Banche europee, il risparmio gestito sostiene le trimestrali | Investire.biz

Banche europee, il risparmio gestito sostiene le trimestrali

28 ott 2026 - 10:30

28 ott 2026 - 10:33

Deutsche Bank chiude il trimestre con utili record, UBS anticipa i riacquisti e BNP Paribas annuncia un nuovo programma. Gestione patrimoniale e trading trainano i conti

La raccolta di patrimoni, l’attività sui mercati e il controllo dei costi sostengono i risultati delle grandi banche europee. I conti del terzo trimestre 2026 di Deutsche Bank, UBS e BNP Paribas hanno evidenziato utili in aumento, accompagnati da nuove indicazioni sulla remunerazione degli azionisti.

Il gruppo tedesco registra un risultato dopo le imposte di circa 1,9 miliardi di euro. UBS guadagna 2,69 miliardi di dollari e accelera il programma di riacquisto delle proprie azioni.

BNP Paribas porta l’utile netto a 3,46 miliardi di euro e annuncia un buyback da 1,3 miliardi. Emergono però differenze nella crescita dei ricavi, nell’esposizione ai rischi e nei vincoli che condizionano le distribuzioni future. 

Sommario

 

Deutsche Bank: raccolta record e costi stabili

Per Deutsche Bank il risultato dopo le imposte ammonta a 1,852 miliardi di euro, in crescita del 2% rispetto al terzo trimestre 2025. L’utile prima delle imposte aumenta invece dell’8% a 2,631 miliardi. La differenza tra i due ritmi di crescita invita a distinguere la progressione operativa da quella del risultato finale.

I ricavi salgono del 4% a 8,335 miliardi, mentre i costi restano sostanzialmente stabili a 5,203 miliardi: il rapporto costi/ricavi scende così dal 64,4% al 62,4%. Private Bank e Asset Management raccolgono complessivamente 47 miliardi di afflussi netti nel trimestre, portando le masse gestite a circa 2.000 miliardi.

Alla crescita commerciale si affianca tuttavia un maggiore assorbimento legato al credito. Le rettifiche raggiungono 501 milioni, contro i 417 milioni di un anno prima, anche per interventi di riduzione del rischio nell’immobiliare commerciale.

Il CET1 ratio si attesta al 14%, mentre i riacquisti realizzati nel 2026 ammontano a 1,5 miliardi. Il rendimento del patrimonio tangibile trimestrale resta al 10,6%, pressoché invariato rispetto al 10,7% dell’anno precedente. 

 

UBS accelera il buyback e l’integrazione

UBS chiude il trimestre con un utile netto di 2,69 miliardi di dollari, in aumento dell’8% e sostanzialmente allineato al consenso di 2,71 miliardi. Il Global Wealth Management registra 55,1 miliardi di nuovi patrimoni netti. I ricavi di gruppo crescono del 5% a 13,35 miliardi, mentre l’utile prima delle imposte raggiunge 3,59 miliardi.

Prosegue anche l’integrazione di Credit Suisse: UBS conferma il sostanziale completamento entro fine anno e alza da circa 13,5 a 13,7 miliardi l’obiettivo dei risparmi lordi cumulati. Sul capitale, il CET1 ratio raggiunge il 14,7%.

La novità per gli azionisti riguarda soprattutto il calendario: dopo riacquisti per 1,8 miliardi nel trimestre, il gruppo punta a completare il programma da 3 miliardi entro la presentazione dei risultati del quarto trimestre, prevista a febbraio 2027.

Il programma è quindi accelerato. Importo e ritmo delle distribuzioni restano subordinati anche all’evoluzione dei requisiti patrimoniali svizzeri sulle controllate estere. È un’incertezza che accompagna il gruppo da mesi, come evidenziato nell’approfondimento sui risultati di UBS e sul dossier regolatorio. 

 

BNP Paribas: trading e capitale sostengono le distribuzioni

BNP Paribas presenta l’accelerazione più marcata dei ricavi tra i tre gruppi: il margine di intermediazione aumenta del 9,5% a 13,757 miliardi di euro. L’utile netto di pertinenza del gruppo cresce del 13,5% a 3,456 miliardi, superando il consenso di 3,23 miliardi.

Il contributo principale arriva dal Corporate & Institutional Banking, con ricavi in aumento del 16,6%. All’interno della divisione, Global Markets cresce del 21,9%, sostenuto dalle attività azionarie e dai servizi alla clientela professionale. 

I costi aumentano meno dei ricavi e il cost/income migliora di 2,3 punti al 58,3%. Il costo del rischio si colloca a 39 punti base, coerente con l’indicazione societaria inferiore a 40 per il 2026. Il CET1 ratio è pari al 12,9%, includendo l’impatto dell’acquisizione di Athlon; la banca prevede di superare il 13% a fine anno.

Il buyback da 1,3 miliardi partirà a novembre, anticipando la distribuzione degli utili 2026 con l’autorizzazione della BCE. Sullo sfondo restano gli obiettivi di redditività ed efficienza di BNP Paribas, che permettono di valutare i progressi oltre il singolo trimestre. 

 

BNP, DB e UBS: il fair value di Forecaster.biz

La debolezza dell’ultimo mese amplia la distanza tra le quotazioni delle tre banche e i fair value medi stimati da Forecaster.biz. A livello di performance, le azioni BNP Paribas (-0,3% a 86,7 euro) registrano un calo mensile dell’8,7%, pur mantenendo un progresso del 7,4% da inizio anno: all’ultima chiusura indicata di 86,92 euro si contrappone un fair value di 134,83 euro, superiore del 55,1% al prezzo. 

Per il titolo Deutsche Bank (+2,9% a 29,7 euro), in flessione del 6,9% nell’ultimo mese e dell’10,4% da gennaio, il confronto è tra 28,88 euro e una valutazione teorica di 44,96 euro, con uno scarto del 50,9% rispetto alla quotazione.

Più contenuta la distanza per UBS (2,65% a 37,8 franchi): il titolo perde il 6,16% su base mensile mentre sale del 2,3% da inizio anno; rispetto alla chiusura di 38,84 franchi, il fair value di 43,52 franchi risulta superiore del 14,2%. 

 

Utili e valutazioni: cosa serve per convincere il mercato

I conti in crescita si confrontano quindi con un mercato ancora selettivo. Deutsche Bank e BNP Paribas presentano le distanze più ampie dai fair value stimati da Forecaster.biz, mentre UBS appare più vicina alla valutazione del modello.

Questi scarti non bastano però a identificare un’opportunità: il passaggio decisivo sarà confermare che la redditività raggiunta possa durare, sostenendo le distribuzioni agli azionisti senza comprimere i margini patrimoniali. La continuità della raccolta, il controllo delle perdite sui crediti e, per UBS, l’esito del confronto sui requisiti di capitale saranno le prossime verifiche.

Le trimestrali documentano i progressi delle tre banche; resta da vedere quanto di questa crescita il mercato sarà disposto a riconoscere nelle quotazioni.

 

 

 

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