Il mercato del lavoro USA torna a ruggire, o almeno così appare dalla lettura superficiale dei dati di gennaio, spiazzando investitori e osservatori che si preparavano a un inizio d'anno in tono minore.
Secondo il report diffuso dal Bureau of Labor Statistics (BLS), a gennaio l'economia americana ha creato ben 130.000 nuovi posti di lavoro nel settore non agricolo (non-farm payrolls), un numero che polverizza le stime del consensus, ferme a 55.000 unità. Si tratta del dato più alto registrato dal dicembre 2024, accompagnato da un calo del tasso di disoccupazione USA al 4,3%, contro aspettative che lo vedevano stabile al 4,4%.
Tuttavia, grattando sotto la superficie, emergono dettagli che dipingono uno scenario a due velocità. Se da un lato i salari medi orari mostrano una vivacità inattesa (+0,4% su base mensile e +3,7% su base annua), dall'altro il BLS ha comunicato revisioni al ribasso massicce sui dati storici. Le revisioni finali del benchmark per l'anno precedente a marzo 2025 hanno cancellato circa 898.000 posti di lavoro dalle stime iniziali.
Anche la composizione della crescita attuale desta qualche perplessità: l'aumento è trainato quasi esclusivamente da sanità (+82.000), assistenza sociale e costruzioni, mentre settori chiave come la finanza (-22.000) e il governo federale (-34.000, complici i tagli del Dipartimento per l'Efficienza Governativa) continuano a perdere terreno.
La parola agli analisti: tra euforia e cautela
La reazione della comunità finanziaria riflette la complessità di questi dati. Se i numeri principali suggeriscono resilienza, molti esperti invitano a non ignorare le crepe strutturali. James Knightley, Chief International Economist di ING, mette in guardia sulla concentrazione settoriale della crescita: "sebbene alcuni settori, come la sanità privata, continuino ad aggiungere posti di lavoro, il mercato del lavoro più ampio mostra segnali di tensione". Knightley sottolinea come le revisioni al ribasso rivelino che, al di fuori di pochi comparti protetti, "l'economia ha in realtà perso costantemente posti di lavoro".
Elaborazione: Investire.biz
Di parere più costruttivo Brad Smith, portfolio manager di Janus Henderson Investors, che vede nel report una conferma della tenuta macroeconomica: "dopo un lungo periodo in cui i previsori offrivano prospettive tiepide per l'economia basandosi su un indebolimento del mercato del lavoro, questo dato fornisce un solido punto di riferimento sul versante di una crescita economica robusta, un mercato del lavoro in miglioramento e una crescita salariale che può sostenere la spesa dei consumatori".
Anche Heather Long, capo economista alla Navy Federal Credit Union, riconosce il cambio di passo, parlando di una vera e propria "impennata di posti di lavoro a gennaio". Tuttavia, Long precisa che "i guadagni sorprendentemente forti di gennaio sono stati guidati principalmente dall'assistenza sanitaria e sociale. Ma è sufficiente per stabilizzare il mercato del lavoro [...] Questo è ancora un mercato del lavoro in gran parte congelato, ma si sta stabilizzando".
Prospettive Fed: si allontana il taglio dei tassi
L'impatto di questi numeri sulla politica monetaria USA è stato immediato e tangibile. Un mercato del lavoro che non solo non crolla, ma accelera - almeno nei numeri headline - riduce drasticamente l'urgenza per la Federal Reserve di allentare la presa. Come nota Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, "è evidente che un mercato del lavoro in condizioni migliori del previsto riduce la probabilità che la Federal Reserve torni ad abbassare i tassi di interesse".
I trader hanno rapidamente ricalibrato le aspettative sui tassi Fed. Secondo il FedWatch Tool del CME, le scommesse su un taglio nel prossimo meeting (Riunioni Fed: calendario delle date dei meeting del FOMC 2026) sono state drasticamente ridimensionate: una conferma è prezzata al 94,1%. I mercati dei futures, che in precedenza scontavano tre o quattro riduzioni entro fine anno, ora ne prezzano a malapena due.
La reazione degli asset classici non si è fatta attendere: i rendimenti dei Treasury sono balzati verso l'alto, con il due anni che ha toccato il 3,53%, e il dollaro si è rafforzato su tutte le piazze valutarie. La narrativa di un "pivot" imminente della Fed si scontra ora con la realtà dei dati e con le possibili evoluzioni politiche, incluso l'arrivo di Kevin Warsh alla guida della Banca centrale. Per ora, il messaggio è chiaro: con un tasso di disoccupazione al 4,3% e salari in crescita, la Fed può permettersi il lusso della pazienza.