Carenza chip: per il fornitore giapponese Rohm durerà fino a 2022 | Investire.biz
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Carenza chip: per il fornitore giapponese Rohm durerà fino a 2022

Il produttore nipponico che fornisce Toyota, Ford e Honda avverte che la crisi dei semiconduttori durerà fino alla fine dell'anno prossimo. Ecco le possibili conseguenze

La crisi globale dei chip non finirà presto. Lo afferma Rohm, il fornitore giapponese di semiconduttori di Toyota, Ford e Honda. Secondo il produttore con sede a Kyoto, almeno per tutto il 2022 si assisterà a una carenza che condizionerà notevolmente la produzione di auto e macchinari industriali.

La società ha fatto il possibile per aumentare la capacità produttiva a partire da settembre 2020 e per quest'anno l'investimento complessivo dovrebbe aggirarsi intorno ai 636 milioni di dollari. Tuttavia, ancora i risultati non sono visibili anche perché bisogna fare i conti con i tempi di consegna dei macchinari di produzione.

L'Amministratore Delegato dell'azienda, Isao Matsumoto, ha sottolineato che tutti gli impianti funzionano in maniera efficiente e con ritmi di lavoro sostenuti, ma il rapporto tra la domanda e l'offerta è per il momento estremamente squilibrato, a vantaggio della prima.

 

Chip: la variante Delta ostacola la produzione 

Rohm è un'azienda diventata molto importante per le case automobilistiche, ormai orientate all'elettronica nella fabbricazione degli autoveicoli. La fornitura del produttore giapponese comprende dispositivi che vengono utilizzati per l'alimentazione, il condizionamento dell'aria e l'illuminazione. Rohm non è la sola a denunciare le difficoltà nell'approvvigionamento di chip, anche Infineon Technologies ha avvertito gli stessi problemi segnalando che il ritorno alla normalità potrebbe essere molto più lungo del previsto.

A complicare la situazione si è messa la variante Delta del Covid-19, in quanto ha bloccato treni, navi e aerei ritardando la consegna di materiali e componenti. Tutto quanto ha costretto colossi come Toyota e Volkswagen a sospendere la produzione in alcuni impianti recentemente. In particolar modo la casa giapponese ha fatto sapere che ben 14 stabilimenti rimarranno fermi fino a quando la fornitura non sarà sufficiente per riattivarli.

La situazione per paradosso potrebbe portare alla fine a un improvviso calo della domanda, secondo alcuni analisti. Questo perché le linee di produzione saranno potenziate anche oltre la capacità e la fame di chip in questo momento rischia di procurare delle scorte in eccesso che dovranno nel tempo essere smaltite. Giocoforza ad un certo punto si potrà creare uno stato in cui la richiesta scende drasticamente e i fornitori dovranno accumulare in magazzino.

 

Carenza chip: come Rohm ne trae vantaggio

Il perdurare della scarsità di chip in questo momento avvantaggia sicuramente aziende come Rohm, che presumibilmente vedrà crescere il suo margine di profitto operativo per via di una maggiore espansione all'estero.

L'azienda ha sospeso un programma pluriennale che aveva stilato tempo fa per esternalizzare il processo produttivo, alla luce di una carenza a livello globale. Matsumoto però ha precisato che le fonderie estere non hanno ancora una grande capacità e quindi tutto il prossimo anno sarà condizionato da insufficienza produttiva.

Una grossa mano potrebbe arrivare dal Governo giapponese, a giudizio del CEO della società. Quest'anno in effetti ci sono già stati dei sussidi governativi per potenziare la produzione in Giappone e Malesia, ma altri vantaggi dovrebbero arrivare in termini di incentivi fiscali e riduzione del costo delle energie rinnovabili.

Quest'ultimo è ancora particolarmente elevato nel Sol Levante, di conseguenza per il momento trasferire le linee di produzione all'esterno diventa un processo inevitabile. Rohm è quotata nella Borsa di Tokyo e ha chiuso l'ultima seduta della settimana con un rialzo dell'1,29%, portando a 43,3% la performance realizzata dalle azioni negli ultimi 12 mesi.

 

 

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