Italia regina dei dividendi: le società che pagano di più | Investire.biz

Italia regina dei dividendi: le società che pagano di più

15 gen 2026 - 16:06

15 gen 2026 - 16:15

Dividendi 2026: AllianzGI vede l’Europa in crescita e l’Italia tra le più generose. Vediamo quali sono le aziende italiane che pagano di più

L’Europa si avvia verso un 2026 ancora generoso sul fronte cedole: Allianz Global Investors stima dividendi in crescita e rendimenti attesi che, in diversi casi, tornano a “competere” con alcune scadenze obbligazionarie. In questo quadro l’Italia spicca per dinamica e livelli di dividend yield, con una distribuzione attesa in accelerazione e una platea di società sempre più “fedeli” alla remunerazione degli azionisti.

 

 

Europa: cedole in crescita, ma la mappa settoriale cambia

Nel 2026 i dividendi complessivi distribuiti dalle società dello STOXX Europe 600 potrebbero raggiungere quota 454 miliardi di euro, dai circa 437 miliardi stimati per il 2025: un incremento del 4% che consolida il trend già in atto. 

La crescita non sarà uniforme: AllianzGI vede una tendenza al ribasso nel comparto dei beni di consumo discrezionali (auto e lusso inclusi), con un calo che rifletterebbe i minori utili registrati nel 2025.

Sul versante opposto, la finanza resta il grande motore delle cedole europee: ci aspettiamo invece che i dividendi continuino ad aumentare nel settore finanziario, destinato a rimanere il settore che distribuisce più dividendi anche oltre il 2026, afferma Grant Cheng, Senior Portfolio Manager Dividends presso AllianzGI. 

 

 

Dividend yield: quando il “reddito azionario” torna competitivo

In un mercato che negli ultimi anni ha riscoperto il valore del reddito, il dividend yield atteso per lo STOXX Europe 600 è stimato al 3,22% nel 2026, “un livello paragonabile ai rendimenti dei titoli governativi tedeschi a 15 anni”. 

Per un investitore retail, questa convergenza non significa che azioni e bond diventino equivalenti, ma che il dividendo torna a essere un driver centrale del rendimento atteso: un flusso (potenziale) di cassa che può attenuare l’impatto della volatilità dei prezzi, soprattutto nelle fasi in cui il mercato “riprezza” crescita e tassi.

AllianzGI insiste sul ruolo strutturale delle cedole: negli ultimi 40 anni, quasi il 39% del rendimento totale annualizzato degli investimenti azionari riferiti all’MSCI Europe sarebbe stato determinato dal contributo dei dividendi alla performance.

 

 

Italia: più dividendi e yield più alto, con un nocciolo duro di big payer

Per l’Italia, AllianzGI stima che le società incluse nello STOXX Europe 600 possano distribuire circa 38,6 miliardi di euro nel 2026, in aumento del 7% rispetto ai circa 36 miliardi del 2025.

Ancora più interessante, in ottica reddito, è il dividend yield atteso: 4,9% nel 2026 per le società italiane presenti nello STOXX Europe 600, un livello nettamente superiore alla media europea stimata.

La fotografia di lungo periodo aiuta a capire perché il mercato domestico venga spesso percepito come “dividend-friendly”: nel focus su MSCI Italy, il numero di società che pagano dividendi arriva a 25 nel 2025 e la quota di società che aumentano la cedola (“proportion of increases”) è indicata a 0,96.

 

 

Guardando ai singoli titoli, negli ultimi cinque anni a spiccare è Unipol, con uno yield medio del 7,38%. A seguire troviamo Banca Mediolanum (7,18%) mentre il gradino più basso del podio è appannaggio di Intesa Sanpaolo (6,68%). Per quanto riguarda invece i dividendi pagati, apre invece la graduatoria Enel, con 5 miliardi pagati negli ultimi cinque anni, la seconda posizione è di Intesa Sanpaolo con 4,2 miliardi, la terza di Stellantis (4 miliardi). 

 

 

 

Focus sulla qualità del dividendo

La narrazione più utile, specie per chi costruisce portafogli in modo disciplinato, è che non contano solo i livelli di yield: conta la qualità del dividendo, cioè la sua sostenibilità rispetto agli utili e la coerenza della politica di distribuzione nel tempo.

In questa chiave, AllianzGI osserva che i portafogli composti da società con rapporti di distribuzione (payout ratio) più elevati mostrano una volatilità inferiore rispetto a quelli composti da azioni con un payout ratio basso, sottolinea Hans-Jörg Naumer, autore dello studio e Director Capital Markets Thematic Research presso AllianzGI.

Storicamente, gli “high dividend” tendono a pesare di più su utility, telecomunicazioni e beni di consumo non ciclici, mentre i “low dividend” risultano più esposti a tecnologia, consumi ciclici ed energia, una distinzione che, in fasi macro incerte, può tradursi in comportamenti di prezzo molto diversi.

E c’è anche una dimensione di pianificazione finanziaria: grazie alla loro crescita costante e alla loro significativa contribuzione ai rendimenti complessivi, i dividendi possono rappresentare una fonte valida per generare un reddito aggiuntivo dagli investimenti… e questo è particolarmente importante in tempi di grandi cambiamenti, rimarca Naumer.

 

 

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