Un’indiscrezione rilanciata dal sito investigativo Whale Hunting sostiene che il Venezuela potrebbe aver accumulato una riserva segreta di 60 miliardi di dollari in Bitcoin, con Alex Saab come presunto “custode” delle chiavi. Nel frattempo, le vicende giudiziarie di Saab e della moglie italiana Camilla Fabri tornano sotto i riflettori, tra estradizione, scambi di prigionieri e una recente condanna patteggiata a Roma.
Nicolás Maduro: un tesoro da 60 miliardi in Bitcoin
La storia nasce da un report di Whale Hunting: secondo fonti citate dagli autori, una parte della ricchezza sottratta dal circuito del potere venezuelano sarebbe stata convertita in criptovalute e, in particolare, in Bitcoin.
Anche se per ora, le principali società di analisi blockchain (come Chainalysis o Elliptic) hanno fatto sapere di non aver ancora trovato prove certe di wallet governativi venezuelani di tale portata, la cattura del presidente diventa il detonatore di una domanda da intelligence finanziaria: dove sono finiti gli asset e chi possiede le chiavi private?
Chi è Alex Saab (e chi è Camilla Fabri)
Nato il 21 dicembre 1971 a Barranquilla, in Colombia, Alex Saab è un imprenditore del settore tessile diventato figura centrale nei rapporti economici internazionali del chavismo e, secondo molte ricostruzioni, un nodo operativo nelle reti di approvvigionamento e finanza parallela del governo venezuelano.
Più che un politico è stato definito un ingegnere finanziario: negli anni avrebbe costruito un impero di società (principalmente a Hong Kong, Panama, Emirati Arabi Uniti e Turchia) che hanno permesso al Venezuela di:
- vendere petrolio nonostante l'embargo;
- importare cibo (il programma CLAP) scambiandolo direttamente con oro estratto dalle miniere venezuelane;
- spostare capitali attraverso il Libano e altri nodi finanziari mediorientali, sfruttando le sue radici familiari (è figlio di migranti di origine libanese e palestinese) e i suoi contatti nella regione.
È stato arrestato a Capo Verde nel 2020 su richiesta degli Stati Uniti ed estradato, con accuse federali legate al riciclaggio e a una rete che avrebbe drenato fondi collegati anche a programmi di aiuti alimentari, trasferendo circa 350 milioni di dollari fuori dal Venezuela verso conti controllati dagli imputati.
Nel dicembre 2023, Saab è stato liberato nell’ambito di uno scambio di prigionieri tra Washington e Caracas, in un negoziato in cui le autorità qatariote hanno avuto un ruolo di mediazione.
Da ottobre 2024 Saab ricopre la carica di Ministro dell'Industria e della produzione nazionale.
Il “capitolo Italia” aumenta la sensibilità reputazionale del caso Alex Saab per il pubblico europeo: la moglie, Camilla Fabri, cittadina italiana, è da anni associata dalle cronache giudiziarie a ipotesi di riciclaggio e a operazioni immobiliari di alto profilo a Roma.
A inizio 2026, il Tribunale di Roma ha riportato una condanna con patteggiamento per Saab (un anno e due mesi) e per Fabri (un anno e sette mesi), in un filone che riguarda riciclaggio e intestazione fittizia di beni, con riferimenti anche all’immobile di lusso in via Condotti e a flussi finanziari schermati.
Caccia alle chiavi dei cold wallet
Dopo il fallimento del Petro, la criptovaluta di stato lanciata da Maduro, il governo del Paese sudamericano ha ammesso apertamente l'uso di criptovalute per il commercio estero e l'acquisto di beni di prima necessità per scavalcare le sanzioni.
Realizzato tramite l'utilizzo dei proventi derivanti dalla vendita di oro e petrolio, il tesoro in Bitcoin di Maduro potrebbe rappresentare una delle riserve più grandi del mondo.
Il fulcro della vicenda è rappresentato dalle chiavi dei "cold wallet" (i portafogli di criptovalute completamente offline) che, secondo i ben informati, sarebbero detenuti da una ristretta cerchia di uomini fidati, coordinati proprio da Saab.