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Euro-Dollaro: storico quotazioni 2021

Il 2020 è stato un anno molto volatile per EUR/USD, le cui quotazioni si sono riportate a livelli che non si vedevano dal 2018. Cosa aspettarsi nel 2021?

Il 2020 è stato un anno molto volatile per le quotazioni di EUR/USD che, dopo il costante trend ribassista mantenutosi negli ultimi due anni, ha ripreso forza fino a portarsi a valori che non si vedevano dal 2018.

La prima parte dell’anno è stata decisamente erratica per il cambio principale, che non ha riservato a trader e investitori una direzione specifica. I prezzi da 1,1213 di inizio anno si sono portati dapprima verso 1,0780 e dopo un vigoroso rialzo segnato tra il mese di febbraio e marzo hanno registrato il minimo del 2020 a 1,0636 dollari.

Fino a fine maggio i prezzi non hanno mostrato una trend in un senso o nell’altro, ma hanno proseguito lateralmente in un range compreso tra 1,1020 e 1,0720 dollari. Proprio con il breakout dell’area resistenziale a 1,1020 vi è stato finalmente l’inizio di un uptrend che ha portato le quotazioni del cambio principale prima al test del livello psicologico posto a 1,2000 e successivamente, dopo una fase di accumulazione sviluppatasi tra settembre e novembre, al test di area 1,2200.

Analisti e investitori si stanno chiedendo quale sarà il futuro del cambio più importante del mondo Forex, ma soprattutto quali potrebbero essere le conseguenze per le maggiori economie mondiali. Prima di analizzare ciò, diamo uno sguardo ai principali dati di EUR/USD archiviati in questo 2020 ed alle ragioni che hanno permesso alle quotazioni di riportarsi a livelli che non si vedevano dal 2018.

 

EUR/USD: dati O,H,L,C mensili del 2020

La tabella di seguito mostra i dati dei prezzi mensili di EUR/USD registrati nel 2020. Oltre ai classici dati di apertura, massimo, minimo, chiusura, vengono anche evidenziati il prezzo medio (media dei dati O, H, L, C), il range (differenza tra High e Low) e le variazioni percentuali sia "intra-month" (variazione percentuale tra apertura e chiusura del mese) sia “month to month” (variazione percentuale tra chiusure).

Mese Apertura Massimo Minimo Chiusura Prezzo medio Range Variazione %
(Open to Close)
Variazione %
(Close to Close)
Gennaio 1,1213 1,1225 1,0992 1,1092 1,1131 0,0233 -1,08 -1,08
Febbraio 1,1081 1,1095 1,0778 1,1027 1,0995 0,0317 -0,49 -0,59
Marzo 1,1047 1,1495 1,0636 1,1026 1,1051 0,0859 -0,19 -0,01
Aprile 1,1026 1,1036 1,0727 1,0945 1,0934 0,0309 -0,73 -0,73
Maggio 1,0945 1,1145 1,0766 1,1104 1,0990 0,0379 1,45 1,45
Giugno 1,1118 1,1422 1,1100 1,1234 1,1219 0,0322 1,04 1,17
Luglio 1,1234 1,1909 1,1185 1,1779 1,1527 0,0724 4,85 4,85
Agosto 1,1771 1,1966 1,1696 1,1937 1,1843 0,0270 1,41 1,34
Settembre 1,1937 1,2011 1,1612 1,1724 1,1821 0,0399 -1,78 -1,78
Ottobre 1,1723 1,1881 1,164 1,1644 1,1722 0,0241 -0,67 -0,68
Novembre 1,1653 1,2003 1,1603 1,1938 1,1799 0,0400 2,45 2,52
Dicembre 1,1938 1,2310 1,1935 1,2214 1,2099 0,0375 2,31 2,31

Quotazioni e rendimenti mensili di EUR/USD nel 2020 (Fonte: Ufficio Studi investire.biz)

 

EUR/USD: i motivi del rialzo

Il rialzo sperimentato dall’EUR/USD quest’anno è principalmente dovuto alla debolezza del dollaro USA. Il Dollar Index (ICE), l’indice che rappresenta il valore del dollaro statunitense in relazione a un paniere di valute straniere, è arrivato a toccare un massimo di 103 dollari (livello che non si vedeva da circa 3 anni) prima di cedere oltre il 12%, dopo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha ufficializzato la pandemia globale di Covid-19.

La debolezza del biglietto verde è dovuta principalmente alla risposta della FED a fronte della crisi sanitaria: tra marzo e giugno, la Banca centrale ha iniettato sul mercato americano circa 3000 miliardi di dollari, attraverso acquisti di assets e prestiti diretti alle imprese.

Nel frattempo, il governo ha stanziato altri 3.000 miliardi per sostenere i redditi. In brevissimo tempo, il mercato si è trovato inondato di liquidità come mai prima numeri da capogiro che superano di gran lunga quelli visti durante la Grande Crisi del 2008-’09.

D’altra parte, le altre valute che compongono l’indice del dollaro come l’euro, il franco svizzero e la sterlina hanno raggiunto i massimi pluriennali. Anche le valute dei mercati emergenti hanno registrato un forte rally: il rand sudafricano ha guadagnato oltre il 20% mentre il rand messicano il 22%. Altre valute che si sono apprezzate nei confronti del biglietto verde sono il dollaro di Singapore, il real brasiliano e lo yuan cinese.

Gli analisti ribassisti sul biglietto verde continuano a crescere, prevedendo che il dollaro continuerà a deprezzarsi anche nel 2021. Ci sono diverse ragioni: in primo luogo, l’ascesa di un vaccino per il coronavirus ha placato alcuni rischi nel mercato nonostante la sfida sia ancora ardua con le varianti scoperte nel Regno Unito e in Sud Africa. Questo perché il mondo e le economie probabilmente riusciranno a tornare ad una nuova condizione di normalità nei mesi avvenire.

In secondo luogo, gli esperti che operano nel mercato valutario si aspettano che il neo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, otterrà un sostegno sufficiente per inondare l’economia con ultra-stimoli che svaluteranno significativamente il dollaro.

L’ultimo aspetto è legato al fatto che gli analisti si aspettano che l’amministrazione Biden porterà a migliori relazioni statunitensi in tutto il mondo. Questo sinteticamente vuol dire meno tensioni politiche con gli altri Paesi e si spera nessuna guerra commerciale, tutti scenari che tendono a favorire il biglietto verde.

Ad aggiungersi il taglio dei tassi imposti dalla Fed, che si manterranno bassi fino al 2023, e il calo dei rendimenti dei titoli decennali USA. La debolezza del dollaro favorirebbe anche il costo dei finanziamenti in valuta estera e gli scambi commerciali denominati principalmente in USD. Un altro fattore negativo per la valuta USA sarà l’inflazione debole e le aspettative sull’inflazione che saranno ancora a livelli molto inferiori alle attese.

 

EUR/USD nel 2021: l’allarme della BCE

Nell'ultima parte del 2020 l’euro è volato sopra a 1,21 contro il dollaro USA, livello considerato come informale soglia di “allarme” per la BCE. La debolezza del dollaro USA per il momento ha avuto impatti limitati sull’Eurozona, ma il rischio è che un prolungamento di questa situazione possa avere ripercussioni su imprese e famiglie, le quali potrebbero osservare un aumento dei prezzi di alcuni prodotti, come i carburanti.

La BCE, oltre all’aumento e al prolungamento degli stimoli monetari per contrastare la crisi economica derivante causata dalla pandemia di Covid-19, dovrà anche preoccuparsi della forza della valuta del Vecchio Continente.

Il cambio euro/dollaro sopra 1,20 provoca un warning per la BCE, anche se il tasso di cambio non è di sua competenza e ad oggi siamo su livelli superiori. Al momento c’è davvero molto poco che la BCE possa fare se non quella di mantenere la porta aperta ad un ulteriore aumento degli acquisti di asset nel corso dell’anno prossimo.

La prima conseguenza è diretta alle imprese esportatrici negli USA. Le quali saranno penalizzate dal tasso di cambio. E questo si ripercuoterà sugli ordinativi, quindi sui volumi di produzione ed infine ai lavoratori, i quali potrebbero osservare una riduzione temporanea dei salari.

Questo porterebbe a famiglie che spendono meno e ad una riduzione significativa degli investimenti da parte delle imprese. Il secondo effetto del super-euro si potrebbe avere sul mercato dell’energia. La percentuale di combustibili fossili importati è ancora elevato sebbene l’Europa sia sempre più favorevole all’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.

Il Brent non può sostituire totalmente la domanda di carburanti, dunque serve anche un supporto di quello statunitense (WTI). È evidente quindi che con un euro così tonico ci potrebbe essere un moderato aumento dei prezzi delle materie prime energetiche, ovvero un altro elemento capace di deprimere i consumi e non incidere in senso positivo sull’inflazione, cosa che non fa piacere alla BCE.

Questo perché la deflazione è un rischio che l’Eurozona non può permettersi in un momento così delicato come quello odierno dove si comincia a vedere una timida luce in fondo al tunnel. Il Vecchio Continente è “export-oriented” e non può permettersi di soffocare la ripresa nei prossimi mesi con un cambio forte.

Se da un lato la Germania riuscirebbe a sostenere livelli ben più forti per le sue imprese, i Paesi del sud Europa no. Quelli con più spazio fiscale per stimoli domestici, come la Germania, viaggerebbero – come al solito - ad una velocità più elevata rispetto a quei Paesi che hanno meno margini di manovra, ad esempio come Italia e Spagna.

Oltretutto, la forza della moneta unica potrebbe aumentare durante il processo di digitalizzazione dell’euro, previsto quest'anno. Se è vero che lo scopo di Francoforte è il potenziamento del ruolo internazionale dell’euro, è altrettanto vero che una quotazione del cambio EUR/USD oltre 1,20-1,21 per un periodo prolungato non è un’opzione sostenibile.

 

EUR/USD: dati O,H,L,C mensili del 2021

La tabella di seguito mostra i dati dei prezzi mensili di EUR/USD registrati da gennaio 2021. Oltre ai classici dati di apertura, massimo, minimo, chiusura, vengono anche evidenziati il prezzo medio (media dei dati O, H, L, C), il range (differenza tra High e Low) e le variazioni percentuali sia "intra-month" (variazione percentuale tra apertura e chiusura del mese) sia “month to month” (variazione percentuale tra chiusure).

Mese Apertura Massimo Minimo Chiusura Prezzo medio Range Variazione %
(Open to Close)
Variazione %
(Close to Close)
Gennaio 1,2244 1,2349 1,2054 1,2135 1,2196 0,0295 -0,89 -0,65
Febbraio 1,2133 1,2243 1,1952 1,2073 1,2100 0,0291 -0,49 0,35
Marzo - - - - - - - -
Aprile - - - - - - - -
Maggio - - - - - - - -
Giugno - - - - - - - -
Luglio - - - - - - - -
Agosto - - - - - - - -
Settembre - - - - - - - -
Ottobre - - - - - - - -
Novembre - - - - - - - -
Dicembre - - - - - - - -

 

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