Petrolio: per JP Morgan Brent a 120 dollari in questo trimestre | Investire.biz

Petrolio: per JP Morgan Brent a 120 dollari in questo trimestre

La banca d'affari americana fissa l'obiettivo di 120 dollari per il petrolio in questo secondo trimestre 2022. E cita gli Stati Uniti come protagonisti per il futuro

Le quotazioni del petrolio si mantengono stabili sopra quota 110 dollari al barile, sostenute dal timore che l'Europa alla fine decida per un embargo nei confronti del petrolio russo. Ormai sembra che le intenzioni siano proprio quelle di vietare che il greggio di Mosca giunga alle raffinerie europee dal momento che, a differenza del gas, l'UE potrebbe anche riuscire a mettere una pezza al vuoto creato dalla mancanza di forniture russe.
 
L'unico vero ostacolo è rimasto l'Ungheria, che si sta opponendo con tutte le forze affinché ciò non avvenga. Al riguardo, Bruxelles sta studiando un modo per non scontentare Budapest, anche se la strada sembra in salita. Secondo le Autorità ungheresi, occorrono dai 3 ai 4 anni per potersi sganciare da Putin e riadattarsi con nuovi investimenti. Ad ogni modo, una specie di embargo vi è comunque nel mercato europeo, dal momento che molti acquirenti evitano di trattare con la Russia per la fornitura del petrolio. Questo destinerà le esportazioni russe verso l'Europa a scendere notevolmente quest'anno, con riflessi sulle quotazioni del greggio che potrebbero essere importanti.
 

JP Morgan: Brent a 120 dollari

Sicuramente rialzista sul prezzo dell'oro nero risulta essere JP Morgan. La banca d'affari americana prevede che il Brent si stabilisca in media a 114 dollari nel trimestre in corso, con punte verso 120 dollari. Mentre per tutto il 2022 la media viaggerà intorno ai 104 dollari. A giudizio degli analisti dell'istituto finanziario statunitense, la Russia riuscirà a spostare la fornitura oltre l'Europa, di conseguenza l'impatto sulla produzione sarà al massimo di 1,5 milioni di barili al giorno.
 
Inoltre, JP Morgan ritiene che in questo momento l'obiettivo principale degli Stati Uniti sia quello di fare in modo che la Russia sia ridimensionata a livello mondiale come fornitore di energia. Per fare questo, però, occorre che la produzione americana di petrolio cresca. La banca stima che a partire dal 2024 l'output statunitense cresca di 2 milioni di barili al giorno per 3 anni, fino a raggiungere una quota di 20 milioni. Questo significherebbe da un lato ribadire l'indipendenza energetica degli USA e dall'altro sganciare completamente l'Europa dalla dipendenza da Mosca.
 

Petrolio: cosa attendersi dall'OPEC+

Intanto salgono le attese per la riunione dell' OPEC+ che si terrà il 2 giugno e che dovrebbe decidere sugli obiettivi di produzione a partire da luglio. Secondo alcune fonti del Cartello non ci saranno da aspettarsi grandi sorprese, quindi bisogna attenersi ai 432 mila barili al giorno in più previsti dal mercato. L'Occidente ha fatto pressione affinché venisse incrementato l'output in modo da abbassare i prezzi del greggio, ma ancora sono molto forti le resistenze interne all'organizzazione dei Paesi produttori ed esportatori della materia prima. Ancora più che la domanda della Cina in questo momento è frenata dai blocchi che il Paese ha imposto per frenare l'avanzata del Covid-19.
 
 
 

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