Stretto di Hormuz: ecco come funziona il blocco navale di Trump | Investire.biz

Stretto di Hormuz: ecco come funziona il blocco navale di Trump

14 apr 2026 - 11:59

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso il blocco navale per lo Stretto di Hormuz. Ma cosa significa davvero e quali conseguenze avrebbe? Scopriamolo

Il fallimento delle trattative tra USA e Iran lo scorso fine settimana per porre fine alla guerra in Medio Oriente ha avuto una conseguenza sorprendente: il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato il blocco navale dello Stretto di Hormuz.

In sostanza, la Marina americana piazzerà le sue navi all’ingresso del Golfo per impedire il passaggio delle petroliere. Dall’inizio del conflitto, l’Iran, proprietario del canale insieme all’Oman, ha impedito il transito alle navi considerate nemiche, consentendolo solo alle navi ritenute amiche, come quelle di Russia, Cina e India.

La mossa di Trump si basa su un principio chiaro: o passano tutte le navi o non passa nessuna. Una decisione che rischia di portare a una nuova escalation e di far saltare la tregua di due settimane concordata l’8 aprile.

 

Stretto di Hormuz: come sarà il blocco navale

Molti, a questo punto, si chiedono come gli USA attueranno il blocco navale. Trump ha già condotto un’operazione simile in Venezuela, dove sono state abbordate e sequestrate imbarcazioni legate a Caracas. Lo stesso potrebbe accadere con Teheran. Inoltre, ha minacciato di "interdire ogni nave in acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran", lasciando intendere un’estensione del blocco oltre lo Stretto di Hormuz. Ai marittimi è stato consigliato di monitorare le comunicazioni ufficiali e di mettersi in contatto con le forze navali americane quando si trovano nel Golfo di Oman e si avvicinano a Hormuz.

Il problema è che, mentre un’operazione del genere è stata facilmente gestibile in Venezuela, trattandosi di un Paese più piccolo con una flotta limitata, nel caso dell’Iran la situazione è diversa. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica si è già messo sul piede di guerra, avvertendo che qualsiasi nave militare che si avvicini allo Stretto sarà considerata una violazione del cessate il fuoco temporaneo. In altri termini, per la potente flotta americana la strada sarà sicuramente più complessa.

Tra l’altro, c’è anche un’altra questione riguardante la Cina. Nelle ultime ore, la petroliera cinese Rich Starry ha attraversato lo Stretto, sfidando apertamente il blocco. Mentre il Venezuela è poco rilevante per il principale importatore mondiale di petrolio, l’Iran lo è molto di più. Questo rischia di aumentare le difficoltà degli Stati Uniti nel far rispettare il blocco. Ad ogni modo, non si conosce ancora la forma esatta con cui verrà effettuata l’interdizione.

 

 

A cosa mirano gli USA con il blocco dello Stretto di Hormuz

In tempo di pace, dallo Stretto di Hormuz transitavano circa 135 navi al giorno. Con la sua chiusura alla maggior parte delle petroliere, ora passano solo poche unità giornaliere. L’obiettivo di Trump è ridurre il traffico a zero per mettere pressione all’Iran sulle esportazioni di petrolio e tagliare così una fonte vitale di finanziamento del regime.

Si tratta di un approccio diverso da quello ipotizzato inizialmente dagli esperti di geopolitica, che ritenevano improbabile una chiusura dello Stretto poiché avrebbe compromesso anche le esportazioni iraniane. Teheran, invece, è riuscita a ostacolare gli altri mantenendo attive le proprie spedizioni. Trump ora punta a colpire direttamente l’Iran, impedendogli di vendere il proprio greggio.

 

Quali conseguenze?

Ogni azione così drastica genera effetti difficilmente controllabili, soprattutto in tempo di guerra. Gli Stati Uniti sono autosufficienti sul fronte petrolifero e, per certi versi, quanto sta accadendo potrebbe anche avvantaggiarli, poiché altri Paesi saranno costretti ad acquistare più greggio americano. Tuttavia, questo non rappresenta sempre un sostituto perfetto del petrolio Mediorientale. Inoltre, i consumatori americani stanno già risentendo dell’aumento dei prezzi, soprattutto alla pompa di benzina.

Per l’Iran, le conseguenze potrebbero essere pesanti. Il Paese ha finora beneficiato del rally dei prezzi del petrolio, in particolare per i carichi precedentemente venduti a sconto. Gli Stati Uniti avevano concesso una deroga alle sanzioni e un Paese importante come l’India ha acquistato quantità significative per la prima volta dopo anni. Per ricostruire la propria economia, colpita dagli attacchi americani e israeliani, l’Iran dovrà investire ingenti risorse, e i proventi del petrolio sono essenziali. Se Trump dovesse tagliare questa fonte di finanziamento, il Paese rischierebbe un grave collasso economico.

A soffrire maggiormente potrebbe essere però anche l’Asia, attualmente la regione più colpita dalla crisi energetica. Se la deroga statunitense sul petrolio iraniano dovesse decadere, i Paesi asiatici che avevano stipulato accordi bilaterali con Teheran rischierebbero uno scontro con gli USA.

"Sono così concentrati sull’Iran da perdere di vista le conseguenze per il resto del mondo", ha dichiarato Jorge Montepeque, managing director di Onyx Capital Group, in un’intervista a Bloomberg Television, riferendosi alle azioni degli Stati Uniti. "E il costo lo paga l’Asia, lo paga il Pacifico meridionale, lo paga chiunque dipenda dal petrolio".

 

 

 

 

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