Le Digital Asset Treasuries (DAT), note anche come DATCOs, sono società quotate che detengono criptovalute, come Bitcoin o Ether, direttamente nel proprio bilancio, offrendo agli investitori esposizione indiretta agli asset digitali tramite azioni.
A differenza di ETF o strumenti passivi, l’obiettivo dichiarato delle DAT non è solo replicare l’andamento della crypto detenuta, ma sovraperformarla attraverso strategie attive. Il caso più noto è Strategy (ex MicroStrategy) di Michael Saylor, che dal 2020 ha costruito una posizione massiccia in Bitcoin, diventando il modello di riferimento per questo tipo di veicoli.
Digital Asset Treasuries (DAT): perché sono cresciute così rapidamente?
La diffusione delle Digital Asset Treasuries è stata favorita da due fattori principali: il forte rialzo delle criptovalute negli ultimi anni e un contesto regolamentare più favorevole, in particolare negli Stati Uniti. Se nel 2021 meno di dieci aziende detenevano Bitcoin in tesoreria, oggi il numero è salito a circa 190 società, con un valore complessivo di asset digitali stimato intorno ai 100 miliardi di dollari.
Le DAT attraggono soprattutto investitori istituzionali che, per vincoli regolamentari o operativi, non possono detenere direttamente token o investire in ETF crypto, ma possono acquistare azioni di società quotate.
Le strategie utilizzate
A differenza degli ETF, le DAT possono adottare strategie più complesse. Una delle più rilevanti è l’uso di programmi di emissione azionaria “at-the-market”: quando il titolo tratta a premio rispetto al valore delle criptovalute detenute, la società può emettere nuove azioni, raccogliere capitale e acquistare ulteriore crypto, aumentando il valore per azione.
Un altro strumento è lo staking, che consente di generare rendimenti bloccando le criptovalute su una blockchain in cambio di nuove unità di token. I flussi generati possono essere reinvestiti, utilizzati per acquisizioni o, in alcuni casi, distribuiti agli azionisti.
Il ruolo chiave del mNAV
Per valutare una Digital Asset Treasuries, il mercato guarda con attenzione al market Net Asset Value (mNAV), che confronta il valore di mercato della società con il valore delle criptovalute in bilancio.
Un mNAV superiore a 1 indica che il titolo tratta a premio, segnale di fiducia degli investitori nel modello e nelle strategie del management. Il problema emerge quando il mNAV scende sotto 1: in quel caso, nuove emissioni diventano diluitive e il meccanismo virtuoso che sostiene la crescita della DAT rischia di rompersi.
Cosa succede quando il mercato crypto scende?
Il recente calo delle criptovalute ha messo sotto pressione molte Digital Asset Treasuries. Con la discesa dei prezzi, alcune società si trovano a dover scegliere tra mantenere le posizioni sperando in un rimbalzo o vendere asset digitali per ottenere liquidità, soprattutto se hanno fatto ricorso a debito o strumenti convertibili. Secondo diversi esperti del settore, se i premi di mercato dovessero evaporare, il modello DAT potrebbe diventare insostenibile per gli operatori più fragili, aumentando il rischio di vendite forzate.
Al momento, le criptovalute detenute dalle DAT rappresentano meno dell’1% del mercato complessivo, ma la loro influenza è in crescita. In uno scenario di stress, liquidazioni anche parziali da parte di grandi detentori potrebbero amplificare la volatilità e aumentare la pressione ribassista sui prezzi. Inoltre, un ridimensionamento del fenomeno potrebbe ridurre l’interesse degli investitori verso l’esposizione azionaria alle crypto, rallentando anche i flussi verso ETF e altri strumenti regolamentati.
DAT: bolla o evoluzione del modello?
Secondo alcuni esperti, il settore delle Digital Asset Treasuries presenta già caratteristiche tipiche di una bolla, alimentata da hype, marketing e capitale abbondante più che da fondamentali solidi. Altri ritengono che la fase attuale rappresenti una selezione naturale, dalla quale emergeranno solo i modelli più sostenibili.
Nel lungo periodo, le DAT che riusciranno a diversificare le strategie, combinando staking, gestione prudente della leva e integrazione con asset tradizionali come liquidità o titoli di Stato, potrebbero trasformarsi in attori stabili dell’infrastruttura finanziaria digitale.