Lagarde lascia la BCE: Schnabel e Nagel in pole | Investire.biz

Lagarde lascia la BCE: Schnabel e Nagel in pole

18 feb 2026 - 10:00

Secondo il Financial Times, Christine Lagarde starebbe preparando il congedo dalla BCE prima della scadenza del mandato. Vediamo le ragioni di questa mossa

Secondo quanto riportato in esclusiva dal Financial Times in un pezzo elaborato da Olaf Storbeck, Mercedes Ruehl e Sarah White, Christine Lagarde starebbe pianificando di abbandonare la presidenza della Banca Centrale Europea prima della naturale scadenza del suo mandato di otto anni, fissata per l'ottobre del 2027.

La notizia, che ha immediatamente scosso gli ambienti finanziari europei, giunge in un momento di straordinaria delicatezza per il Vecchio Continente, alle prese con una congiuntura economica incerta e con un panorama politico in rapida trasformazione.

 

 

Lagarde lascia la BCE: le ragioni

Stando a una fonte vicina al pensiero della presidente, citata dal quotidiano britannico, Lagarde avrebbe maturato l'intenzione di lasciare il proprio incarico prima delle elezioni presidenziali francesi previste per l'aprile del prossimo anno.

La motivazione sarebbe da ricondurre alla volontà di consentire al presidente francese Emmanuel Macron - impossibilitato a candidarsi per un terzo mandato - e al cancelliere tedesco Friedrich Merz di concordare il nome del suo successore alla guida di una delle istituzioni più influenti dell'intera Unione Europea

La risposta ufficiale della BCE non si è fatta attendere. "La presidente Lagarde è totalmente concentrata sulla sua missione e non ha preso alcuna decisione riguardo alla conclusione del mandato", ha fatto sapere un portavoce dell'istituto di Francoforte. Una smentita di rito, che tuttavia non ha spento le voci né placato la speculazione.

Del resto, le indiscrezioni su un possibile addio anticipato circolano da mesi: lo stesso Financial Times aveva già riferito di un potenziale approdo di Lagarde alla guida del World Economic Forum, ipotesi poi accantonata nel giugno scorso quando la stessa presidente, con la consueta ironia, aveva fatto sapere di non essere "ancora pronta a sparire dalla scena".

 

 

Qualcosa sembra cambiato

In un'intervista rilasciata lo scorso mese a Bloomberg TV, Lagarde ha rivelato di aver accettato la presidenza BCE convinta di dover ricoprire l'incarico per cinque anni, non per otto. "Dissi a Macron: sarò a Francoforte per cinque anni. E lui rispose: No, per otto", ha ricordato la presidente, in dichiarazioni interpretate da molti osservatori come una preparazione psicologica a un'uscita anticipata.

La sua nomina, del resto, è stata frutto di un accordo politico siglato nel 2019 tra Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel: Lagarde alla BCE, Ursula von der Leyen alla Commissione europea. Un equilibrio istituzionale costruito a tavolino, che ora potrebbe essere ridisegnato.

L'uscita anticipata di Lagarde si inserisce in un contesto più ampio di rinnovamento ai vertici delle Banche centrali del continente. Pochi giorni fa, il governatore della Banque de France, François Villeroy de Galhau, ha rassegnato le dimissioni con un anno di anticipo rispetto alla scadenza, suscitando le proteste del Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella. Un precedente che non è passato inosservato.

 

 

Il nodo politico: le presidenziali francesi e lo spettro dell'euroscetticismo

Le elezioni presidenziali francesi dell'aprile 2027 rappresentano un crocevia cruciale non soltanto per la seconda economia dell'Eurozona, ma per l'intera architettura dell'Unione europea. Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, è stabilmente in testa ai sondaggi e occupa una posizione di netto vantaggio in vista del ballottaggio finale.

Sebbene la sua condanna per peculato di fondi europei - attualmente in fase di appello - potrebbe escluderla dalla corsa presidenziale, la stessa Le Pen ha già indicato nel suo delfino Jordan Bardella il potenziale candidato di riserva. Tanto Le Pen quanto Bardella sono apertamente euroscettici, e la loro eventuale ascesa al potere complicherebbe in misura significativa i rapporti tra Parigi e le istituzioni europee, BCE inclusa.

È in questo contesto che va letta la mossa di Lagarde. Secondo fonti vicine all'Eliseo citate dal Financial Times, Macron avrebbe lavorato per mesi affinché la Francia possa esercitare un peso determinante nella scelta del prossimo presidente della BCE. Lasciare che tale decisione ricada su un eventuale governo Le Pen o Bardella sarebbe, per le cancellerie di Berlino e Parigi, uno scenario da scongiurare con ogni mezzo. L'anticipo nell'avvio della trattativa diventa, dunque, una mossa difensiva per blindare le istituzioni europee prima che i venti populisti possano soffiare più forte.

I governi europei, stando a quanto riportato da Bloomberg, starebbero già valutando di accelerare l'intero processo di selezione proprio per evitare di trovarsi costretti a negoziare con un esecutivo francese ostile all'Europa.

Il mandato di Lagarde alla BCE è stato segnato da una sequenza straordinaria di crisi: la pandemia da Covid-19, l'invasione russa dell'Ucraina, il conseguente choc energetico e le tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Sotto la sua guida, l'inflazione dell'Eurozona ha toccato quasi l'11% alla fine del 2022, trascinata dai prezzi dell'energia e dalle strozzature nelle catene di approvvigionamento globali. La risposta della BCE fu storica: i tassi di interesse vennero portati dal -0,5% al 4% in poco più di un anno. Dal 2024, con il rientro dell'inflazione verso il target del 2%, la Banca centrale ha progressivamente allentato la pressione, riportando il costo del denaro al 2%.

 

 

Il toto-nomi: chi siederà sulla poltrona più calda d'Europa?

Con l'uscita di scena di Lagarde sempre più probabile, il dibattito sul suo successore è già entrato nel vivo. Secondo un sondaggio condotto dal Financial Times lo scorso dicembre tra economisti europei, i candidati più accreditati sono l'ex governatore della Banca di Spagna Pablo Hernández de Cos e il presidente della Banca centrale olandese Klaas Knot. Ma sono soprattutto i nomi tedeschi a catalizzare l'attenzione dei mercati e degli addetti ai lavori.

Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della BCE e nota per le sue posizioni storicamente restrittive in materia di politica monetaria, ha dichiarato apertamente il proprio interesse per il vertice dell'istituto. Anche Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, sarebbe in lizza: secondo persone a conoscenza del suo pensiero citate dal Financial Times, il banchiere tedesco guarderebbe con interesse alla presidenza BCE.

La logica della successione avvalorerebbe questa pista: dopo l'italiano Mario Draghi e la francese Lagarde, toccherebbe a un tedesco guidare l'istituto di Francoforte

Nel frattempo, Lagarde stessa lascia aperta ogni possibilità sulla sua futura destinazione. "Verificherò dove si trovano i miei nipoti, e poi deciderò", avrebbe risposto, con la consueta eleganza disincantata, a chi le chiedeva dei prossimi passi. 

 

 

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