che archivia un primo semestre con utile netto di 711 milioni, in crescita del 6%, su ricavi saliti anch'essi del 6% a 1,95 miliardi. Il Rote si è attestato al 14,9% mentre il Cet1 è sceso al 15,85%, in calo di 60 punti base.
La crescita ha coinvolto quasi tutte le divisioni, a eccezione del wealth management. Il corporate investment banking ha segnato l'incremento più marcato, con ricavi in salita del 12,9% a 492,6 milioni e utile netto cresciuto del 28,7% a 171,6 milioni. Il credito al consumo ha registrato ricavi per 664 milioni (+5%) e un utile sostanzialmente stabile a 205,8 milioni.
Il wealth management resta invece l'area più critica, penalizzata dall'uscita di diversi banker tra 2025 e 2026: ricavi a 447 milioni (-4,6%) e utile sceso a 81,1 milioni dai 120,9 milioni dello stesso periodo dello scorso anno, con una raccolta netta negativa per 1,4 miliardi. Il trend degli ultimi mesi segnala però un rallentamento dei deflussi, scesi a 0,3 miliardi nell'ultimo trimestre rispetto a 1,1 miliardi nei due trimestri precedenti.
Positivo infine il contributo della divisione insurance & principal investing, che ha portato 286 milioni agli utili consolidati (+3,6%), grazie soprattutto alla partecipazione in Generali, cresciuta del 9,8% a 289,8 milioni.
L'Amministratore delegato Alessandro Melzi d'Eril ha parlato di una performance solida destinata a proseguire nei prossimi mesi, indicando che i risultati del primo semestre potrebbero ripetersi nella seconda parte dell'anno. Per l'intero esercizio Mediobanca prevede una crescita dei ricavi di fascia media a una cifra e un aumento dell'utile a doppia cifra.