Chevron vuole incrementare le esportazioni di petrolio venezuelano. Secondo quanto riportato da Reuters, la major energetica statunitense è in stretto contatto con il governo degli Stati Uniti per estendere la licenza e aumentare la fornitura giornaliera di barili di petrolio dagli attuali 100 mila. Inoltre, l’azienda potrebbe destinare il greggio non solo alle proprie raffinerie, ma anche a partner commerciali, come faceva in passato.
Chevron è l’unica azienda americana operativa su licenza in Venezuela, ma deve attenersi a limiti di produzione imposti dalle sanzioni statunitensi. A luglio scorso, l’amministrazione Trump ha ristretto la concessione al colosso di Houston, riducendo da 250 a 100 mila barili giornalieri il greggio esportabile. Tutto ciò nell’ambito dell’inasprimento delle misure contro il Paese sudamericano, culminato la scorsa settimana nell’arresto del presidente Nicolás Maduro.
La richiesta di Chevron arriva mentre gli Stati Uniti sono in trattative con il governo ad interim venezuelano per un’eventuale fornitura fino a 50 milioni di barili di petrolio, che dovrebbe aiutare la compagnia energetica statale PDVSA (Petróleos de Venezuela, S.A.) a ridurre l’enorme quantità di scorte accumulate a causa del blocco petrolifero americano.
Nazionalizzata negli anni ’70, l’industria petrolifera venezuelana ha visto l'output salire fino a 3,5 milioni di barili giornalieri all’apice della sua produttività. Tuttavia, complici le sanzioni statunitensi legate a questioni di diritti umani e corruzione, negli ultimi anni l’output è scivolato a circa 950 mila barili al giorno, con poco più della metà destinata all’estero. La cattura di Maduro e il cambiamento di regime in Venezuela potrebbero modificare il paradigma, con l’allentamento o la cancellazione delle sanzioni e una possibile ripresa delle forniture ai livelli del passato.
Non solo Chevron, Trump coinvolge le altre major
Alcune aziende americane, come Exxon Mobil e ConocoPhillips, erano presenti fino a un paio di decenni fa in Venezuela, ma hanno poi ritirato le proprie operazioni dopo che i loro asset furono espropriati dal governo locale. Ora Washington sta cercando di convincere entrambe, insieme alla raffineria Valero Energy, a tornare operative nel Paese. "Pur non commentando licenze specifiche o richieste di licenza, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti è pienamente impegnato a sostenere gli sforzi del presidente Trump a favore del popolo venezuelano", ha dichiarato un portavoce del dipartimento.
Tuttavia, secondo quanto riportato dal Financial Times, le compagnie petrolifere statunitensi vogliono garanzie prima di effettuare investimenti in Venezuela. Pochi giorni fa il presidente Trump, ha parlato della possibilità di rimborsi attraverso i ricavi qualora le compagnie investissero in Venezuela. I dirigenti delle aziende restano però cauti, poiché i rischi legali, politici e finanziari sono molto elevati.
"Le aziende statunitensi devono sapere chi sono le loro controparti. Stanno firmando accordi con il governo venezuelano? Il governo venezuelano è legittimo?", ha affermato Amos Hochstein, managing partner del gruppo di investimento TWG Global. Il problema riguarda anche ciò che accadrà dopo il mandato di Trump. "Per i prossimi tre anni queste aziende dovranno investire denaro senza ricavarne introiti significativi fino a molto più tardi. E a quel punto Donald Trump non sarà più presidente", ha aggiunto Hochstein.
Secondo Neil McMahon, cofondatore del gruppo di investimenti energetici Kimmeridge, le aziende statunitensi avrebbero bisogno di "garanzie finanziarie formali" da parte dell’amministrazione prima di impegnare capitali. "Le aziende sono tutte preoccupate per il quadro giuridico che avrebbero questi nuovi contratti, considerando che in passato sono rimaste scottate così tante volte".