Trump riscrive le regole del commercio mondiale | Investire.biz

Trump riscrive le regole del commercio mondiale

03 apr 2025 - 09:58

03 apr 2025 - 17:07

La nuova politica tariffaria USA fa il suo sbarco sui mercati: giorno della liberazione o quello che segna l’inizio della guerra commerciale?

Dal giardino delle rose Donald Trump ieri sera ha annunciato una nuova politica tariffaria che segna un punto di svolta nel commercio internazionale. In quello che è stato definito il "giorno della liberazione economica" per gli Stati Uniti, il presidente USA ha annunciato l'entrata in vigore di dazi universali del 10% su tutte le importazioni e tariffe mirate per i partner commerciali considerati più sleali. “Spesso i peggiori sono gli amici”, ha detto The Donald. 

Questa mossa protezionistica rappresenta la più significativa riforma commerciale dalla Grande Depressione e sembrerebbe destinata a ridefinire i rapporti economici globali. “Il 2 aprile 2025 verrà ricordato come il giorno in cui abbiamo ricominciato a rendere di nuovo l’America benestante”. 

Nella lista dei peggiori ci sono circa 60 Paesi: tra questi, in prima fila, troviamo la Cina e l’Unione Europea. Questi sono accusati non solo di tassare il “made in USA” ma anche di aver eretto “barriere non monetarie” come le imposte sul valore aggiunto, le “manipolazioni valutarie” e le barriere “tecniche”, come quelle legate alla salute o all’inquinamento. 

 

 

Le nuove tariffe spiegate dall’AI Agent

L’AI Agent della piattaforma Forecaster ci permette di ottenere un sunto del nuovo corso:

  • Dazio base: viene imposto un dazio generalizzato del 10% su tutte le importazioni negli Stati Uniti, allo scopo di proteggere le industrie statunitensi e ridurre il deficit commerciale.
  • Tariffe reciproche: queste sono progettate per eguagliare le tariffe che altri Paesi impongono sui beni statunitensi. Questa mossa prende di mira i Paesi con tariffe più elevate sulle esportazioni statunitensi, imponendo tariffe equivalenti sulle loro importazioni negli Stati Uniti, applicando così le cosiddette "pratiche commerciali eque".
  • Tariffe specifiche: tariffa del 25% specificatamente su tutte le automobili prodotte all'estero, destinata a colpire in modo significativo i principali Paesi esportatori di automobili. 

 

Come sono state calcolate le tariffe di Trump?

L'Unione Europea subirà dazi del 20% che, secondo la ricostruzione, sarebbero la metà del 39% che attualmente il blocco imporrebbe agli USA, mentre la Cina vedrà tariffe del 34%, contro il 67% che sarebbe imposto alle merci USA. Stesso discorso per Taiwan (32% vs 64%). Le nuove tariffe saranno effettive tra il 5 e il 9 aprile.  

“Poiché siamo gentili - Trump aveva promesso di esserlo - non si tratterà di tariffe pienamente reciproche. E se volete che le tariffe siano pari a zero, allora producete i beni qui in America”. Colpiti anche Giappone (24%), India (26%), Corea del Sud (25%), Svizzera (31%) e Regno Unito (10%).  Nel caso di Cambogia e Vietnam che, secondo gli americani, applicano tariffe del 97% e del 90%, le tariffe si attesteranno rispettivamente al 49% e 46%. 

Come è stata calcolata la percentuale per le tariffe? Il dato emerge dal rapporto tra il deficit commerciale USA con un Paese ed il totale dei beni importati da quella nazione. Questo dato, espresso in termini percentuali, è stato diviso per due (con un valore minimo del 10%), a dimostrazione della gentilezza presidenziale. 

In risposta all’indiscrezione di un giornalista economico americano, James Surowiecki, il vice-portavoce della Casa Bianca, Kush Desai, ha pubblicato la pagina di lavoro con cui il Dipartimento del Commercio Usa ha stabilito l’approccio di calcolo. Anche se apparentemente la formula appare complicata, conferma che per calcolare le importantissime percentuali ci si è affidati alla divisione del deficit commerciale Usa con il Paese X per il totale del valore delle merci importate.

 


Secondo una nota ufficiale della Casa Bianca, i dazi reciproci non riguardano determinate categorie di prodotti, come il rame, i farmaci, i semiconduttori, il legname, l'oro, le risorse energetiche e "alcuni minerali che non si trovano sul territorio statunitense".

 

 

 

Le ragioni del nuovo corso

Queste misure sono ritenute una risposta alle pratiche commerciali "inique" degli altri Paesi e alla necessità di proteggere l'industria manifatturiera americana. Secondo non meglio precisati calcoli del presidente USA, le nuove misure riporteranno milioni di posti di lavoro negli USA e genereranno entrate federali per 600 miliardi di dollari annuali. 

Si tratta di una sfida senza precedenti al sistema commerciale globale che apre scenari di profonda incertezza economica. Mentre la Casa Bianca si prepara a una massiccia campagna di comunicazione per giustificare i temporanei disagi economici con benefici a lungo termine, cresce il dibattito sulla sostenibilità di questa politica. 

L'aumento dei prezzi potrebbe danneggiare proprio quella classe media che Trump intende proteggere, mentre la frammentazione del commercio globale rischia di creare gravi inefficienze economiche. 

"I dazi universali aumenteranno i prezzi negli Stati Uniti, portando a un aumento di preoccupazione sull’andamento dell’inflazione", ha commentato Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia. "Lo scenario principale stimato dai mercati di due tagli dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve nel 2025 dovrà essere rivisto" ed "almeno fino alla riunione di luglio non ci aspettiamo che la FED possa decidere di ridurre il costo del denaro".

"Le manovre di Trump incrementano le possibilità di registrare una recessione tecnica nei prossimi trimestri, soprattutto se la Federal Reserve sarà obbligata a non ammorbidire le proprie strategie monetarie. Ora lo scenario principale è quello di una stagnazione dell’economia americana con lo spettro di una recessione molto vicino".

Le reazioni

Terminato lo show del tycoon, le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. La presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen ha condannato duramente le misure, definendole "un duro colpo per l'economia mondiale". Fonti della Commissione UE hanno dichiarato che risponderanno "al momento opportuno" alle nuove tariffe. 

 

 

L'Italia, attraverso la premier Giorgia Meloni, ha espresso preoccupazione per il settore agroalimentare: Coldiretti stima un aumento dei costi di 1,6 miliardi di euro solo per i prodotti italiani esportati negli USA. 

"L’introduzione da parte degli USA di dazi verso l’Unione Europea è una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti. Faremo tutto quello che possiamo per lavorare a un accordo con gli Stati Uniti, con l'obiettivo di scongiurare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l’Occidente a favore di altri attori globali", ha detto la premier.

 

 

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