Negli ultimi anni Londra ha vissuto un’erosione lenta ma percepibile del proprio magnetismo: poche nuove matricole, diversi addii eccellenti e un clima da “allarme rosso” sulla competitività della piazza. Il 2024 aveva già fotografato un mercato ridotto ai minimi termini (16 IPO per 766 milioni di sterline raccolti), ma l’aspettativa era che il 2025 segnasse la svolta. Invece, l’atteso rimbalzo si è sgonfiato: la volatilità innescata dalla guerra dei dazi globale del presidente USA Donald Trump ha raffreddato gli animi e spinto molte società - nel Regno Unito come altrove - a congelare i processi di quotazione.
IPO Borsa Londra: segnali positivi dal Q4
Il bilancio, numeri alla mano, racconta un recupero più statistico che strutturale: nel 2025 le IPO a Londra sono state 22 (9 sul mercato principale e 13 su Aim), per 2,1 miliardi di sterline raccolti (dati LSE al 22 dicembre).
Nel complesso, l'umore degli operatori non ha registrato miglioramenti di rilievo. Non solo per la qualità e la taglia media delle operazioni, ma perché il London Stock Exchange ha faticato a competere con i pari internazionali.
“A voler esser onesti, il 2025 è stato deludente per il mercato IPO UK, ma vediamo dei germogli”, ha detto James Fleming, responsabile UK investment banking coverage di Citi. Qualche segnale, in effetti, è arrivato nell’ultimo trimestre, con le quotazioni sul mercato principale di Shawbrook, Beauty Tech (maschere LED per il viso) e Princes Group (tonno in scatola), oltre a dual listing come quelli del data centre developer Fermi e dell’industriale Metlen.
Anche Magnum Ice Cream Company (scorporata da Unilever) ha scelto Amsterdam come sede principale, mantenendo però una quotazione anche nel Regno Unito: un compromesso che sintetizza bene l'attuale situazione (Magnum Ice Cream: azioni a sconto del 40%, sono da comprare?).
2026, la scommessa: poche IPO “faro” per riaccendere il mercato
Per il 2026, gli advisor descrivono un “parco candidati” più ampio e potenzialmente più solido. Per far ripartire il mercato, rilevano dalle sale operative, bastano sono poche società: poche operazioni di grande profilo, ben prezzate e ben eseguite, potrebbero rimettere in moto l’intero ingranaggio e restituire coraggio a chi è rimasto alla finestra. “Londra ha sofferto per anni di una mancanza di ampiezza e profondità dell’offerta, ma nel 2026 ci aspettiamo diverse quotazioni di alta qualità e condizioni di prezzo più favorevoli per i venditori”, ha osservato Richard Fagan, responsabile origination di Shore Capital.
Su questo scenario pesa anche un tema di “attrattività di sistema”. Il LSE vuole dimostrare che le riforme regolamentari - attese da tempo - stanno producendo effetti concreti. In più, Londra spera di trarre vantaggio da modifiche alle regole degli indici, che potrebbero consentire a nuovi emittenti di entrare nel FTSE 100 pur riportando gli utili in euro: un dettaglio tecnico che, per gruppi europei e internazionali, può diventare decisivo nella scelta della piazza.
Il punto politico-industriale, però, resta lo stesso: la City deve convincere i campioni domestici ad alta crescita che Londra è una “casa” migliore - e più stabile nel lungo periodo - rispetto a New York. “Il Regno Unito deve riuscire a incubare aziende interessanti e quotarle qui”, ha detto Tom Swerling, global head of equity capital markets di Deutsche Bank. È qui che la partita delle IPO alla Borsa di Londra si giocherà davvero: non solo sul numero di deal, ma sulla loro capacità di fare da apripista.
I nomi da tenere d’occhio: software, fintech, assicurazioni e consumi
Il grande catalizzatore potenziale ha un nome: Visma. Il gruppo software norvegese, sostenuto dal private equity britannico Hg Capital, ha scelto Londra rispetto ad Amsterdam e viene osservato per una possibile quotazione fino a 19 miliardi di euro già nella prima metà del 2026. La società si prepara da un anno e una IPO riuscita avrebbe un valore simbolico oltre che finanziario: tecnologia, azienda estera, taglia importante - “esattamente il tipo di business che vogliamo che Londra vinca”, come ha detto un advisor. Per il LSE, attirare Visma sarebbe la prova che le riforme funzionano e che la City può tornare a competere sulle operazioni premium.
Sul fronte fintech e pagamenti, la lista è lunga ma piena di “se”.
- Ebury (pagamenti, controllata Santander) avrebbe ritirato un processo di quotazione a Londra avviato nel 2024, ma potrebbe riattivarlo nel 2026. Monzo (banca digitale) è stata associata a un’IPO nel Regno Unito o negli USA con valutazione tra 6 e 7 miliardi di sterline, anche se alcuni investitori temono la stagnazione della valutazione e il contesto di governance appare agitato: il cambio di CEO spingerebbe l’orizzonte alla seconda metà dell’anno o addirittura al 2027.
- Starling Bank valuta a sua volta un debutto, con l’opzione - rivelatrice delle ambizioni e del dilemma britannico - di un dual listing New York-Londra mentre cresce attraverso acquisizioni. Tra i nomi in avvicinamento troviamo anche ClearScore (credit checker), che potrebbe accelerare verso la seconda metà del 2026 se le condizioni di mercato dovessero registrare un miglioramento;
- Zilch (pagamenti) ragiona su un collocamento potenzialmente nel 2026 ma, non avendo ancora nominato advisor, appare più realistico il 2027;
- SumUp (pagamenti) è nella stessa fase, ancora indecisa tra Europa e New York;
- Howden (broker assicurativo britannico) valuta un’IPO a Londra che potrebbe valere circa 23 miliardi di sterline, ma le acquisizioni recenti di broker statunitensi potrebbero spingere verso New York, in alternativa o in aggiunta;
- CFC, specialista in cyber insurance, lavora con Peel Hunt su una possibile quotazione da 5 miliardi di sterline.
- Capitolo a parte per CK Hutchison: il conglomerato di Hong Kong starebbe valutando la quotazione di due asset rilevanti nel prossimo anno. Da un lato AS Watson (salute e bellezza), che include 830 negozi Superdrug nel Regno Unito e in Irlanda, e potrebbe raccogliere 2 miliardi di dollari: Londra, in questo caso, sarebbe probabilmente sede secondaria insieme a Hong Kong. Dall’altro, l’unità telecom che comprende il brand internazionale Three: qui, secondo persone vicine al dossier, Londra avrebbe più chance di ottenere la quotazione primaria, e l’operazione potrebbe diventare una delle più grandi degli ultimi anni per la piazza.
- Tra i temi “domestici” spicca il binomio pet & veterinaria: IVC Evidensia, catena di cliniche veterinarie sostenuta da EQT e Silver Lake, è indicata come possibile candidata a Londra dopo una lunga attesa legata all’indagine dell’Authority antitrust britannica (CMA) sul settore. La società conta 1.000 strutture nel Regno Unito, fu valutata 10,3 miliardi di sterline in un fundraising del 2021 e potrebbe comunque rinviare oltre il 2026.
- Infine, nell’universo consumi e servizi: Waterstones (librerie) torna ciclicamente tra i rumor - il CEO James Daunt ha definito una quotazione un passaggio “logico” per gli azionisti - e il fondo Elliott, che controlla Waterstones dal 2018 e Barnes & Noble dal 2019, avrebbe già contattato advisor per un’IPO a Londra o negli USA.
- LoveHolidays (viaggi) è stata a sua volta indicata come possibile 2026, anche se l’appetito degli investitori potrebbe risentire del calo in Borsa del competitor On the Beach dopo un profit warning.
- Belron (Autoglass) si prepara a un’IPO ma non ha ancora scelto la sede.
- RAC (assistenza stradale) e il rivale AA (valutato circa 5 miliardi di sterline), per il quale resta aperta anche l’opzione mercato.
- Fuori dai settori consumer, attenzione anche a Navoi Mining and Metallurgical Company, società mineraria uzbeka, attesa per lo sbarco sulla Borsa londinese nel 2026.