Intel e Advanced Micro Devices (AMD) sono in trattative con clienti cinesi per accordi pluriennali sulla fornitura di CPU destinate ai data center. A riportarlo è l'agenzia Reuters. Le CPU sono processori centrali essenziali per i data center dedicati all'intelligenza artificiale, almeno al pari delle GPU (processori grafici) di Nvidia. Esse, infatti, risultano indispensabili per supportare server, sistemi di archiviazione, reti e carichi di lavoro legati all'AI.
La grande domanda di questi processori negli ultimi anni, conseguente al boom dell'intelligenza artificiale, ha generato una carenza di offerta, esattamente come è avvenuto per i chip di memoria. Si tratta di un cambiamento di paradigma importante, dal momento che le CPU finora erano state più facilmente reperibili. Di conseguenza, i produttori di CPU hanno stipulato contratti pluriennali con i clienti alzando i prezzi, forti di un grande potere contrattuale.
Gli accordi di Intel e AMD con i clienti cinesi prevedono, infatti, l'impegno di questi ultimi ad acquistare determinati volumi di prodotti senza fissazione del prezzo, hanno spiegato le fonti. La maggior parte dei contratti ha una durata di circa un anno, ma si è discusso anche di estendere la scadenza a due o più anni.
Intel e AMD: la questione dei prezzi
Il fatto che i prezzi abbiano la possibilità di variare anche fissando i volumi per diverso tempo rappresenta una mutazione non indifferente rispetto al passato e la dice lunga sul notevole squilibrio che si è creato sul mercato tra domanda e offerta.
Intel stasera pubblicherà i dati del secondo trimestre 2026 e, quindi, potrebbe fornire alcune indicazioni importanti al riguardo. La società avrebbe già fatto sapere che, per alcuni modelli, è possibile un ritardo nelle consegne fino a sei mesi. In particolare, secondo quanto dichiarato agli analisti dall'Amministratore delegato Lip-Bu Tan ad aprile, la domanda continua a superare l'offerta, soprattutto per i processori della famiglia Xeon. AMD, che pubblicherà i propri risultati il prossimo mese, ha invece già rivisto al rialzo le stime sul mercato delle CPU per server, prevedendo che supererà quota 120 miliardi di dollari entro il 2030. Ciò implica che i prezzi saranno inevitabilmente destinati a salire.
Tutto questo, per la Cina, potrebbe significare molto, dal momento che il Paese rappresenta uno dei maggiori mercati mondiali per i server, sostenuto dalla rapida costruzione di rack per data center, cluster di calcolo per l'intelligenza artificiale e infrastrutture nazionali dedicate all'elaborazione dei dati. Pechino ha visto i prezzi delle CPU aumentare costantemente negli ultimi tempi. Una delle fonti ha riferito a Reuters che, dall'inizio dell'anno, si è registrato un incremento di oltre il 40%. Il rischio è che l'aumento dei costi possa rallentare la realizzazione delle infrastrutture da parte dei fornitori cinesi di servizi cloud e di servizi Internet basati sull'intelligenza artificiale.