T-Note USA: crescono rendimenti, quali conseguenze per le azioni | Investire.biz

T-Note USA: crescono rendimenti, quali conseguenze per le azioni

Il rialzo dei rendimenti dei Treasury Bond USA ha raggiunto il picco di agosto negli ultimi giorni. Vediamo insieme perché e i possibili effetti per il mercato azionario

I rendimenti dei titoli di Stato americani a 10 anni hanno ripreso a salire negli ultimi tempi, dopo oltre 5 mesi di discesa. Nel mese di marzo di quest'anno avevano raggiunto il picco di 1,74%, ma da quel momento avevano iniziato una lunga fase di riduzione fino ad arrivare all'1,12% dei primi giorni di agosto.

In questo momento i T-note USA decennali rendono l'1,32% e, secondo alcuni analisti, presto potrebbero giungere all'1,50%. Il livello che si sta monitorando è quota 1,38%, la rottura del quale spingerebbe in alto i rendimenti fino a un obiettivo finale che potrebbe anche coincidere con il massimo di quest'anno.

 

Rendimenti T-Note in aumento: ecco perché

Cosa abbia determinato questa nuova situazione è presto detto: la Fed nei prossimi incontri ufficiali potrebbe annunciare il tapering. La riduzione degli acquisti di obbligazioni pubbliche mette in allerta gli investitori, che ovviamente stanno iniziando a scaricare titoli di Stato USA dal portafoglio.

L'inflazione non ha fatto più paura, eccezion fatta per la finestra temporale che ha avuto come epilogo la fine di marzo. La Banca Centrale americana ha infatti ripetuto a più riprese come la crescita dei prezzi fosse determinata da fattori temporanei, legati alla catena di approvvigionamento delle materie prime. Una volta venuto meno lo squilibrio tra la domanda e l'offerta nel mercato delle materie prime, l'inflazione avrebbe smesso di crescere.

Questo ha rappresentato una sorta di rassicurazione per il mercato. Gli operatori non temevano una stretta monetaria della Fed che potesse essere preparatoria per il rialzo anzitempo del costo del denaro. Recentemente però Jerome Powell ha ammorbidito la linea tenuta finora, alla luce di un'inflazione che si è rivelata più arcigna del previsto.

Le condizioni di mercato riguardo i semiconduttori stanno giocando un ruolo determinante e contribuiranno a tenere alti i prezzi ancora a lungo. A questo punto, il passaggio alla riduzione del piano di acquisti da 120 miliardi di dollari al mese in obbligazioni da parte dell'istituto centrale è breve. Di conseguenza, tutto si riflette sui rendimenti del Tesoro e bisognerà valutare ancora per quanto tempo e fino a quale livello. È possibile che il mercato impieghi tutto il tempo che lo separa dall'annuncio ufficiale per metabolizzare la cosa, fino a quando cioè troverà una forma di equilibrio e di stabilizzazione.

 

Rendimenti T-Note: quali conseguenze per le azioni

Se i rendimenti dei Treasury Bond sono destinati a salire, che effetti ci saranno sui mercati azionari? I principali indiziati in questo caso sono i titoli bancari e quelli tecnologici. Le azioni delle banche presumibilmente ne beneficeranno, perché gli istituti di credito potranno prendere a prestito a tassi molto bassi dalla Banca Centrale o attraverso i depositi dei correntisti e prestare denaro a tassi più alti, aumentando in questo modo il margine di intermediazione.

Infatti, se si fa il raffronto tra le performance dell'S&P Bank Exchange Traded Fund e l'S&P 500 dai primi di agosto, si nota come il primo indice sia cresciuto di 4 volte il secondo. La forbice potrebbe allargarsi qualora i rendimenti dei T-Note USA dovessero continuare a crescere.

Gli investitori in azioni tecnologiche non faranno salti di gioia se si venisse a configurare uno scenario di questa portata. La ragione sta nel fatto che tassi alti e società che investono nella tecnologia e nell'innovazione non vanno molto d'accordo.

Le aziende tech infatti necessitano di un costo di finanziamento basso per il denaro ottenuto in prestito e utilizzato per i propri investimenti di lungo periodo. Oltretutto, tassi alti significano che i flussi reddituali futuri scaturiti dall'impiego del capitale avrebbero un valore attuale inferiore.

 

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