Il prossimo meeting della Federal Reserve, in agenda il 27-28 gennaio, il primo del 2026, si avvicina con aspettative sempre più orientate verso una pausa sui tassi di interesse (Riunioni Fed: calendario delle date dei meeting del FOMC 2026).
I più recenti dati sull’inflazione e sull’andamento dell’economia USA rafforzano infatti l’ipotesi di un mantenimento dei Fed funds nell’attuale range compreso tra il 3,5% e il 3,75%, dopo i tre tagli consecutivi effettuati nell’autunno 2025. Il focus dei trader e degli investitori sarà quindi rivolto alle parole del presidente Jerome Powell durante la consueta conferenza stampa. Vediamo cosa aspettarsi.
USA: dopo i dati sul PCE si attende una Fed in modalità di attesa
A sostenere questa visione è la pubblicazione, avvenuta giovedì, dell’indice dei prezzi PCE (Personal Consumption Expenditures), la misura dell’inflazione preferita dalla Banca centrale USA. Il dato, riferito a ottobre e novembre e diffuso in forma aggregata a causa del recente shutdown governativo, ha mostrato un aumento dell’inflazione core del 2,8% su base annua e dello 0,2% su base mensile, in linea con le attese degli analisti.
Secondo diversi osservatori, tuttavia, si tratta di una lettura “datata”. Il Bureau of Economic Analysis ha infatti dovuto stimare alcune componenti utilizzando una media dei dati di settembre e novembre, in assenza di informazioni complete dal Consumer Price Index. Proprio per questo, l’indicazione fornita dal PCE non viene considerata sufficiente a modificare l’orientamento di politica monetaria nel breve periodo.
Joseph Brusuelas, capo economista di RSM, ritiene che i dati più recenti su CPI e PPI di dicembre suggeriscano un possibile rialzo dell’inflazione core PCE al 3% per il mese di dicembre, dato che sarà pubblicato solo il 20 febbraio. Alla luce di queste dinamiche, Brusuelas esclude tagli dei tassi nel primo trimestre del 2026.
Quadro economico USA ancora solido, tra PIL e spesa dei consumatori
Il quadro macroeconomico complessivo continua inoltre a mostrare segnali di solidità. La spesa dei consumatori è rimasta sostenuta nell’autunno e la crescita del PIL del terzo trimestre è stata rivista al rialzo al 4,4%, grazie a esportazioni e investimenti aziendali più forti del previsto. Anche il mercato del lavoro appare in fase di raffreddamento graduale, ma senza segnali di deterioramento marcato.
Questo contesto rafforza l’idea che l’economia USA non necessiti, al momento, di ulteriore stimolo monetario. Come sottolineato da diversi economisti, la politica della Fed rimane restrittiva, ma non in modo eccessivo, e ulteriori riduzioni dei tassi richiederebbero prove più convincenti di un rallentamento dell’inflazione o di un indebolimento del mercato del lavoro.
Anche i mercati finanziari riflettono questa impostazione: secondo il CME FedWatch Tool, c’è un consenso quasi totale su una pausa a gennaio, con le prime attese di un nuovo taglio dei tassi di interesse in occasione del meeting di giugno.