I prossimi meeting della BCE e Bank of England si preannunciano privi di decisioni operative sui tassi, ma tutt’altro che banali sul piano del messaggio e delle prospettive. In entrambi i casi, infatti, il focus dei mercati si sta spostando rapidamente dal livello dei tassi alla traiettoria futura, condizionata da cambio, inflazione e ciclo economico. Vediamo cosa aspettarsi.
BCE: il calendario completo delle riunioni per il 2026
Calendario riunioni BoE 2026: i meeting della Bank of England
BCE: tassi fermi, ma l’euro diventa il vero tema
Per la BCE, il punto di partenza resta quello che Christine Lagarde ha definito un “good place”: crescita dell’Eurozona prossima al potenziale e inflazione in progressivo assestamento attorno al target del 2%. I dati macro pubblicati dall’ultimo meeting di dicembre non hanno alterato in modo significativo questo quadro, rafforzando l’idea di una politica monetaria stabile nel breve termine.
Tuttavia, il recente indebolimento del dollaro e il conseguente rafforzamento dell’euro stanno introducendo un elemento di crescente disagio all’interno del Consiglio direttivo. Con il cambio EUR/USD tornato in area 1,19-1,20, alcuni esponenti della BCE hanno iniziato a segnalare che ulteriori apprezzamenti potrebbero avere implicazioni rilevanti per l’inflazione. Un euro più forte riduce infatti il costo delle importazioni e comprime le pressioni sui prezzi, rischiando di spingere l’inflazione sotto il target in modo persistente.
Le stime indicano che il rafforzamento recente del cambio potrebbe sottrarre circa 0,1 punti percentuali alle proiezioni di inflazione formulate a dicembre. In uno scenario di ulteriore apprezzamento, le nuove previsioni potrebbero mostrare un’inflazione sotto il 2% per un periodo prolungato, riaccendendo il timore di un “undershoot” e, con esso, il dibattito su un possibile taglio dei tassi già a marzo. Per il meeting imminente, però, la BCE dovrebbe limitarsi a monitorare il cambio senza fornire segnali espliciti di intervento.
BoE: pausa tecnica e bias espansivo sempre più evidente
Anche la Bank of England è attesa lasciare invariato il tasso di riferimento al 3,75% nel meeting di febbraio, dopo il taglio da 25 punti base effettuato a dicembre. La decisione appare scontata, ma il vero interesse sarà concentrato sul voto del Monetary Policy Committee e sulle nuove previsioni macroeconomiche.
Il consenso è orientato verso un nuovo voto spaccato, probabilmente ancora 5-4, a conferma di un Comitato profondamente diviso tra falchi e colombe. Da un lato, una parte dei membri continua a temere la persistenza dell’inflazione; dall’altro, cresce l’attenzione per il progressivo indebolimento del mercato del lavoro e per una crescita economica che resta fragile.
Le nuove proiezioni dovrebbero rafforzare la posizione dei membri più accomodanti. L’inflazione è attesa tornare al 2% già nel corso del 2026 e rimanere su quel livello per l’intero orizzonte previsivo, anche grazie al rallentamento dei salari e all’impatto delle misure fiscali annunciate nel bilancio autunnale. Al contrario, le stime su PIL e occupazione sono destinate a essere riviste al ribasso, con un tasso di disoccupazione probabilmente più alto di quanto previsto in precedenza.
In questo contesto, la BoE dovrebbe ribadire un chiaro “easing bias”, preparando il terreno per un nuovo taglio dei tassi già a marzo, qualora i dati confermassero il processo disinflazionistico.